cesare lanza a cosenzA: smentiSCO il detto che nessuno è profeta in patria

E’ citando il Vangelo, e con un po’ di sarcasmo, che Cesare Lanza ha ringraziato la folta platea del Cinema Teatro “A. Tieri” e tutta la città.

 

DI Carla Monteforte

«Stasera posso finalmente smentire il detto che nessuno è profeta in patria». E’ citando il Vangelo, e con un po’ di sarcasmo, che Cesare Lanza ha ringraziato, non solo la folta platea del Cinema Teatro “A. Tieri” – riunitasi per la seconda edizione del premio “Castello Svevo” conferito al giornalista cosentino dal Lion Club -, ma la città tutta. «La città in cui vorrei vivere». Una gratitudine palesemente intinta nel retrogusto amaro di un condizionale. Quella che doveva essere la serata del “Lionismo”, infatti, è divenuta in un certo senso la serata delle occasioni mancate: una sorta di giornata della memoria dei cervelli fuggiti - compreso quello del premiato – e di quelli destinati a medesima sorte. Non appena Raffaello Parisi e Roberto Coscarelli - presidenti locali del Lions Club - hanno invitato il «vulcano in continua attività» a far scorrere un po’ della sua fertile lava nella Città dei Bruzi, Lanza non ha resistito alla tentazione di liberare le sue scarpe di qualche sassolino ricordando il progetto -  suo e dell’altro celebre emigrato, Lucio Presta - di portare a Cosenza il Festival della Televisione che avrebbe dovuto divenite «un vero e proprio insediamento».«Ci siamo scontrati con lungaggini burocratiche e il festival si terrà altrove», il rammarico del protagonista della serata, che ha tenuto a precisare che «non si è trattato di un problema di soldi» ma di «mancanza di interlocutori»,  puntando il dito contro la classe politica. «Sono amareggiato che dopo 50 anni ancora le cose non siano cambiate» ha confessato poi riferendosi ai giovani artisti, ai talenti, agli aspiranti giornalisti che «per fare qualcosa sono costretti a scappare» verso Roma, Milano o, addirittura, in altre città europee. «Non posso essere Don Chisciotte. Facciamo in modo che possano delinearsi degli scenari concreti. Noi ci siamo». Di circostanza le parole di risposta di Salvatore Perugini: «Cesare ha messo a disposizione della città una collaborazione. Ora sta a noi coglierla» ma, si è difeso il sindaco  facendo riferimento ai tre teatri, «spero che da 50 anni a questa parte le cose siano un po’ cambiate. Questa città ha fatto passi avanti anche per una strutturazione materiale e immateriale che può consentire progetti di sviluppo» seppur «dobbiamo fare i conti con difficoltà di carattere finanziario». Infine, assieme alle occasioni, è scivolata via pure la polemica, lasciando il posto alla proiezione de “La perfezionista” annunciato dall’ultimissima musa dell’autore di Questa Domenica: Carmensita Furlano.


 

il quotidiano della calabria, 21-11-08