|
Dietro le quinte di Sanremo. Il Festival,
la Rai e chi comanda
"MA CHE BRAVI MAZZI E PRESTA"
(E POI LANZA ATTACCA ENTRAMBI)
  
di Renato Franco
MILANO. - Il Festival di Sanremo - fatto inaudito nella storia della Rai
- è totalmente in pugno a due celebri personaggi: Gianmarco Mazzi,
direttore artistico per la parte musicale, e - Lucio Presta, uno dei più
importanti agenti del mondo dello spettacolo". Che, per capire, tra i
cavalli della sua scuderia ha i purosangue Benigni e Bonolis.
Non solo lustrini e paillettes, non solo l'eterno ragazzo Gianni Morandi
con le
sue belle da gossip: Belén in Corona e Canalis in Clooney.
  
Cesare
Lanza, giornalista e autore tv (anche di Sanremo in edizioni passate),
conosce i meccanismi della macchina festivaliera e i due protagonisti
dietro le quinte. E dal suo sito (www.lamescolanza.com) racconta in
punta di fioretto i retroscena del Festival 2011. Gioca tra la voglia di
dire la (sua) verità e quella di tirare (chi lo sa) qualche freccia
avvelenata. Perchè il punto di partenza è che una volta Bonolis-Presta-Lanza erano un tridente molto applaudito in tv. Sempre insieme fino a pochi mesi fa: rottura del contratto (di Lanza) e
dell'amicizia (a male parole). A Bonolis: "E' un bamboccio che non si
rende conto di quello che fa". A Presta: "Ha scelto la gallina dalla
uova d'oro e ha buttato a mare l'amico".
 
Ora l'autore tv sul suo sito infioretta elogi: "Gianmarco è un simpatico zuzzerellone, logorroico, capace di gestire con attenzione disciplinata
verso il potere della politica, con grande rispetto verso due personaggi
che stimo molto anch'io (Ignazio La Russa, soprattutto, e Maurizio
Gasparri)".
 
Miele per Presta: "E' un ex ragazzo che si è fatto da sé. E'
intelligente, astuto, abile, coraggioso".
Poi arrivano le stoccate. A Mazzi: "Sul piano musicale un grande esperto
mi ha detto, ridendo, che forse non saprebbe distinguere tra il mio
labrador e un pianoforte". Presta: "Il lato debole di Presta è la
politica: mi è sempre apparso un po' ottuso". Fino all'affondo: "Mai
successo che, per l'organizzazione di un Festival, qualcuno avesse
poteri
pressochè assoluti. E' aziendalmente assurdo, per di più in
un'azienda pubblica, che il potere su tutto ciò che conta sia delegato,
senza filtri preventivi, a singole persone". E così si arriva al
presente, al caso - scrive Lanza - "orribile, delle due canzoni "Bella
Ciao" e "Giovinezza", equiparate per par condicio". "La prima
conseguenza è questa offesa incredibile al Capo dello Stato, che aveva
fatto sapere di gradire una qualche celebrazione del Centocinquantenario,
a Sanremo. A questo modo? Con queste idee sgangherate?". Lanza chiude da
profeta: "Altra gaffe, altre offese, altri incidenti, altri problemi ci
saranno".
Ma non erano solo canzonette?
CORRIERE DELLA SERA, 07-11-10
|