SANREMO GOVERNATO DALLA STRANA COPPIA MAZZI E PRESTA
CON POTERI ASSOLUTI. LA PRIMA OFFESA E' PER NAPOLITANO...



di Cesare Lanza


Il Festival di Sanremo - fatto inaudito nella storia della Rai - è totalmente in pugno a due celebri personaggi: Gianmarco Mazzi, direttore artistico per la parte musicale, e - senza ruolo ufficiale - Lucio Presta, uno dei più importanti agenti nel mondo dello spettacolo.  Conosco bene tutti e due. Con il primo ho lavorato tre anni, per le edizioni del Festival 2005, 2009 e 2010 - tutte e tre assolutamente vincenti.

Con il secondo ho avuto un rapporto di amicizia, che da parte mia definirei fraterno, che ho dolorosamente (per me) interrotto quando ho scoperto alcuni aspetti inattesi e inquietanti (sempre per me) del suo carattere.

Credo di poter dare un'oggettiva valutazione, dunque, sia di Mazzi sia di Presta. Gianmarco è un simpatico zuzzurellone, logorroico, capace di gestire un'attenzione disciplinata verso il potere della politica, con grande rispetto verso due personaggi che stimo molto anch'io (Ignazio La Russa, soprattutto, e Maurizio Gasparri: sospetto e temo che tutti e due non si rendano conto quanto il loro sostegno, reale o no, possa essere insidioso per la loro carriera politica). In breve Mazzi sul piano politico è forte e temuto, sul piano del lavoro, a Sanremo, e per l'indotto pre e post Sanremo, è temuto, molto discusso e avversato.

Sul piano musicale un grande esperto mi ha detto, ridendo, che forse non saprebbe distinguere tra il mio labrador e un pianoforte - ma non mi azzardo ad entrare nel merito, considerandomi anch'io un appassionato - passione senza interessi, la mia - di musica, e non un intenditore.

 

Lucio Presta è un ex ragazzo che si è fatto da sè. E' intelligente, astuto, abile, coraggioso - con  una capacità di sintesi che arriva fino al cinismo, e oltre, fino alla frequente abitudine di rovesciare, non solo minacciare, il tavolo, come nelle partite a poker nel Far West: forte di avere al seguito personaggi come Benigni e Bonolis, non accetta - se non le vuole - mediazioni è compromessi.

Sulla sua capacità, non ci sono dubbi: lui ha vinto i tre Festival (due con Bonolis, uno con la Clerici) di cui si è occupato; Mazzi ha vinto "solo" quei tre... Il lato debole di Presta è la politica: mi è sempre apparso un po' ottuso. Si è buttato a gestire l'uscita di Santoro dalla Rai, ad esempio, senza capire - ed era assolutamente prevedibile - che Michele non sarebbe mai uscito e il mondo politico, non solo berlusconiano, e una parte della Rai, aspetta solo di presentargli il conto. Ma gli esempi potrebbero essere tanti. Infine è molto vendicativo, e non sarò certo io a criticarlo per questo: anche se mi ha fatto fuori, piccato dai miei (benevoli!) giudizi, da questo Festival, per il sottile, giusto e comprensibile, piacere di tirarmi un calcetto negli stinchi.




Torniamo al nodo cruciale delle polemiche di questi giorni. Mai successo che, per l'organizzazione di un Festival, qualcuno avesse poteri pressoché assoluti.  Possiamo apprezzare e anche invidiare il gran colpo di Mazzi & Presta, fatto sta che è aziendalmente assurdo, per di più in un'azienda pubblica, che il potere su tutto ciò che conta sia delegato, senza filtri preventivi, a singole persone. Tutto ciò che si sta preparando per Sanremo è ideato e voluto dalla strana, ma ormai collaudata, coppia: la scelta del cast, dei cantanti e degli ospiti, degli accordi con le case discografiche, la definizione del regolamento, che è decisivo, per le partecipazioni (elementare previsione: esploderanno problemi, anche per questo), sugli ingaggi, i capricci delle star, le definizioni economiche, tutto. Certo tutto è a conoscenza del direttore di rete, che però di fatto ha affidato questa totale delega, e tutto dovrà essere approvato dalle varie sezioni della Rai - nelle quali molti dirigenti sono esterrefatti e stralunati per questo inedito metodo di lavoro. Tutto passa all'approvazione solo quando tutto è stato programmato, concordato tra i due, e annunciato. Come nel caso, orribile, delle due canzoni "Bella Ciao" e "Giovinezza", equiparate per par condicio: solo a quel punto i vertici Rai hanno avuto la possibilità di intervenire, controllare, vigilare, stabilità, indirizzi editoriali, ecc. Prima, la Rai non ha - di fatto - possibilità di esercitare questi fondamentali compiti.

 

Mi fa sorridere che Mazzi abbia la spudoratezza di rivendicare totale autonomia per le esigenze che definisce artistiche. Mazzi intenditore di arte? Boh. Per il labrador e il pianoforte, se mi consente di scherzare.

Ma è un discorso serio. Non si tratta di personalismi verso Lucio e Gianmarco. E' che nessuno ha mai, giustamente, goduto di tali prerogative, totali. Ma di che stiamo parlando. Nè sul piano artistico, nè per quanto riguarda la filiera degli enormi interessi legati al Festival. Sull'integrità di Presta e Mazzi, a scanso di equivoci, per quello che so posso mettere la mano sul fuoco. Ma, ripeto, non si tratta di discutere delle persone. Non è accettabile, semplicemente, che il più grande e popolare programma della Rai sia organizzato con questi criteri. La prima conseguenza è questa offesa incredibile al Capo dello Stato, che aveva fatto sapere di gradire una qualche celebrazione del Centocinquantenario, a Sanremo. A questo modo? Con queste idee sgangherate? Si ride per non piangere. Napolitano desidera, giustamente, consolidare il valore dell'unità. Grazie al direttore "artistico", siamo ancora un po' più disuniti.  E altra gaffe, altre offese, altri incidenti, altri problemi ci saranno, se la Rai, autorevolmente, non riprenderà in pugno i suoi diritti e i suoi doveri.

 

cesare@lamescolanza.com    

 

05-11-10