Nei giorni seguenti, ho scoperto che Aldo
Grasso rimprovera sottilmente Gad Lerner di avermi invitato
alo scopo di fare ascolto (cosa che puntualmente si è verificata)
e che Francesco Specchia, bravo giornalista di Libero, non
solo mi imputa di aver difeso le veline che si mostrano con
il culo scoperto e le tette al vento, ma sostiene che io non
crederei in ciò che dico, visto che pubblico e
dirigo "una rivistacoltissima come l'Attimo fuggente".
Con i critici, come Grasso, che si infischiano degli
ascolti, non polemizzo, sarebbe inutile: non si curano
neanche dell'offesa che portano a milioni di telespettatori
che seguono i programmi da loro tenacemente disprezzati. Sono
un po' esasperato, invece, dalle trappole in cui cade anche
Specchia e dunque vorrei puntualizzare schematicamente,
per correttezza verso i lettori di Libero che non abbiano seguito
il programma, ciò che penso sui temi sdruccioli affrontati
con l'abituale stile fazioso e moraleggiante dall'Infedele.
1. VERONICA E IL TITOLO DI LIBERO. Mi
sarebbe piaciuto che a Specchia non fosse sfuggita l'appassionata
difesa che ho fatto dell'ormai storico titolo di Feltri: "Veronica
velina ingrata". Vittorio non ha bisogno di difensori
e tanto meno del mio sostegno, ma un chiarimento mi è sembrato
doveroso, non tanto per amicizia ma perchè, in
assenza dell'imputato, al titolo si faceva continuamente
riferimento come a un disgustoso episodio, a un intollerabile
oltraggio verso la signora Lario. Ho detto dunque che
Feltri, da grandissimo giornalista, tra le sue capacità possiede
anche quella di saper sintetizzare il comune sentire nelle
poche parole di un titolo. In questo caso il messaggio forte
(e persuasivo) era chiaro: "Cara Veronica, lei,
sia per la sua carriera di attrice sia per i ventinove anni
di matrimonio con il Cavaliere, non ha, oggi, l'autorevolezza
e la credibilità per scatenare un pandemonio del
genere: parlando delle veline come di ciarpame e manifestando
all'improvviso una intolleranza insostenibile verso gli usi
e costumi del marito." Ovviamente, un titolo dev'essere
congruo con il linguaggio usato dal giornale verso i suoi lettori:
su Libero ci sta e fa storia, sul Corriere e su altri giornali
più castigati sarebbe impensabile.
2. LE VELINE NEI PROGRAMMI TIVU. Considero
inaccettabile l'ipocrisia (furiosa) di chi detesta che in
alcuni programmi televisivi qualche bella ragazza si proponga
in abiti succinti. Allora: io non sono nè un missionario
nè un educatore, sono un artigiano che cerca di fare
il suo lavoro al meglio delle sue possibilità.
Le veline fanno parte della società di oggi, ne
prendo atto e non le combatto con l'irruenza dell'Infedele
e con la veteroindignazione delle femministe di oggi come fossero
il diavolo corruttore dei nostri tempi! Le ospito, all'occorrenza,
in tivu, con spirito libertario: rispetto le idee e le battaglie,
anche mistiche, di chiunque, ma rivendico anch'io i diritti
della mia libertà. E nei confini della mia libertà c'è il
dovere di rispondere solo a quattro riferimenti: 1. le leggi; 2.
l'editore che mi ha affidato l'incarico; 3. il pubblico, che
in qualsiasi momento può bocciarmi; 4. la mia coscienza.
Nient'altro. Più chiaramente: non influenzano le mie scelte ciò che
possano pensare, dico non a caso, Aldo Grasso o Gad Lerner,
o Francesco Specchia, le femministe o qualsiasi altro movimento
politico o pseudo politico, religioso, culturale o pseudoculturale,
eccetera.
3. REALTA' E TELEVISIONE. Ma come considero
questo tipo di televisione, di continuo sotto processo? L'ho
detto e lo ripeto: è neorealismo televisivo, paragonabile
al neorealismo cinematografico dell'immediato dopoguerra
1945/'50. Gli amici, i tronisti, gli uomini e donne di Maria
De Filippi - un genio della comunicazione - sono come gli
sciuscià di quegli anni. Come fu per De Sica, Rossellini,
anche la De Filippi e tanti altri sono apprezzati da un
certo pubblico, ma ignorati dai critici e dai moralisti,
che arrivano a capire sempre "dopo". Maria,
il Grande Fratello, il Ciao Darwin di Paolo Bonolis, l'Isola
e alcuni programmi della mia conduttrice Paola Perego
tra vent'anni saranno oggetto di studio, saranno un cult per
chi vorrà capire come si viveva agli inizi del terzo
millennio. Oggi, dobbiamo sorbirci le filippiche dei critici
prudenti e ottusi e dell'Infedele! Pazienza...
4.
LE VELINE CANDIDATE ALLE ELEZIONI. A parte il fatto
che si
tratta di un falso problema perchè le presunte
candidate nelle liste non ci sono, il confine è sempre
quello: la libertà. Ma perchè le veline
non dovrebbero avere il diritto (previsto per loro come per
tutti) di candidarsi alle elezioni? Dov'è lo scandalo?
Inveisce la signora Margherita Hack all'Infedele: perchè non
hanno alcuna competenza politica. Il ragionamento è reversibile:
la signora Hack è stimabile come scienziata, ma in politica
(per di più a 84 anni) quale competenza ha? Per
me, che si candidino tutte, dunque, le veline e la Hack: poi
alla fine gli elettori decideranno (come il pubblico in televisione).
Oppure deve decidere, preventivamente, qualcun altro? E chi?
La Hack? L'Infedele? I critici...? Sento profumo, anzi il cattivo
odore, di voglia di censura.
5. IL CORPO DELLE DONNE. Altri veementi strali, nel programma, verso le donne - Alba
Parietti è stata invitata come evidente bersaglio,
le mando tutta la mia solidarietà - che decidono di
rifarsi le tette, la bocca, ecc... Margherita Hack, sempre
lei, inveiva contro, addirittura, i "mostri".
Ma, dico io, lasciando da parte i discutibili criteri
di giudizio su ciò che e bello o no: se una donna vuole
rifarsi il seno, sarà libera di farlo o deve chiedere
il permesso alla signora Hack? Voglio dire che ciò che
rifiuto maggiormente, da liberale assoluto, è questa
proterva vocazione all'indignazione facile... Domando
e dico: ci saranno altre vere e serie motivazioni, in questo
sporco mondo, per indignarsi, piuttosto che prendersela
con qualche bella ragazza?
6. IL DOCUMENTARIO SULLA TIVU
SCANDALOSA. Infine, la scorrettezza più grave:
là dove
si scopre che da una parte ci sono liberali e libertari,
dall'altra un pericoloso fanatismo. All'Infedele è stato
mostrato un documento in cui, montando chiappa su chiappa
e tetta su tetta (tanto per strizzare l'occhio agli ascolti,
anche da moralisti!), si sosteneva implicitamente che
la televisione italiana è fatta di quel "ciarpame" a
cui alludeva la signora Lario. Un'operazione scorretta e malintenzionata,
la televisione è fatta di ben altro... Ho ricordato
che il maestro Lorin Maazel (personaggio snob e inavvicinabile,
uno che non aveva mai concesso niente di sè) ha rilasciato
a settant'anni la prima intervista della sua vita
a Paola Perego. Bene: montando solo quelle immagini, si indurrebbe
lo spettatore a pensare che "Buona domenica" sia
un programma di alta musica. Di più: Gad
Lerner in un certo momento ha detto di sè, testuale, che è anche
un maiale. Bene: montando solo quelle immagini e quelle
parole, si indurrebbe la gente a pensare che Gad sia solo un
maiale, non un ottimo giormalista che sarebbe grandissimo se
non fosse fazioso e illiberale. Bene: questi sistemi artificiosi,
queste manipolazioni a mio parere dovrebbero provocare maggior
indignazione delle tette e dei culi (ma, alla radice di tanto
sdegno, c'è forse qualche complesso sessuale?). Invece, da
libertario, ne sorrido. Fate dunque (ma lasciateci
anche fare) come preferite: il pubblico deciderà.