IL PAGELLONE di Cesare Lanza

LA VOLATA SCUDETTO
MEGLIO PEP DELLA MINESTRA MOU
Una finale non conta, lo show batte la grinta dello Special One.
Allegri può diventare un fuoriclasse. Come Leo: Moratti non deve mandarlo via




di Cesare Lanza

Oggi vi intrattengo sul carattere, questo meraviglioso connotato di identità, raramente modificabile. Vorrei, ispirandoci a Leonardo Sciascia (9 alla memoria, ho avuto il piacere e l’onore di frequentarlo, quanto ci manca un cervello super partes come il suo!) , dividere i calciatori e i personaggi del calcio – non in uomini, ominicchi, quacquaraquà, ecc – in cinque categorie: fuoriclasse, campioni, grandi atipici, mezzi campioni, artigiani. Cominciamo dal già mitico Mario Balotelli, un mitico grande atipico, che fin dall’età dell’innocenza – che probabilmente per lui non c’è mai stata – fa parlare di sé per le sue genialate e per le stupidaggini, a volte apparenti e a volte indiscutibili. Le cronache riferiscono di un inconsueto gesto di generosità: all’uscita, vincitore, dal casinò di Manchester, ha regalato a un poveraccio un bel fascio di sterline. 7 di stima ai casinò – in universale decadenza ahimè, amo quelli di Saint Vincent e di Venezia e non conosco Manchester – e 7 anche al poveraccio, che si era appostato davanti alla casa da gioco, aspettando il famoso calciatore e intuendo l’opportunità. 8 a Balotelli, con un modesto consiglio, e mi vergogno un po’ per la saggezza: adotti per la vita un infelice e gli cambi il destino e la miseria radicalmente, non affidi i suoi impulsi di beneficenza (10 per chiunque ne faccia, a prescindere, in questo mondo feroce di disuguali) solo alla casualità.

BRAVO NANNI. Ah, quanto mi piacciono gli atipici! Ad esempio, mi dispiace di non concordare con tanti critici di cinema, a cominciare dal mio amico Giorgio Carbone, e poi Mereghetti del Corrierone, l’Avvenire che addirittura vorrebbe promuovere un sabotaggio!, ma a me il film di Nanni Moretti (10 e lode per “Habemus papam”, a mio immodesto giudizio) è piaciuto un sacco. E Moretti, come anche l’amico Massimo Fini, stesso voto – 10 senza lode - per il suo straordinario libro “Mullah” che qualcuno, la simpaticona Maglie in primis, vorrebbe mettere al rogo, è per carattere un atipico di prima grandezza. Moretti e Fini mi ricordano proprio Balotelli: a volte fuoriclasse, a volte solo estrosi e bizzarri, mai però banali, dunque e comunque grandi atipici. Vale il biglietto, da sola, l’idea geniale di un Papa (9 a Michel Piccoli, l’interprete) che viene attanagliato da insidie cruciali del nostro tempo, l’insicurezza, il senso di inadeguatezza, il panico. Da lodare anche il senso di rispetto (valore oggi quasi sparito, perciò 10 alla memoria e alla speranza, direi in questi giorni, di resurrezione, da un punto di vista laico, verso il mondo cattolico e chi lo rappresenta).
Andiamo avanti, con un occhio al campionato. Quanto al carattere, avevo previsto la passeggiata del Milan con la Sampdoria e la debolezza intrinseca, allo sprint, del Napoli. E dunque 9 ad Allegri, debuttante in un grande club e capace di gestire equilibri che avrebbero fatto tremare chiunque. Per ora si rivela un campione, Allegri, da buon artigiano che era, ma si scorge anche l’identità – auguri - di un futuro fuoriclasse. Bocciatura d'obb ligo per gli ultrà della Samp (2) che esercitano e minacciano violenze. 2 però anche a Garrone, che ha venduto a metà campionato un campione come Pazzini, 7 e ½, e un atipico come Cassano, 8, e ha riversato le colpe sull’incolpevole Di Canio, 7, un buon artigiano, sostituendolo con un artigiano ormai emarginato, Cavasin, 4, e pretenderebbe che il naufragio doriano fosse evitabile.

Di Mazzarri, quanto al carattere, non mi piace la presunzione (5). Sicuramente, capisce molto di calcio: è un mezzo campione, per ora. Campione è un Delio Rossi, 7 e 1/2, che sa stare zitto e picchia le poche volte che parla., Non scommetterei, come del resto è già successo, sul successo di Mazzarri altrove: il club napoletano è stato rilanciato dalla capacità abile e astuta di De Laurentis, 8, e del pubblico (10) più appassionato e fiducioso che esista nel mondo. Ancora uno sguardo agli allenatori. Un parere per Moratti: anche Leonardo, per ora 7 e ½, pur perdente, esattamente come Allegri è potenzialmente un fuoriclasse o, chissà, un grande atipico… Ci pensi dieci volte, Massimo, prima di lasciarlo andar via. Un Morinho, 10 per quel che ha fatto in carriera, rischia di essere la classica minestra riscaldata, un piatto mica male ma insomma per il desco di noi gaudenti c’è di meglio. E vado controcorrente, 10 non tanto per me, ma per tutti quelli che ci vanno: che soddisfazione! Guardiola vale 10 e lode nel Barcellona, ma siamo sicuri che – attesissimo e costosissimo – farebbe il bis a Milano? Mah. E Lotito, 8, ha ragione nello sfottere la Roma, 4, la rivale eterna che quest’anno riesce a sopravanzare per la prima volta, ma farebbe bene a tenersi stretto Reja, 7, buon artigiano e a tratti anche campione di buon senso e onestà.

AGNELLI: STILE JUVE. La Roma?! Al voto 4, tecnico per il suo campionato, affianco un bel 2 per il carattere, l’uno per l’altro, di quasi tutti i suoi giocatori. I peggiori, per carattere, Vucinic e Menez, due atipici dei poveri: tecnicamente 6 e ½ al primo, 4 al francese. Lasciatemi dare invece un bel 7 a Montella che, esausto di fronte all’abulia di Menez, lo ha strigliato e clamorosamente strattonato in allenamento! Per il carattere salvo solo Cassetti, Burdisso, De Rossi e Totti. E se davvero Di Benedetto, questo grande sconosciuto, venderà De Rossi (gran campione e spesso fuoriclasse), si capirà subito che i sogni di gloria della Roma americana sono poca cosa. Quanto a Totti, 10, fuoriclasse intramontabile, non ho più parole.
Indispensabili due parole sulla Juventus (4). La rivoluzione è una cosa seria: 10 se è quella francese, che ha cambiato la storia del mondo. 4 e forse meno a quella, ripetitiva, all’italiana, che non cambia mai nulla, se non in peggio. Andrea Agnelli, 7, mi è simpatico: se vuole la rivoluzione, la faccia sul serio. Cominci col direttore generale e con l’allenatore. Si tenga stretti i pochi, veri campioni: a cominciare da Buffon e Del Piero. Instauri un clima di disciplina ed eleganza vecchio stile. Tagli, tagli, tagli. E pochi acquisti, ma superlativi. La Juve è un concetto sacro: non a caso è adorato da mezza Italia e odiato dall’altra. Non può essere diventata una squadra di artigianelli, largo ai fuoriclasse e agli atipici!


cesare@lamescolanza.com


LIBERO, 23-04-11