lettera A CESARE LANZA  

"la perfezionista":
IMPRESSIONI A CALDO, DOPO LA PRIMA VISIONE


di Monica Penco

"Pensando al tuo film mi viene alla mente quel vecchio,celebre slogan "per molti ma non per tutti"... Ed io aggiungerei anche per uno sparuto gruppetto di pochi che hanno potuto, come attraverso un'osmosi dell'anima, fare propria l'essenza dello stile di vita interiore della protagonista,( reso benissimo dai piccoli dettagli e piccole fisime come la mela,il tavolino al bar,le poche ma incisive parole,ecc) così lontana da massa e banalità.. un'aspirante perfezionista ,appunto, che però soccomberà alla sua stessa bramosia silente di perfezione -perchè chimera ancora più alta della felicità- impossibile da ottenere in questa vita. Il suicidio diviene,dunque, la sola perfezione possibile e realizzabile. Infondo l'atto estremo la rende vincente. Ho molto apprezzato la prospettiva, per nulla ipocrita, con cui è vista la "l'interruzione della vita", sia di malati che di sani, e il discorso che Angelo fa sui fiori vale più di qualsiasi testamento biologico, oltre ad essere un'ampia metafora sull'amore e la bellezza, non solo esteriore, delle cose e della vita stessa... Direi che all'attivo, nonostante una forte presa estetica, vincono i contenuti sullo stile, che è comunque raffinato,veloce,attuale... Com'è mia piccola deformazione e giochetto in cui cimentarmi, trovare riferimenti con altre opere ed autori, mi è venuta fuori una ricetta che è un mix di Almodovar, Bellocchio, con una spruzzatina dell'ultimo Corsicato. Quando in scena ci sono i due protagonisti, complici gli ambienti e la musica nonchè il loro tipo d'intesa, ci trovavo l'austerità,il rigore,il tormento, l'incomunicabilità,la raffinatezza e la follia di Bellocchio; invece nei personaggi di contorno, un po' macchiette ma non troppo, e nel loro surreale rapportarsi, i dialoghi, le eccentricità,le goffaggini di alcuni, l'apparato ironico, gli ambienti esterni,ecc.. allora pensavo ad Almodovar...Di Corsicato,un po' d'insolenza, e quella sua sorta di modernità vivace e colorata...Penso che sulla pagina di un libro questa storia -profondissima nel suo vero contenuto/messaggio quasi filosofico- sarebbe ancora più trasmissibile ed incisiva. Leggero e profondo, un bel difficile risultato da ottenere; tanto più che è un'altro esordio, perchè Nenè, era diversissimo per stile,temi,ambienti...Se è d'obbligo muovere anche le critiche, una -pur tralasciabile- potrebbe essere quella di simboleggiare questo tormentato rigore di Giselda con la sua eccessiva magrezza, ma capisco che esteticamente è più funzionale rispetto ad una figura normo-peso, ed anche i vestiti che indossa -e che la rappresentano- fuori da facili mode e volgarità, potevano effettivamente solo essere indossati con classe da un peso-piuma!..Ed infatti anche l'ultima figura femminile che chiude il film,e dà quasi la vaga idea che sia un'altra novella Giselda, ha la stessa sottile figura corporea..( anche come viene pronunciata storpiata la parola "carne" dal pornografo mi è apparsa quasi, nell'ecomomia del film, un rifiuto all'ingombro della corporalità che sicuramente non è fonte di gioia per chi ,come lei ,vuole esistere soprattutto per la vie di anima ,mente e cuore ).                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Cesare, io non sono una critica professionista (purtroppo), ma solo una persona che ama il cinema,e che ha visto molti film, che è curiosa dei temi e dei linguaggi, e che fa il tifo per il cinema italiano. Quindi ciò che ti scrivo sono solo le mie modeste ed incomplete impressioni e dopo una sola visione...Ma ce ne sarà una seconda, una terza, lo farò vedere ad amici....Ho letto le sperticate lodi di Magnaschi,e sicuramente qualcosa mi è sfuggito. Concordo con lui sull'originalità del montaggio svelto, l'onesta ricerca della spontaneità, della bravura della tua attrice e l'aderenza degli attori che gravitano intorno al tutto...Concordo soprattutto con il suo consiglio di agire da artista (il talento e la sensibilità ce li hai tutti! ) e fare più il regista rispetto ad una televisione,senz'altro più redditizia, ma decisamente inferiore all'arte di cui sei ,evidentemente, sempre stato capace.  Monica Penco." 

 

 

20-03-09