DI Nino Petrone
Nuovi registi cercansi, giovani o meno giovani . Il cinema italiano ne ha
bisogno come l’aria, anzi come l’ossigeno, visto l’allarmante
respiro. Ci eravamo un po’ tutti illusi dopo i trionfi di Cannes con “Gomorra” di
Garrone e “Il Divo” di Sorrentino; ma Venezia ( e non solo, con
la parziale eccezione di Pupi Avati ) ha poi tristemente dimostrato che sulla
Croisette planò solo una sorta di miracolo: “ i nostri “,
altro che Risorgimento, hanno ripreso a balbettare con la solite storielle da
tg allargati, soap opera, fiction e quanto altro sa sfacciatamente di tv, ignorando
o fingendo di ignorare che cinema e televisione sono a distanza siderale.
Ma
ecco la curiosità: proprio un giornalista-scrittore che da una quindicina
d’anni firma testi per trasmissioni tv ( Domenica In ed altre ) debutta
in regia cinematografica con un film-film che non guarda alla scatola di casa
ma piuttosto ad opere che riecheggiano quel poco di buono che oggi può vantare
il nostro cinema ( e pensiamo a Tornatore e ai due eroi di Cannes ).
E’ Cesare
Lanza, che con “La perfezionista”, da oggi nelle sale, ha voluto
togliersi il classico sassolino dalla scarpa, come ha detto alla proiezione
riservata alla stampa; ovvero ha inteso dimostrare che anche un autore televisivo
impegnato in scritture leggere può fare un film da cinema-cinema: intenso,
emozionante, durissimo, tragico, ma accettabile in toto, sino a quel filo di
speranza che traspare nel finale semplicemente attraverso il bel volto di una
donna.
SENSO DELLA VITA - E’ un film sulla difficoltà del vivere
e sulla ricerca del senso della vita, che va dal citatissimo Proust a uno stralunato
libraio, a una ignorantella aspirante attrice, ad una modesta impiegata, a un
furbo produttore di filmetti porno e a tanti altri personaggi apparentemente
minori che ruotano intorno ai protagonisti: un musicista affetto da un tumore
al cervello e la donna che lo ama; “La perfezionista”, appunto,
la diligente segretaria di un avvocato che ne respinge la corte, che ha studiato
Proust e sa di inglese e di latino ma che non disdegna di fare la Messalina
in una pellicola hard: anch’ella alla ricerca del senso della vita, che
trova, perde e poi tragicamente ritrova in due momenti qui da non svelare.
ATTRICE
SORPRESA - E’ una felice sorpresa il Lanza che imbocca una via per lui
tutta nuova, mostrando chiaramente e subito di avere quel che si dice “la
mano del regista” ( ma suoi sono anche il soggetto e la sceneggiatura
). Il coraggio di investire anche soldi propri e di esordire con un’opera
difficile, da registi navigati, andrebbe ben premiato ai botteghini. Il film
dura poco più di un’ora e mezza, ma è ricchissimo di fatti
e personaggi e sulla vena centrale del dolore si innestano anche elementi da
sincero sorriso: quanto basta per sfuggire dall’intellettualismo e dalla
retorica per approdare a un prodotto gradevolissimo a chi va a cinema anche
per interrogarsi, per riflettere serenamente su temi scabrosi come l’eutanasia
o il suicidio.
In tutto questo, Lanza è anche autore di una bella scoperta:
Aurora Mascheretti, debuttante sul grande schermo, la bella e giovane protagonista
che salta disinvolta da un atteggiamento all’altro, la perfezionista
in tutto, nell’amore e anche nel dolore, che a un certo punto smarrisce
il suo perfezionismo per poi riacciuffarlo nel gesto finale. Un’attrice
che farà molta strada, come ha scommesso il suo primo regista, qui affiancata
da un intenso Rinaldo Rocco e da una schiera di misurati compagni di scena,
tra i quali anche Sandra Milo, in “amichevole partecipazione” come
tanti.
Questa “Perfezionista” è però anche la dimostrazione
che per fare un buon film non è strettamente necessario disporre di molti
soldi o di mettersi in fila al competente Ministero, come tanti questuanti che
ne tradiscono la fiducia.
Che altro? Solo un invito a Lanza a non abbandonare
la nuova strada imboccata. Anche a costo di scrivere meno per giornali e tv:
ormai se lo può permettere.
…