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Italia senza calcio in tv.
L’ultrà da salotto va in crisi
Prima di campionato solo per chi paga

di Cesare Lanza
Apprendendo le vicissitudini telecalcistiche che hanno
portato alla rottura (momentanea?) delle trattative tra
le televisioni, Rai e Mediaset, e la Lega del calcio,
per la trasmissione dei filmati
sulle partite di campionato, mi è venuto in mente il
mitico principe Vittorio Emanuele di Savoia e il
formidabile episodio tratto dalle intercettazioni
telefoniche. Quando il prence chiama un amico e gli
dice: “Stasera ho voglia di un paio di puttane, ma da
spendere poco…” Ricordate lo strepitoso sketch di
Roberto Benigni, che si finge deluso dalle parole di
Vittorio Emanuele? “Non tanto per le puttane, quanto per
l’avarizia! Ma come? Il principe ha voglia di mignotte e
invece di dire spendo quel che c’è da spendere, sta a
tirare sul prezzo come un poveraccio qualsiasi?!”
Grande, Benigni. E la battuta mi sembra adatta al
polverone (momentaneo?) si questotirammolla per il
prezzo che s’ha da pagare, se vogliamo vedere i gol, e
ciò che conta delle partite, in trasmissioni popolari e
storiche come “Novantesimo minuto” e “La domenica
sportiva” e altre, come “Controcampo”, di non minor
interesse e ragionevoli ambizioni. L’attuale universo
calcistico è assimilabile a un grande, immane bordello:
tra mignotte e figli di mignotta, tutto ruota intorno al
prezzo da pagare. E la sintesi, in poche parole, è
semplice: quel che c’è da pagare, va pagato; se davvero
vogliamo assicurarci divertimento e spettacolo, magari
il prezzo non è giusto, ma obbligato. Punto. Se no, si
fa una figuraccia come quella di Vittorio Emanuele.
Lo so, un ragionamento più profondo porterebbe ad altre
riflessioni, elementari. Il mondo del calcio è, tutto,
assurdamente sovradimensionato. In una fase aurea,
storicamente superata, le televisioni hanno pagato
(sostenute dagli introiti pubblicitari) cifre folli ai
club: ad avvantaggiarsene sono stati soprattutto i
calciatori e i loro astuti procuratori, che hanno fruito
di introiti smisurati e incongrui. Non parlo delle
follie per i super campioni, contesi, com’è giusto, in
relazione agli incassi e all’interesse che riescono a
suscitare. Il guaio è che qualsiasi pippone viene
valutato a parametri che risolverebbero il destino della
maggior parte delle famiglie italiane, eredi compresi,
per varie generazioni. Il guaio è che – salvo poche
eccezioni – i dirigenti dei club hanno speso tutto e di
più, perfino prima di incassare e, in gran numero, sono
sempre con un piede sull’orlo del fallimento.
Il guaio è che la pubblicità, inesorabile
disciplinatrice del mercato, si è accorta che solo le
grandi partite, tra i grandi club, attirano i milioni di
telespettatori agognati. E il guaio definitivo (per le
aziendce concorrenti) è che nel mercato è entrato Sky,
con forza devastante: paga fior di quattrini, ha una
montagna in crescita continua di abbonati e sempre più
ne avrà…. E, così, non è pensabile che l’interesse per
“Novantesimo minuto”, “Domenica” e “Controcampo” non ne
risenta: perchè tutto si è già visto, quando arrivano
questi programmi, sui canali di Sky, tra l’altro con
trasmissioni impeccabili, tempestive, ben confezionate.
E allora? Non fanno bene i network a comportarsi con
Vittorio Emanuele e a tirare sul prezzo, voglio le
mignotte, ma da spendere poco? No, per una ragione
semplice. Tutto il calcio, scrivo a lettere maiuscole,
TUTTO il mondo del calcio andrebbe ridimensionato, con
leggi appropriate e interventi bonificatori. Ma la
bonifica non può cominciare, a quattro giorni
dall’inizio del torneo, a scapito (per la Rai è anche un
dovere di servizio pubblico), dall’anello più debole. E
cioè dai milioni di telespettatori che non sono abbonati
a Sky e hanno il sacrosanto diritto di godersi immagini,
gol, brividi, emozioni che resterebbero un’esclusiva
iniqua per gli abbonati a Murdoch. Perciò (in attesa di
bonifiche salutari, di razionalizzazioni serie) mi
auguro che si trovi un punto d’accordo: subito, prima di
sabato. Ma mi auguro anche che i programmi che arrivano
tardi e risentono della micidiale concorrenza di Sky
vengano ripensati in maniera tale da risultare
interessanti per fasce di pubblico più alte, rispetto a
quelle registrate o temute. Perché anche questa è una
strada che conta, eccome: qualità e innovazioni.
Aguzzate l’ingegno – amici sportivi! Fatevi furbi: se la
qualità dei programmi migliora, gli ascolti risalgono. E
la pubblicità ritorna. Il circuito perverso (e munifico)
è noto. Il mondo del calcio, senza globali bonifiche,
magari resterà un divertente, grottesco mignottificio.
Però Vittorio Emanuele tornerà a spendere quel che sarà
giusto spendere, senza farsi problemi.
cesare@lamescolanza.com
LIBERO, 27-08-08
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