DI Margherita
Musacco
Che emozione vederlo entrare e vedere trasparire dai suoi occhi tutta la gioia
e la fierezza di un cosentino, ritornato nella sua terra a testimoniare la
storia di chi con grossi sacrifici ed encomiabile tenacia ce l’ha fatta.
Entra nel Teatro Cinema Italia dove ad attenderlo c’è la gente
che aveva lasciato tanti anni fa e che oggi è lieta di condividere con
lui questo momento di grande soddisfazione.
Quest’anno il Premio Castello
Svevo ideato dal Lions Club rivolto a personaggi calabresi, o meglio cosentini
doc, che si sono distinti e che hanno raggiunto la loro massima espressione
fuori dalla loro terra natia, è stato assegnato proprio a lui, Cesare
Lanza giornalista, scrittore, editore, autore televisivo, regista e produttore
cinematografico.
Già all’età di 14 anni pubblica i suoi
primi articoli sui giornali genovesi Il Corriere Mercantile e Il nuovo Cittadino.
A 30 anni è direttore
al Secolo XIX di Genova. Nel 2007 fonda una rivista di attualità e cultura, “L’attimo
Fuggente”. Pubblica diversi romanzi, il più noto è “Nenè”,
l’ultimo è “Caldo Argento”.
Autore di Domenica In
dal 1999 al 2004, nel 2005 trasloca a Mediaset diventando capo progetto della
nuova Buona Domenica. Nell’estate 2007 ha scritto, prodotto e girato
il suo primo film da regista, “La Perfezionista”.
Chi più di
lui merita questa premio? Si emoziona quando il Presidente del Lions Club Raffaello
Parisi gli consegna il premio che consiste in una preziosa creazione del maestro
Gerardo Sacco. Ad accompagnare questa premiazione anche il sindaco Salvatore
Perugini, Carmensita Furlano, consigliere comunale e la dottoressa Scarcello
esperta in bioetica.
Ringrazia, onorato di aver ricevuto questa riconoscenza
e lo fa con quei suoi occhi sempre più emozionati mescolando la gioia
ad una velata rabbia propria di chi 50 anni fa ha dovuto abbandonare la sua
città d’origine andando a cercare altrove le possibilità di
poter realizzare il suo sogno di giornalista poichè Cosenza non gli
offriva questa possibilità.
E’ come rivedere quella scena: un
giovane che con una valigia di cartone saluta il suo quartiere, la sua casa,
i suoi amici e va lontano verso quella fortuna che poi incontrerà a
Genova. Mentre parte rivive tutta la sua infanzia, i suoi momenti più belli
e quelli più brutti ma dentro di se spera di ritornare e realizzare
i suoi progetti qui nella sua Cosenza. Così da poter continuare a correre
lungo il Crati per poi raggiungere la villa vecchia ed arrivare fin lassù al
Castello Svevo e da lì ammirare i sette colli che circondano la città proprio
come la capitale.
Il Cinema Italia che l’ha ospitato si trova proprio
nel quartiere dove Cesare è nato e giocava e sognava: via Rivocati 108.
Se infatti gli chiedete che ricordo ha della sua città, la risposta
sarà quell’indirizzo. Ma non dimentica Paterno, paese natio della
madre dove spesso andava a far visita ai nonni. Mentre ricorda sorride ma è evidente
la nostalgia per quei bei tempi passati.
Apprezza il rinnovamento del centro
storico, ribadisce il suo forte legame con questa terra e si arrabbia quando
gli chiedono di realizzare qualche iniziativa qui. Sì, perchè lui,
che si definisce un liberale assoluto, non perde occasione per ricordare all’amministrazione
comunale che insieme a Lucio Presta (altro illustre manager cosentino doc)
aveva proposto di produrre il Festival della Televisione proprio in Calabria.
L’idea però non è mai andata in porto a causa della classe
politica locale sempre poco attenta alle voci e alle proposte dei suoi cittadini
più capaci.
E Lanza, che ama tanto i giovani, ha fondato per loro l’Accademia
Studio 254 per tutti coloro che amano cinema e spettacolo. Si rende conto che
oggi, come cinquant’anni fa, si deve andare altrove per cercare un futuro
migliore. Fa notare solo una differenza con allora: il materiale delle valigie
sicuramente migliore... Vedendolo amareggiato per questa triste realtà,
cerchiamo di sdrammatizzare facendogli notare che nel suo film appare un tifoso
con la sciarpa rossoblù.
E allora, ironizzando, gli chiediamo se è un
richiamo al Cosenza calcio e lui, sorridendo, risponde: “Rossoblù come
il Genoa...”. Eh sì, lui è tifoso del Genoa, la città dov’è cresciuto,
quella che, a differenza di Cosenza, gli ha aperto, adottandolo, le porte del
mondo giornalistico. Gli ricordiamo che negli Anni Venti il Cosenza Fc adottò i
colori rossoblù proprio in onore del Genoa, una delle società più antiche
del mondo del calcio.
Cesare non nega di aver tifato Cosenza e ricorda benissimo
la testata “Cosenza Sport” degli anni Sessanta, nel pieno del suo
fulgore quando i Lupi approdarono in serie B per la seconda volta. Lanza era
un grande tifoso del Cosenza di Zsengeller e ricorda a memoria la formazione
base di quella splendida annata, 1960-61. Sartori, Trocini, Orlando, Delfino,
Federici, Lugli, Rizzo, Ardit, Lenzi, Joan, Gallo...
Cesare tuttavia non ha
dimenticato la sua passione per il Cosenza e si augura che possa tornare al
più presto a giocare contro il suo amato Genoa... Quando si preannuncia
l’inizio della proiezione del suo film, viene a sedersi tra la sua gente.
Un film bellissimo, molto profondo con tanti spunti di riflessione. Dalla storia
d’amore di una coppia anticonformista, passionale e trasgressiva, all’esaltazione
dell’eutanasia. Si rappresenta perfettamente la società edonistica
nella quale viviamo, dove il dolore è solo un fastidioso problema. Viene
messo in evidenza l’attuale rapporto di freddezza tra medico e paziente,
l’insensibilità e il non rispetto della dignità del malato.
A questo proposito, Lanza ricorda una sua storia di vita. Qualche mese fa è stato
colpito da un infarto e quando ha chiesto al medico di spiegargli la situazione,
il dottore gli ha risposto, con incredibile cinismo, che se avesse superato
la prima ora, avrebbe potuto farcela... Il senso di vuoto espresso in questa
pellicola potrebbe rappresentare l’uomo di oggi che, come la protagonista,
sta a guardare dal balcone le scene d’amore, di gelosia, di madri e di
figli, di mendicanti e di quella donna stanca del fidanzato troppo geloso e
che fatica poco a trovarne un altro diverso per sostituirlo. Tutta una serie
di fotogrammi, di scene di vita vissuta, di quella mancanza di senso che non
dà la giusta forza per continuare ad andare avanti.
E se i critici avranno
sicuramente tanto da scrivere, noi potremo dire di aver visto comunque qualcosa
da poter ricordare. Alla fine della proiezione Cesare Lanza non riesce a trattenere
quelle lacrime che fin dall’inizio inumidivano i suoi occhi.
La sua commozione è dovuta
principalmente al fatto di aver potuto condividere l’emozione della “prima” con
la sua gente. Si chiude il sipario di questo emozionante spettacolo e lentamente
si guadagna l’uscita tra abbracci e complimenti.
Da lassù le luci
del Castello Svevo sembrano illuminare i volti di quei cosentini fieri di aver
condiviso questo pomeriggio con il protagonista dell’evento. Il tutto
accompagnato dal fruscio dello scorrere lento delle acque del Crati, quello
stesso fiume dove un tempo Cesare andava a passeggiare e magari si specchiava
sognando quello che oggi sarebbe diventato.
Certo è che prima di ripartire
per la capitale non avrà dimenticato di salutare la sua via Rivocati
108.