LETTERE. LA PERFEZIONISTA, CON QUELLA IRONICA SIMMETRIA

Ciao Cesare. L'altra sera, dopo il tuo film, sono subito andata a casa, sottraendomi all ' assembramento plaudente che ti ha giustamente raggiunto, per una sensazione che chiamerei pudore.
Il film è scorso davanti ai miei occhi in forma di tuo testamento spirituale, racchiuso in due scene: quella iniziale e quella finale , dall'ironica simmetria, come se la vita non si riducesse che a un continuo futile conflitto col proprio doppio e che prevalga l ' una o l ' altra tentazione, la vita o la morte, è sempre con noi stessi che abbiamo a che fare, sostenuti tutt ' al più dai contrafforti delle nostre abitudini, niente di più solido o convincente .
Il che mi ha costretto a chiedermi se davvero, anche per una vita come la tua, quella di un uomo ricco di idee, strumenti e incontri, la tragedia sia che tutto ciò sia destinato a finire, che a un passo da ogni sogno ci sia la morte o non piuttosto che una sottile tragedia percorra da sempre il vivere così come accade di vivere, senza che ci sia davvero un linguaggio in comune, uno spazio in cui non essere fraintesi, interpretati e mai davvero raggiunti dall 'altro, per quanto prossimo esso sia .
Ryan
23 dicembre 2009