Scrive, da Brescia, la signora Renata Mucci:
"Gentile dott.Lanza, ho letto con interesse
la lettera della signora Luisa Ricchi di Bologna apparsa il 27 c.m.
e mi associo in toto alla sua accurata analisi. In particolare
laddove (quale acuta osservatrice dell’umana superficialità)
evoca tendenze basate sulla banalità e precisa “penso
che siano di gran peso i nomi di registi famosi, gli attori di richiamo,
i familiari di registi à la page “. Sul tema,
toccante e delicato che Lei affronta coraggiosamente con sofferta
partecipazione, possono contrapporsi soltanto idee preconcette e
lontanissime dalla tragica realtà che coinvolge esseri umani
privati della possibilità di qualsiasi decisione autonoma. E
ancora plaudo alla signora Ricchi che punta il dito su film “che
serviranno anche, ma che ci sputtanano "all over the world" (Gomorra).” A
Lei caro dott. Lanza i sensi della mia profonda stima e un particolare
applauso per questo film coraggioso, intenso e coinvolgente. Un abbraccio . remucci@alice.it "
Ringrazio,
naturalmente. Desidero però rassicurare la signora Mucci e
la signora Ricchi, e tanti altri amici che
mi hanno confidato a voce e per telefono il loro disappunto.
Non avevo alcuna aspettativa,
per questo lavoro, perciò prevedevo che la distribuzione
sarebbe stata distratta, priva di attenzione e sensibilità.
Certo non immaginavo episodi-limite come quello verificatosi a Milano,
dove il film è stato proposto in un paio di cinematografi
senza nessuna comunicazione ai giornali! Pertanto solo gli
abitanti del rione che fossero passati casualmente davanti ai due
locali potevano essere informati ed eventualmente incuriositi.
E' incredibile, lo so. E come si spiega questa incuria? I motivi
sono diversi, alcuni intuibili, e porterebbero lontano.
Un dato di partenza: nessun vittimismo, la mia sorte è condivisa
da tante altre produzioni indipendenti e da tanti altri registi,
per lo più giovani (quindi, e mi dispiace, più vulnerabili
nel loro orgoglio e nelle loro sicurezze di quanto non possa esserlo
un vecchio signore come me). Incastrati nel micidiale sistema di
distribuzione, alcuni film non riescono neanche a vedere la luce
o aspettano anni, prima di arrivare in sala. A "La perfezionista" è stata
data un'opportunità di sette giorni. Posso forse considerarmi
una vittima? Sì e no. E' un argomento spinoso e complicato, forse
un giorno me ne occuperò.