«I CITTADINI DEVONO SAPERE ANCHE I GUADAGNI MILIONARI
DI
CALCIATORI, MEDICI FAMOSI, MANAGER PUBBLICI»
L'idea di rendere pubblici i compensi dei conduttori e degli ospiti Rai non allarma gli addetti
ai lavori interpellati da Stop. Che non vogliono però diventare la “categoria nel mirino”

di Antonella Silvestri

“lo sono stata tra le prime a rendere pubblico il mio compenso Rai”, chiarisce subito Alda D'Eusanio. “Due anni fa, ho dichiarato di guadagnare 300 mila euro annui per la cosiddetta "quotidianità". So bene che il nostro mestiere è ben pagato e queste cifre possono sembrare alte, in realtà sono ben guadagnate. Fabio Fazio e Michele Santoro portano a casa tantissimi soldi, ma incassano numeri auditel da capogiro. E quando i programmi vanno bene, la rete introita milioni e milioni di pubblicità”. La D'Eusanio teme solo che la pubblicazione dei compensi nei titoli di coda dei programmi possa scatenare antipatie.

“Di per sé, la decisione non avrebbe niente di scandaloso”, ammette Cesare Lanza. “Far conoscere le cifre dei costi di un'azienda pubblica è un atto dovuto. Numerose tuttavia sono le perplessità. Primo: trasmetterle per televisione sembra corrispondere più a esigenze morbose di giustizia e informazione spettacolare che a quelle di una importante divulgazione, inquadrabile in una civile convivenza. Secondo: la certezza delle cifre, a volte di difficile interpretazione, a causa di contratti complicati. Terzo: perché divulgare solo alcuni costi? Poi sarebbe giusto pubblicare anche i ricavi di un programma televisivo. E la privacy? In questo Paese, per applicare leggi sulla privacy, e non solo, si fa tutto e il contrario di tutto”.

A Cristiano Malgioglio non interessa conoscere i compensi degli altri. “A me non me ne frega un bel niente, sarà perché io non guadagno milioni di euro. Scherzi a parte, se questa proposta diventa effettiva, allora è opportuno che la si estenda a tutte le categorie di professionisti”.

Cioè, se si rendono pubblici i compensi di Carlo Conti, Massimo Giletti e Antonella Clerici, “devono essere palesati anche quelli dei calciatori e degli specialisti di grande fama. Penso agli oculisti, ai cardiologi, ai chirurghi estetici. L'importante è che si facciano programmi buoni. E comunque all'estero la gente non è così morbosamente curiosa”. Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda Rosanna Lambertucci, che dice: “Negli altri Paesi esiste già questa regola e io, sinceramente, non ci trovo niente di scandaloso.

Quando una legge viene applicata è sempre choccante. Ma bisognerebbe far sapere alla gente anche quanto guadagnano i dirigenti pubblici. Se si sta cercando di orientarsi verso la il a trasparenza, questa legge potrebbe rappresentare un primo importante passo in tal senso. L'unico timore che ho riguarda il fatto che si potrebbero stuzzicare gli appetiti dei malintenzionati. Mi spiego: la malavita potrebbe farsi viva con coloro che guadagnano ufficialmente milioni e milioni di euro”. La Lambertucci è perplessa anche sulla procedura, che trova “macchinosa e ingestibile”. “Se si devono pubblicare i compensi di tutti nei titoli di coda”, osserva, “questi ultimi quanto devono durare?”. Si dimostra un po' perplessa Francesca Senette, contrattualizzata con la Rai fino alla fine di luglio.

“Il mio compenso comprendeva la "quotidiana", nel senso che andavo in onda tutti i giorni. Devo dire che, rispetto a tanti miei colleghi, io, per quanto riguarda il compenso, ero e sono in coda, per cui non avrei provato alcun imbarazzo se si fosse saputo quanto guadagno”. L'operazione trasparenza, però, secondo lei ha un senso fino a un certo punto. “Se una persona fa bene il suo lavoro e porta a casa risultati, non ha nulla di cui vergognarsi. Penso alla Gabanelli, ma anche a tanti altri. Se vengono resi noti i nostri compensi, allora dobbiamo sapere anche quanto guadagnano i dirigenti, i professionisti di altre categorie”. È questo il "lamento" che accomuna gli addetti ai lavori, ed è difficile dar loro torto.

Stop, 02-07-10