DI Pina
Bevilacqua
Cosentino, 66 anni, due mogli, cinque figli, di varia età, tre cani.
A 5 anni gli hanno insegnato il poker, ma è entrato per la prima volta
in un casinò a ventuno! A sedici è scappato di casa, per divergenze
con il padre. A venti si è sposato. Direttore di 5 quotidiani (dal “Secolo
XIX”, a appena 28 anni, a “La Notte”), firma prestigiosa
dei più autorevoli giornali italiani, scrittore (“Nené,
da cui Salvatore Samperi ha tratto l’omonimo film, “Peccati” e “Seduzioni”,
interviste maliziose a donne di successo…),opinionista (grande esperto
di calcio, politica, costume, gioco d’azzardo…),
autore televisivo (da “Domenica in”, di cui ha firmato ben sette
edizioni, al “Festival di Sanremo”, a “Buona Domenica”),
ha fondato, edita e dirige “L’attimo fuggente”, una rivista
bimestrale colta e raffi nata di “alti contenuti, un’antologia
di idee”.
Il suo sito (www.lamescolanza.com)
tratta di tutto, dalle faccende di palazzo allo sport, al gossip. Sta pensando
a un’Accademia, per dedicarsi ai giovani. Cesare Lanza, sempre pronto
a nuove esperienze, ha scritto e diretto un film, “La
Perfezionista”, uscito nelle sale ad ottobre e, poi, andrà in
tv. Un’opera
dura, disperata, di eutanasia e coppie di fatto, che nasce da una storia vera,
che racconta un’idea disperata della vita, come non senso assoluto, destando
l’interesse dei critici buongustai e di alcuni festival.
L’amore, difficile e tormentato, di due giovani di oggi. Lui è un
musicista tutto preso dall’arte, lei una che, pur senza condividerle,
vuole vivere, in modo perfetto, tutte le esperienze possibili, scoprendosi,
così, un’altra personalità, ma perdendo ogni certezza.
Lanza, per non avere condizionamenti, per non accettare compromessi, il film
se lo è anche prodotto, insieme all’amico Lucio Presta, utilizzando
attori quasi tutti presi dal teatro, ma anche partecipazioni importanti (come
Federico Pacifici), qualche cameo (come Sandra Milo) e l’aiuto di amici,
collaboratori, persino della moglie Antonietta. Il suo ultimo romanzo, “Caldo
argento” (Armando Curcio Editore), è ancora una sfida.
Perché “Caldo Argento”…
«Argento è il colore dei capelli di Silvia, la protagonista, matrigna
di un terrorista, per cui prova attrazione fisica, e madre di una ragazza,
fidanzata di un giornalista con cui Silvia ha un amplesso, nel palco della
Scala, durante il Magnificat di Krzysztof Penderecki.
Una donna matura, libera di mente, che si propone alla vita e all’amore
senza pudore né volgarità. La storia è ambientata a Milano,
nel ’77, nella cornice tenebrosa e inquieta di una città segnata
dal terrorismo, da rapimenti e attentati quasi quotidiani, tuttora misteriosi,
dalla crisi economica e, tuttavia, ebbra di vita e desiderosa di apparire ancor
più che esistere, tra ricevimenti, prime alla Scala, chiacchiere estenuanti
di politica, vezzi di moda… Contraddizioni, ambiguità, decadenza».
Perché oggi questo romanzo sulla Milano degli anni Settanta…
«In realtà ne avevo scritto una prima stesura nel ’75, quando
dirigevo il Corriere d’Informazione. Non lo pubblicai allora per due
motivi: era una storia troppo cruda e anche abbastanza erotica, ma soprattutto
perché c’erano riferimenti trasparenti a persone e situazioni
reali, vere o verosimili, facilmente riconoscibili».
Quindi Silvia è realmente esistita…
«Si, ma mi sono ispirato anche ad altri personaggi. Ho cercato di concentrarvi
le qualità migliori di certe donne di quel periodo, cioè la libertà di
pensiero e comportamenti, la curiosità per il quotidiano e il futuro,
e la voglia di vivere, che me la rendono simpatica».
Gli anni Settanta a Milano davvero tutti sesso, sangue e salotti...
«C’era un parte della società che io frequentavo, un po’ per
lavoro un po’ per motivi personali, molto alta, snob, esclusiva, che
viveva stupidamente quella stagione, senza capire granché. Che considerava
i gravi avvenimenti del tempo con superficialità e divertimento, come
fossero spettatori allo stadio. Che andava dietro alle mode: c’era il
compromesso storico e allora tutti pazzi per Enrico Berlinguer, c’era
un ritorno del movimento studentesco e allora tutti pazzi per i filosofi francesi,
con la corsa per portarseli a letto o averli almeno ospiti d’onore nel
salotto. Mode anche sciocche, come l’andare a Londra per farsi confezionare
l’abitino giusto, o andare da Merù in via Brera per il buco nell’orecchio.
E poi tante, troppe dame che giocavano a fare il femminismo».
“Caldo Argento” diventerà un film…
«Ci stiamo già lavorando. So che a Tinto Brass il soggetto è piaciuto
molto: ne sono onorato, ma è una forma di interpretazione su cui riflettere.
Come interpreti femminili mi piacerebbero Stefania Sandrelli o Francesca Neri
nel ruolo di Silvia, mentre come protagonista principale maschile farei carte
false per avere Sergio Castellitto».