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Con Lanza la Berlusconeide va in teatro  


DI ENRICO PAOLI

Che nessuno parli di cabaret in senso stretto, o di simil Bagaglino, inevitabile termine di paragone. La "Berlusconeide" di Cesare Lanza ha la forma di un'instant comedy, ovvero un teatro comico in diretta, dove l'obiettivo è quello di svelenire il clima sdrammatizzando il disagio quotidiano. Perché, alla fine, potrebbe essere davvero una risata a seppellire il clima di odio che rischia di avvelenare la politica italiana. E così l'autore televisivo, assieme al gruppo dello Studio 254, l'accademia di spettacolo e comunicazione diretta dallo stesso Lanza, è tornato a proporre al teatro Cassia di Roma "Vox Populi, La Berlusconeide".

Gli spunti, ovviamente, arrivano dalla cronaca di tutti i giorni. C'è la battuta sul sindaco di Milano Letizia Moratti: «Prima ha deciso di dedicare una via a Craxi, ora vuol dedicare una piazza a Berlusconi. Ma è indecisa fra quella del Duomo e piazzale Loreto». Poi tocca al ministro per l'Istruzione Mariastella Gelmini: «Con troppe assenze si boccia, se la stessa regola la applicano in Parlamento chi voterà poi le leggi?». La dose maggiore di battute riguardano Berlusconi e Veronica, attorno al quale si muove tutto lo spettacolo, ma non è risparmiata nemmeno l'opposizione. «L'attentatore Tartaglia, però ha una bella mira», dice l'attore toccandosi il cerotto (stasera sarà in scena senza).

Ironia su tutto, senza remore di sorta, nella convinzione che «il paese reale è meno arrabbiato di quanto lo si dipinga», dice Lanza. E allora avanti con il resto del rosario: «Silvio si è perfettamente ripreso, chiedetelo alle infermiere». «È vero, amo il cinema, volevo l'oscar mi sono accontentato di una statuetta». «Berlusconi quando visita le città non ha più bisogno di comprare i souvenir, glieli tirano dietro».





libero, 08-01-10