Cesare Lanza: «Diffido di chi ha paura dell'azzardo»

di Dario Fertilio
Partiamo pure dall'Enalotto, e facciamoci venire le vertigini:
se per ognuna delle combinazioni possibili (circa 600 milioni) venisse
giocata una schedina, il cumulo dei foglietti di carta messi l'uno sull'altro
raggiungerebbe l'altezza del Monte Rosa.
Calcolo garantito da Cesare Lanza,
giornalista-saggista (e giocatore) che qualche anno fa lanciò nell'empireo
dei bestseller "La carta più alta" (pubblicato da Mondadori).
Oggi le conoscenze sull'argomento gli ispirano una
considerazione generale:
«Bisogna
diffidare di chi non gioca, molto spesso è meschino: non sa che
tutto nella vita è gioco, la scelta di una moglie, di un appartamento,
la decisione di mettere al mondo un bambino».
Sicché, attenti
ai non giocatori.
«Per lo meno è giusto considerarli illusi,
ignari del fatto che per non compromettersi si espongono ad azzardi
ben superiori».
Il gioco, insomma, come scelta
morale. «Lo
farei insegnare nelle scuole, come esercizio d'intelligenza e
preparazione alla vita, dove si deve saper perdere o vincere.
Quanto all'opinione dilagante dei moralisti che lo considerano
altamente distruttivo...»
...ma è vero
che tanti si rovinano...
«... rispondo che probabilmente sarebbero
portati comunque ad autodistruggersi in qualche modo, incappando
in un amore o un affare sbagliato».
E però una fitta da senso
di colpa, diciamo la verità, ogni giocatore la prova...
«Io
no. Però è vero che molti sono turbati dagli argomenti dei
moralisti. Gli americani, che l'hanno capito, hanno allestito
attività collaterali
nei casinò, avvenimenti "sani" per le famiglie dei giocatori».
Tanto varrebbe, allora, liberalizzare il gioco d'azzardo?
«Certo,
porterebbe turismo e lavoro. E non si parli di rischio mafioso,
perché uno
Stato deve farsi rispettare, come nel resto del mondo».
il corriere della sera, 13-08-09