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IL PAGELLONE di Cesare Lanza
MESSI DIVINO PURE SENZA MANO DI DIO
Genio che non ha rivali e grande come uomo: la Pulce batte Maradona.
De Laurentiis un polemista squisito. Figuraccia Elkann, Cairo un Toro

di Cesare Lanza
Scudetto al Milan, si può
ancora dubitarne? Se la Snai, voto 8, per la furba
intelligenza di questa decisione apparentemente generosa, ha già deciso
di pagare, subito, le puntate a chi aveva scommesso sullo squadrone
rossonero, qualcosa vorrà dire. Otto punti di vantaggio, anzi nove
sull’Inter considerando il vantaggio negli scontri diretti, non sono
bruscolini (voto 2, non mi piacciono, e chiedo scusa
agli appassionati, a patto che non li mastichino al mio fianco, al
cinema).
Tecnicamente, sono fiero di aver previsto testardamente,
anche nei suoi momenti migliori, che il Napoli, 8 e mezzo
comunque per l’ottimo campionato, non avrebbe retto fino alla fine:
troppi artigiani, non artisti, nella sua “rosa”. E Mazzarri, 7,
non sa ancora stare in panchina guardando alto: non basta, per diventare
un leader, sbracciarsi in camicia bianca, prendersela con tutti, i suoi e
gli avversari, l’arbitro e gli assistenti, non basta puntualizzare e
polemizzare acidamente a fine partita. Uno spettacolo più noioso del
matrimonio reale (4) a Londra, ieri in tivù.
L'UOMO DI PROVINCIA Tutto il contrario di
Allegri, 9, proveniente dalla provincia e da un ingiusto
esonero, uno che si è subito adeguato, con misura, alle infinite
difficoltà e ai tanti trabocchetti del club berlusconiano. Mezzo scudetto
è suo: sostenuto dal roccioso Galliani, Allegri ha saputo gestire non
solo gli umori a volte destabilizzanti di Berlusconi, ma anche
Ronaldinho, 8 per quel che fu, Ibra, 8 e mezzo
a prescindere, Pato, 8 oggi e 10 in prospettiva se la
fortuna lo aiuta, Cassano, 7 ma se torna alle cassanate
anziché fare il bravo paparino e marinaretto gli darei un voto in più,
Seedorf, 8 perché è vincente e dà lucidità alla squadra.
Inoltre Allegri ha recuperato Gattuso, 8 e mezzo perché
i campionati si vincono con lottatori come lui, ha valorizzato
Abate, 7, e Abbiati, 8, (che secondo il
Cavaliere, il giorno della presentazione del Milan a luglio, avrebbe
dovuto lasciare il posto ad Amelia, 5, solo perché
Amelia è un bel ragazzo e porta bene la divisa!).
Bravo Allegri,
dunque: sono felice per lui, ma mi dispiace per i tifosi
napoletani, 9 per entusiasmo ed educazione, e per De
Laurentiis, 7 per pacatezza e ironia (in tivu gli sentii dire:
“lo scudetto per noi è impossibile, quest’anno lo vuole Berlusconi e non
c’è bisogno di aggiungere altro…”). Uno scudetto a Napoli avrebbe
significato una scossa per il calcio italiano e un premio a una città
spesso denigrata, spesso a ragione, ma anche a torto. Un esempio? L’altro
giorno, dopo anni, sono passato dalla stazione, 10, di Napoli,
e mi sembrava di essere in Svizzera (4 agli orologi a cucù ma 10
e lode al cioccolato). Una stazione più pulita di quelle di
Milano e Roma. Non credevo ai miei occhi: non un mozzicone né una
cartaccia per terra! Vero anche – in questa città di meravigliose e
tormentose contraddizioni – che, subito dopo, appena uscito, mi è
sembrato di entrare in un girone dantesco, ovviamente infernale, per il
caos, il traffico disordinato, la mancanza di regole, il chiasso, il suk
perpetuo e le immondizie.
Resta aperta la lotta per le sfide
europee, cioè per la Champions, che vale 10, mentre
l’Europa League vale 4 e con evidenza non interessa a
nessuno. Non sono sicuro che il Napoli – che potrebbe accusare, com’è
successo all’Inter, lo stress da appagamento per l’impresa sfiorata –
salvi il terzo posto. Comunque il quarto posto per l’Europa che conta è
in ballottaggio tra Udinese, la mia favorita, la Lazio e la Roma. Bel
finale! L’Udinese, 9 per il campionato iniziato con
l’handicap di troppe sconfitte, è quella che gioca meglio, è stata presa
a pallonate solo dagli arbitri. La Lazio, 8, è in forma,
ma si squaglia negli incontri decisivi. La Roma, 5, è
imprevedibile. Totti, 9, ha intanto dettato la linea
societaria e strategica agli americani in arrivo… Ne vedremo delle belle.
Alla Roma può dare una mano la Juve, 5, che lunedì
incontra la Lazio. Alla vigilia mi ha colpito l’antipatica frecciata di
John Elkann, 5, con la quale ha colpito a freddo il
Torino. Sono affezionato al Toro e anche per questo, ma non solo, mi è
piaciuta la replica vigorosa e sdegnosa di Urbano Cairo, 8:
un tipino che non si fa mettere i piedi addosso da nessuno e tiene in
vita il Toro dignitosamente, senza le milionate di casa Agnelli. Cairo ha
detto, in sintesi, che John non ha autorevolezza per trinciare giudizi
sul calcio. Difatti: perché non concentrarsi sulla Fiat, sempre meno
italiana nei disegni di Marchionne, uno e trino? (Non riesco a dare tre
voti, è un’impresa troppo ardua: c’è infatti un Marchionne che parla in
Italia, un altro che parla in America e infine un terzo, che non parla,
ma pensa a se stesso).
LA SFIDA STELLARE
Quanto alla Champions, la finale – grandiosa - sarà quasi certamente tra
Manchester, 8 quest’anno, e Barcellona, 9.
Non considero spacciati gli inglesi, però, nello scontro diretto:
nonostante le prodezze di Messi, che ha steso anche il Real Madrid. Sono
d’accordo con Paolo Rossi, che considera Messi, 10 e lode,
ormai superiore a Maradona, 9 e mezzo: nel voto c’è
anche la valutazione della diversa dimensione umana. Però gli inglesi
hanno una superiore attitudine alla battaglia. Dedico un buon voto anche
alle ultime polemiche di Mourinho, 10 al grandioso provocatore, 8
all’allenatore, che così riesce a mascherare le (rare)
sconfitte. E il buon Barcellona, incazzato nero, ha abboccato
puntualmente. Infine un saluto a Sergio Campana, 8, che
lascia dopo 43 anni la sua poltrona di presidente-sindacalista dei
calciatori. Ha operato egregiamente, con fermezza e duttilità. Lo avrei
visto bene in politica: ha resistito più di Andreotti (10, e lode,
per la capacità di lavoro e auguri per la salute). Se davvero l’Italia è
un paese per vecchi, non è mai troppo tardi.
cesare@lamescolanza.com
LIBERO, 30-04-11
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