"continua dalla prima pagina"
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TUTTO CIÓ CHE VORRESTE SAPERE SUL
LIVORNO
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Parte
da Livorno il nostro tour tra i club calcistici di Serie A, con i percorsi da seguire per contattare
direttamente la propria squadra del cuore: indirizzi e telefoni del Livorno Calcio, ma anche posta
elettronica, siti Internet, ufficiali e non, per aprire un filo diretto con il Club, e con le tifoserie che
con più attenzione e passione seguono il Livorno. Una squadra che sta ottenendo grandi successi sotto la
guida dell'allenatore Roberto Donadoni, con difensori come Francesco Coco o Fabio Galante, e un attaccante
come Cristiano Lucarelli. E una squadra senza dubbio particolare, a partire dal colore che la
contraddistingue, l'amaranto, proseguendo con specialità che fanno parte del suo mondo, come la gustosa
Cucina Amaranto, le ispirate poesie dei tifosi o le vignette create dagli appassionati. Lirica, arte e buona
tavola insomma, come nella migliore tradizione dei toscani "doc". E proprio un "livornese" eccellente e
illustre come il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto ricevere giorni fa gli
"Amaranto" a Roma, nella splendida cornice del Vittoriano.
Rachele Zinzocchi
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Ne
abbiamo scelta una:
QUALCUNO ERA DISFATTISTA
Premessa
Con questa mia converto in amaranto l’ultimo celebre monologo dell’inarrivabile cantautore meneghino Giorgio Gaber, “Qualcuno
era comunista”, troppo presto mancato. Per cui questa non è assolutamente farina del mio sacco, ma, un banale
riadattamento del suo monologo alle vicissitudini dei colori amaranto degli ultimi dieci anni. Spero, quindi, di
piacervi e spero di non arrecare troppa sofferenza al buon Giorgio che di lassù, buonanima,sono sicuro che scruta con lo
stesso sarcasmo terreno le nostre quotidiane miserie!
Qualcuno era disfattista perché non aveva mai visto la B
Qualcuno era disfattista perché lo era il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma, no! Gli
importava una sega del calcio a lei!
Qualcuno era disfattista perché vedeva la C1 come una promessa, la B come una poesia, la A
come il paradiso terrestre e poi andava a vedè il Livorno a Perignano.
Qualcuno era disfattista perché un c’aveva un cazzo da fare.
Qualcuno era disfattista perché
sentiva troppo i gufi in gradinata.
Qualcuno era disfattista perché il barre lo esigeva, il circolo ARCI lo esigeva, i colleghi di
lavoro lo esigevano,. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era disfattista perché ir Pisa era in serie A.
Qualcuno era disfattista, malgrado il Pisa l’avessero caato in campionati a lei più consoni(
nei dilettanti).
Qualcuno era disfattista perché la trasferta più lontana era a Forcoli.
Qualcuno era disfattista anche quando poi si espugnarono campi ritenuti templi del calcio
Qualcuno era disfattista perché aveva capito che lo Spinelli un vole spende troppi vaini ma
piglia quasi sempre gioatori validi.
Qualcuno era disfattista perché ci si aveva avuto tanti presidenti prima che invece spendevano
una barca di vaini e pigliavano gioatori che facevano caà i bai..
Qualcuno era disfattista perché ci si aveva Manfreda come prima punta.
Qualcuno era disfattista perché comprando il biglietto si sentiva obbligato a esserlo.
Qualcuno era disfattista perché Carmignani quando fu esonerato un’aveva nemmeno ancora capito
lontanamente quale cazzo di squadra stava allenando.
Qualcuno era disfattista perché “allo stadio un mi ci vedano mai più!”.
Qualcuno era disfattista perché era stato a Castel di Sangro.
Qualcuno era disfattista perché era stato anche a Ferrara.
Qualcuno era disfattista perché era stato anche a Perugia.
Qualcuno era disfattista malgrado fosse stato…a Treviso.
Qualcuno era disfattista perché non ne poteva più anda’ a fa figure cacine a Ponsacco.
Qualcuno era disfattista perché voleva entrà allo stadio gratisse.
Qualcuno era disfattista proprio perché entrava allo stadio gratisse.
Qualcuno era disfattista perché “…bisogna entrà in campo e sciagattà di botte l’arbitro, così
vedi che poi ci danno i rigori!”.
Qualcuno era disfattista perché con Berlusconi al governo il Livorno un andrà mai in A...
Qualcuno era disfattista perché anche se capo del governo ci fosse Bertinotti il Livorno un’
andrà mai comunque in A...
Qualcuno era disfattista per fare rabbia a Marcoamaranto.
Qualcuno era disfattista punto e basta!
Qualcuno era disfattista perché aveva visto Deodati in tribuna.
Qualcuno era disfattista perché era più disfattista degli altri.
Qualcuno era disfattista perché l’uomo della provvidenza si chiamava Caresana
Qualcuno era disfattista perché “… a tornà giù un ci vole nulla!”.
Qualcuno era disfattista perché con questa squadra un ci salva nemmeno la Madonna di Montenero.
Qualcuno era disfattista perché andava a vedere la pallacanestro.
Qualcuno era disfattista perché abbiamo avuto le peggiori dirigenze d’Italia.
Qualcuno era disfattista perché i bilanci più negativi dei nostri, solo lo Stato Italiano!
Qualcuno era disfattista perché non ne poteva più di trent'anni C.
Qualcuno era disfattista perché senza Protti è la fine.
Qualcuno era disfattista perché Lucarelli verrà ma solo in tribuna!.
Qualcuno era disfattista perché con TELE+… solo cinquecento spettatori allo stadio!.
Qualcuno era disfattista perché con le B.A.L in curva ci avranno tutti sui coglioni!.
Qualcuno credeva di essere disfattista e basta, ed invece portava anche merda!.
Sì, qualcuno era disfattista perché, con accanto questo voglia innata di gufare, ognuno era
come… più di sé stesso. Era come… due persone in una.
Da una parte la personale fatica domenicale a trovare posto in uno stadio pieno zibillo e
aspettare per tre ore con un caldo becco od un freddo pungente e dall'altra il senso di appartenenza a una razza di
gufi, così ben radicata che proprio un c’è verso di levarsela dai coglioni!Oh, un c’è cazzi!
Così che a furia di gufare qualcuna per caso la indovinavano e allora la gente, proprio per
questo, diceva che portavano merda. .
Ed allora? Anche chi, purtroppo, gli ascoltava gufare si sentiva come in due.
Da una parte la stessa fatica domenicale, per trovare posto allo stadio con la diversa
consapevolezza, però, che a Livorno era una vita che un si andava così bene e che, comunque, gente che butta miliardi e
miliardi per fare un cazzo (alla Moratti per intenderci) un si vedrà mai, …e dall’altra?.....dall’altra la persona che
subisce lo squallore della propria sopravvivenza domenicale accanto ai sullodati squallidi gufi
Due modi distinti e distinguibili di essere tifosi amaranto.
Marcoamaranto
(da
www.alelivorno.it)

LA CUCINA AMARANTO
ACCIUGHE ALLA POVERA
Povero di nome e di fatto, questo piatto è però morto gustoso. Prima
si mangiava come piatto unio, con parecchio pane; oggi, invece s'utilizza soprattutto 'ome antipasto, mangiandone una o
due! A me, mi piace tanto.
Ingredienti per 4 persone: acciughe grosse e fresche 500gr., 1 cipolla
rossa, sale, aceto, olio d’oliva.
L’Acciughe vanno aperte, sliscate, lavate, sgrondate sul tagliere, come
faceva la mi’ nonna Italia, e poi vanno messe in un tegame, per benino, una per una, poi vanno rioperte d’Aceto, dove
s’era prima sciolto il Sale.
È proprio l’Aceto, potenziato cor Sale che fa la ‘ottura.
Vanno lasciate nel tegame per almeno 4 ore, poi vanno tirate su, e messe
in un vassoio, ci si 'ola su un po’ d’Olio, senza esagerà, e tutta la Cipolla tagliata fine, fine; ‘un c’è artro da fa:
l’Acciughe sono pronte.
Mangiatene quanto ve ne pare e poi giù Vino, bianco secco a garganella.
Se ‘r mondo fosse un xxx, Livorno sarebbe ‘r buo!
Le leggi, ‘n toscana durano una settimana, a Livorno un giorno!
Uliano
ARAGOSTA ALLA LIVORNESE
Più che artro questa era una ricetta “virtuale” perché vaini per
compra' l’Aragosta ‘un ce n’era e chi le pescava andava di ‘orsa a vendile.
Varche vorta poteva capita' di mangialla e allora si faceva 'osì.
Ingredienti per 4 persone: 2 aragoste da mezzo chilo l’una, 1 bicchiere di
vino bianco secco, 2 cucchiai di concentrato di pomodoro, 5 pomodori maturi, olio d’oliva, 1 cipolla, 1 costa di sedano,
1 carota, 2 spicchi d’aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato, sale, pepe.
Mentre in una pentola s’è messa l’acqua a bollì, bisogna lavà e spazzolà
bene l’Aragoste belle vive; appena l’acqua bolle bisogna mettici l’Aragoste a testa in giù e lasciaccele per una ventina
di minuti. Poi, tiratele su, apritegli il dorso con un bel coltello affilato o con un paio di forbici robuste per tutta
la lunghezza, fatene 4 be' pezzi e lasciatele lì ad aspettà, tanto ‘une scappano. In un tegame fate soffrigge' con
l’Olio la Cipolla tagliata fine, l’Aglio, la 'Arota a fettine; metteteci dopo la porpa dei Pomodori freschi prima
sbollettati; fate ritirà un poìno e a questo punto, se varcheduno ‘un ve l'a fregate, buttate nel tegame l’Aragoste.
Subito dopo nel tegame bisogna aggiunge', Vino bianco, Sale, Pepe, il concentrato di Pomodoro. Copri' il tegame e 'un
tocca' più niente per almeno quindici minuti. Ricordatevi di servì l’Aragosta bella carda, con sopra una abbondante
spruzzata di Prezzemolo fresco. Se c’erano i soldi per l’Aragoste e ne sono avanzati, ci starebbe bene becci anche un
paio di calici di Sciampagne, sennò rifatevi con il Vino bianco: va bene lostesso.
Se vo’ fà come ti pare, vai a Livorno!
Ha visto più schizzi lei delli scogli di ‘alafuria!
Uliano
AVANZI BONI
Ci voleva tutta la fantasia del popolo Livornese per inventassi questo
piatto, ma si sa quando c’è la fame il cervello viaggia a mille! Però io l’ho mangiato e vi dio che è bono, anzi
bonissimo, soprattutto se la pancia è vota.
Quando l’omini tornavano a casa stanchi per avè passato tutto il giorno a
lavorà al cantieri o all’Anaci, le donne gli presentavano l’Avanzi, come se fosse stato il meglio piatto del mondo. A
chi si lamentava, varcheduna più sveglia, con un bel sorriso aggiungeva: “Mangia ber mi topo che n’hai bisogno pe’
stanotte”, facendo immagina' chissà quali follie, che poi svanivano cor sonno e cor Ponce!
Ingredienti: lesso avanzato, patate il doppio del lesso, aglio, olio
d’oliva, ramerino, concentrato di pomodoro, sale, pepe, prezzemolo.
Deh! qui c’è poo da dì, ci vole un bel Tegame, dove ci si mette l’Olio
d’Oliva, l’Aglio e il Ramerino a soffrigge, quando l’Aglio è rosolato aggiungere le Patate a trocchetti, Sale e Pepe;
mentre le patate cuociono aggiungere il concentrato di Pomodoro perché tutto prenda un bel colore rosso.
Se necessario, mentre rigirate le patate metteteci anche un po’ d’acqua
perché le Patate devono essere ben cotte; anzi, se si sfanno un po’ ‘un c’è niente di male.
Quando le patate enno ‘otte, ci si pole buttà il Lesso fatto a pezzetti; a
questo punto fate cuocere, girando spesso, per ancora varche minuto e servite l’Avanzi nei piatti con una bella
spruzzatina di Prezzemolo tritato.
‘Un mi raccontate vello che succede la notte, tanto lo so: Nulla!
Se donna ‘un vole, omo ‘un pole
A Livorno ir peggio portuale sona ir violino co’ piedi
Uliano
CACCIUCCO
Il re dei piatti Livornesi va fatto con amore, sennò è meglio ‘un
fallo; ci vole pazienza e bona volontà.
Cor Cacciucco ci si beve il Vino, ma deve essere Vino Rosso, leggero, non
troppo invecchiato. C’è chi il Cacciucco lo da anche a’ bimbi, come quella donna di Venezia che portò il su’ bimbo dal
Dottore perché sbarellava. Il Dottore glielo disse subito “Ma questo bimbo ha bevuto il Vino! ai bimbi gli si da il
Latte “ e su’ madre: “ Deh, Dottore col Cacciucco ‘un ci si beve mia il latte”
Quando si mangia il Cacciucco, nun ci devono essere pisani intorno: ”Porta
male”
Ingredienti per sei persone: seppie nostrali 500 gr., porpi di scoglio di
calafuria 500gr., palombo fresco 300 gr., un po’ di grongo, pesce da zuppa 500 gr. (scorpano, gallinella, cappone, una
triglietta ), grongo, frutti di mare freschi, ma solo datteri e vongole, 500 gr., crostacei 500 gr. (gamberoni, ciàle,
scampi, gamberi), vino bianco, olio d’oliva, aglio, salvia, peperoncino, concentrato di pomodoro, fette di pane
abbrustolito, strusciato coll’aglio e pepato.
Il Cacciucco, si fa cosi. Si mette al fuoco un bel Tegame, (non quello di
mi madre!). Nel Tegame ci si mette Olio d’oliva, Aglio, Salvia e Peperoncino, e si soffrigge.
Poi ci si butta dentro i Porpi e le Seppie tagliati a troccoli, un
bicchiere di Vino bianco, e un po’ di 'oncentrato di Pomodoro, in modo che la roba cominci a diventare rossa.
Bisogna ogni tanto rimescolà e va fatto coce' per almeno mezzora.
Mentre coce, bisogna man mano buttacci dentro i pezzi tagliati, di
Palombo, di Grongo e di Pesce da zuppa. Un po’ dopo, gamberoni, ciàle, scampi e gamberi
Qualche pezzo di Pesce, e le teste, cotte e passate con lo schiacciatutto
servono per farci, con gli odori e un po’ di Pomodoro, un brodino denso, da bagnacci il Pane abbrustolito e strusciato
con l’Aglio.
Passata la mezz’oretta di ‘ottura, bisogna che i Porpi e le Seppie siano
diventati teneri, si butta nel tegame i frutti di mare con gusci e tutto.
Dopo sei/ sette minuti, appena i gusci si saranno aperti, si spenge il
fuoco.
Il pane abbrustolito e agliato si mette nel piatto e si comincia a
buttacci su Pesce, sugo, Datteri, Vongole e Crostacei come se piovesse, stando attenti a non fare i furbi e, a ‘un
pigliassi per se le parti meglio: si dice che varcheduno abbia ammazzato la mamma per un Cacciucco servito da furbi!
Mentre si mangia, si pole usà anche le mani, ci si beve il Vino rosso e
leggero. Alla fine ci manca una cosa sola: il Ponce! quello livornese con le sue varianti, Torpedine, Bomba e a Vela.
A un Livornese ci vole cento lire a fallo comincià e mille a fallo smette!
Chi ride di Venerdì, piange di Domenia
Uliano
CAVOLO STRASCIÀTO
In lingua italiana sarebbe Cavolo strascicato, ma detto a Livorno
farebbe ride’, e chi lo dicesse non potrebbe che far pensare a varche fiorentino “dell’altra sponda” come volgarmente si
dice.
Anche questo piatto la dice tutta sulla povertà di certi Livornesi, che si
riempivano la pancia come potevano.
Ingredienti per 4 persone: cavolfiore 1, olio d’oliva, aglio e semi di
xxx, peperoncino, un cucchiaio di concentrato di pomodoro, sciolto nell’acqua.
Bisogna prendere un Tegame, “e lo ridici!” qualcuno commenterà; ma come ho
più volte scritto a Livorno è difficile che in ogni casa non ci sia un “Tegame”; poi si fa un soffritto con Olio, Aglio,
Peperoncino, semi di xxx.
Quando è pronto il soffritto, si può buttare nel tegame il concentrato
sciolto in un po’ d’acqua calda. A questo punto bisogna mettere a cuocere le foglie e le costole del cavolo; occorre
stare attenti che nel tegame ci sia sempre del sugo, sennò bisogna aggiungere un po’ d’acqua a mano a mano.
Chi pole ci metterà un po’ di brodo, ma l’acqua va bene lo stesso; il
tegame deve essere coperto, ma spesso bisogna girare l’intruglio fino a che le foglie siano morbide.
A questo punto buttateci la palla del cavolo fatta a pezzi, e girate e
rigirate ancora per almeno tre quarti d’ora.
È bono e ci si mangia parecchio pane; a quei tempi ci voleva, per
sfamassi.
Il Vino è a scelta, bianco o rosso è uguale.
Chi ha xxx ha fame, chi ha xxx ha pane
Uno alla vorta in collo a mamma
Uliano
(da
www.alelivorno.it)

LE VIGNETTE DI ALÈ LIVORNO
L'AUTORE
CHI E' RICCARDO LANZILLO

Nato
il 23 marzo 1972, dimostrò sin dai primi anni di vita una sviscerata passione per il disegno e la pittura: a sei anni
gli regalarono un cavalletto ed una tavolozza che segnarono l’inizio della sua passione artistica. Comincio ad
imbrattare le prime tele prima con le tempere, poi con l’acquerello ed in fine la pittura ad olio. Riccardo, non ha mai
frequentato studi o corsi artistici, ma è un completo autodidatta. Nel 1985 e nel ’86 i primi riconoscimenti ottenuti a
concorsi di pittura estemporanea con i suoi coetanei; ma la sua gran passione erano le caricature… forse perché
apprezzate e richieste da tutti… o almeno così credeva, ma si dovette ricredere quando un professore di chimica, forse
un po’ troppo permaloso, non digerì la sua caricatura e si vendico rimandando Riccardo agli esami di riparazione
settembrini. Quello fu un errore, tanto da fargli dire: mai più caricature ai professori! Ma non mutò tuttavia la sua
passione e ha continuato a ritrarre le persone a lui vicine. Poi un po’ per gioco ha cominciato con le caricature del
Livorno, facendo così sposare le sue più grandi passioni: il disegno ed il Livorno; da prima con la caricatura di Igor
Protti inviata quasi per caso ad Alè Livorno, per vedere se apprezzata o no; e da li, ha continuato con gli altri Ivan,
Martino, Piovani, Ruotolo, Passoni, Lucarelli ecc sperando di fare a tutti gli affezionati del sito cosa gradita…
La
tecnica:
Caricature pitturate ad acquerello, arricchito con pennarello e penna biro nera.
Scrivi a Riccardo:
rikilanz@interfree.it
|
La formazione
A. Lucarelli
Vargas
Vigiani
Passoni
Colomba
I gemelli
C. Lucarelli
Donadoni
Il goleador
Protti Re
Protti
Grauso
Ruotolo
Doga
Melara
Balleri
Danilevicius
Spinelli in serie C
GLI EX AMARANTO DELLE PASSATE STAGIONI
Mazzarri
Chiellini
Vanigli
Cannarsa
Fanucci
Biliotti
Ciaramitaro
Saverino
Donadoni
Dona-doni
Mezzanotti
Piovani
Negri
Bortolazzi
Aldegani
Enyinnayia
Tulli
"Binho" Cribari
Scichilone
Palmieri / Amelia
Jaconi
Osvaldo d'aprile
Ivan
Gelsi
Martino
Alteri
Stefani
Basso
Serafini
Poster trasferta |
(da
www.alelivorno.it)

L’ESPERTO AMARANTO
Sta per tornare il gioco dei tifosi del Livorno
Chi lo desidera potrà confermare la vecchia iscrizione
Si
avvicina l'inizio del campionato e torniamo a parlare de L'Esperto Amaranto, il gioco di Alè Livorno che ha riscosso un
grande successo tra i tifosi. Prima di iniziare a giocare però abbiamo bisogno di aggiornare i database degli iscritti
ed è per questo che chiediamo adesso a chi ha giocato lo scorso anno di confermare o meno la propria iscrizione. Chi
desidera confermare il nickname dello scorso anno è pregato di farlo al più presto scrivendo un'email a
espertoamaranto@vasomik.it.
Chi invece avesse
intenzione di cambiare il proprio nome, o chi desidera iscriversi per la prima volta non dovrà fare altro che attendere
l'apertura delle nuove iscrizioni che avverrà tra breve e che sarà comunicata prossimamente.
(da
www.alelivorno.it)

L’INNO AMARANTO
"Per l'Unione
Sportiva Livorno"
Parole: G. Campi
Musica: A. Montanari
Baldi e fieri venite o compagni,
l’inno sacro al trionfo s’intuoni,
salga l’urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip
hurrà!
Campi e prati baciati dal sole,
Il bel mare increspato dai venti,
ecco i luoghi dei nostri cimenti,
i teatri del nostro valor.
Per l’Unione Sportiva Livorno,
pei suoi baldi, gloriosi, campioni,
s’alzi l’urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip hurrà!
L’amaranto è la nostra bandiera,
giovinezza la salda speranza,
nella forza la sola baldanza,
fine e premio soltanto l’onor.
Bel colore di nostra divisa,
non piegare un istante giammai,
ma tra gli altri superbo tu vai,
senza macchia, senz’ombra, o color!
(da
www.livornocalcio.it)
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TUTTO CIÓ CHE VORRESTE SAPERE SUL LIVORNO
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Parte
da Livorno il nostro tour tra i club calcistici di Serie A, con i percorsi da seguire per contattare direttamente la propria squadra del
cuore: indirizzi e telefoni del Livorno Calcio, ma anche posta elettronica, siti Internet, ufficiali e non, per aprire un filo diretto con
il Club, e con le tifoserie che con più attenzione e passione seguono il Livorno. Una squadra che sta ottenendo grandi successi sotto la
guida dell'allenatore Roberto Donadoni, con difensori come Francesco Coco o Fabio Galante, e un attaccante come Cristiano Lucarelli. E una
squadra senza dubbio particolare, a partire dal colore che la contraddistingue, l'amaranto, proseguendo con specialità che fanno parte del
suo mondo, come la gustosa Cucina Amaranto, le ispirate poesie dei tifosi o le vignette create dagli appassionati. Lirica, arte e buona
tavola insomma, come nella migliore tradizione dei toscani "doc". E proprio un "livornese" eccellente e illustre come il Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto ricevere giorni fa gli "Amaranto" a Roma, nella splendida cornice del Vittoriano.
Rachele Zinzocchi
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Ne abbiamo scelta una:
QUALCUNO ERA
DISFATTISTA
Premessa
Con questa mia converto in amaranto l’ultimo celebre monologo dell’inarrivabile cantautore meneghino Giorgio Gaber, “Qualcuno era comunista”,
troppo presto mancato. Per cui questa non è assolutamente farina del mio sacco, ma, un banale riadattamento del suo monologo alle vicissitudini dei
colori amaranto degli ultimi dieci anni. Spero, quindi, di piacervi e spero di non arrecare troppa sofferenza al buon Giorgio che di lassù,
buonanima,sono sicuro che scruta con lo stesso sarcasmo terreno le nostre quotidiane miserie!
Qualcuno era disfattista perché
non aveva mai visto la B
Qualcuno era disfattista perché lo era il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma, no! Gli importava una sega del calcio a lei!
Qualcuno era disfattista perché vedeva la C1 come una promessa, la B come una poesia, la A come il paradiso terrestre e poi
andava a vedè il Livorno a Perignano.
Qualcuno era disfattista perché un c’aveva un cazzo da fare.
Qualcuno era disfattista perché sentiva troppo i gufi in gradinata.
Qualcuno era disfattista perché il barre lo esigeva, il circolo ARCI lo esigeva, i colleghi di lavoro lo esigevano,. . . lo
esigevano tutti.
Qualcuno era disfattista perché ir Pisa era in serie A.
Qualcuno era disfattista, malgrado il Pisa l’avessero caato in campionati a lei più consoni( nei dilettanti).
Qualcuno era disfattista perché la trasferta più lontana era a Forcoli.
Qualcuno era disfattista anche quando poi si espugnarono campi ritenuti templi del calcio
Qualcuno era disfattista perché aveva capito che lo Spinelli un vole spende troppi vaini ma piglia quasi sempre gioatori
validi.
Qualcuno era disfattista perché ci si aveva avuto tanti presidenti prima che invece spendevano una barca di vaini e pigliavano
gioatori che facevano caà i bai..
Qualcuno era disfattista perché ci si aveva Manfreda come prima punta.
Qualcuno era disfattista perché comprando il biglietto si sentiva obbligato a esserlo.
Qualcuno era disfattista perché Carmignani quando fu esonerato un’aveva nemmeno ancora capito lontanamente quale cazzo di
squadra stava allenando.
Qualcuno era disfattista perché “allo stadio un mi ci vedano mai più!”.
Qualcuno era disfattista perché era stato a Castel di Sangro.
Qualcuno era disfattista perché era stato anche a Ferrara.
Qualcuno era disfattista perché era stato anche a Perugia.
Qualcuno era disfattista malgrado fosse stato…a Treviso.
Qualcuno era disfattista perché non ne poteva più anda’ a fa figure cacine a Ponsacco.
Qualcuno era disfattista perché voleva entrà allo stadio gratisse.
Qualcuno era disfattista proprio perché entrava allo stadio gratisse.
Qualcuno era disfattista perché “…bisogna entrà in campo e sciagattà di botte l’arbitro, così vedi che poi ci danno i
rigori!”.
Qualcuno era disfattista perché con Berlusconi al governo il Livorno un andrà mai in A...
Qualcuno era disfattista perché anche se capo del governo ci fosse Bertinotti il Livorno un’ andrà mai comunque in A...
Qualcuno era disfattista per fare rabbia a Marcoamaranto.
Qualcuno era disfattista punto e basta!
Qualcuno era disfattista perché aveva visto Deodati in tribuna.
Qualcuno era disfattista perché era più disfattista degli altri.
Qualcuno era disfattista perché l’uomo della provvidenza si chiamava Caresana
Qualcuno era disfattista perché “… a tornà giù un ci vole nulla!”.
Qualcuno era disfattista perché con questa squadra un ci salva nemmeno la Madonna di Montenero.
Qualcuno era disfattista perché andava a vedere la pallacanestro.
Qualcuno era disfattista perché abbiamo avuto le peggiori dirigenze d’Italia.
Qualcuno era disfattista perché i bilanci più negativi dei nostri, solo lo Stato Italiano!
Qualcuno era disfattista perché non ne poteva più di trent'anni C.
Qualcuno era disfattista perché senza Protti è la fine.
Qualcuno era disfattista perché Lucarelli verrà ma solo in tribuna!.
Qualcuno era disfattista perché con TELE+… solo cinquecento spettatori allo stadio!.
Qualcuno era disfattista perché con le B.A.L in curva ci avranno tutti sui coglioni!.
Qualcuno credeva di essere disfattista e basta, ed invece portava anche merda!.
Sì, qualcuno era disfattista perché, con accanto questo voglia innata di gufare, ognuno era come… più di sé stesso. Era
come… due persone in una.
Da una parte la personale fatica domenicale a trovare posto in uno stadio pieno zibillo e aspettare per tre ore con un caldo
becco od un freddo pungente e dall'altra il senso di appartenenza a una razza di gufi, così ben radicata che proprio un c’è verso di levarsela dai
coglioni!Oh, un c’è cazzi!
Così che a furia di gufare qualcuna per caso la indovinavano e allora la gente, proprio per questo, diceva che portavano
merda. .
Ed allora? Anche chi, purtroppo, gli ascoltava gufare si sentiva come in due.
Da una parte la stessa fatica domenicale, per trovare posto allo stadio con la diversa consapevolezza, però, che a Livorno
era una vita che un si andava così bene e che, comunque, gente che butta miliardi e miliardi per fare un cazzo (alla Moratti per intenderci) un si
vedrà mai, …e dall’altra?.....dall’altra la persona che subisce lo squallore della propria sopravvivenza domenicale accanto ai sullodati squallidi gufi
Due modi distinti e distinguibili di essere tifosi amaranto.
Marcoamaranto
(da
www.alelivorno.it)

LA CUCINA AMARANTO
ACCIUGHE
ALLA POVERA
Povero di nome e di fatto, questo piatto è però morto gustoso. Prima si mangiava come piatto unio, con
parecchio pane; oggi, invece s'utilizza soprattutto 'ome antipasto, mangiandone una o due! A me, mi piace tanto.
Ingredienti per 4 persone: acciughe grosse e fresche 500gr., 1 cipolla rossa, sale, aceto, olio d’oliva.
L’Acciughe vanno aperte, sliscate, lavate, sgrondate sul tagliere, come faceva la mi’ nonna Italia, e poi
vanno messe in un tegame, per benino, una per una, poi vanno rioperte d’Aceto, dove s’era prima sciolto il Sale.
È proprio l’Aceto, potenziato cor Sale che fa la ‘ottura.
Vanno lasciate nel tegame per almeno 4 ore, poi vanno tirate su, e messe in un vassoio, ci si 'ola su un
po’ d’Olio, senza esagerà, e tutta la Cipolla tagliata fine, fine; ‘un c’è artro da fa: l’Acciughe sono pronte.
Mangiatene quanto ve ne pare e poi giù Vino, bianco secco a garganella.
Se ‘r mondo fosse un xxx, Livorno sarebbe ‘r buo!
Le leggi, ‘n toscana durano una settimana, a Livorno un giorno!
Uliano
ARAGOSTA ALLA LIVORNESE
Più che artro questa era una ricetta “virtuale” perché vaini per compra' l’Aragosta ‘un ce n’era e chi
le pescava andava di ‘orsa a vendile.
Varche vorta poteva capita' di mangialla e allora si faceva 'osì.
Ingredienti per 4 persone: 2 aragoste da mezzo chilo l’una, 1 bicchiere di vino bianco secco, 2 cucchiai
di concentrato di pomodoro, 5 pomodori maturi, olio d’oliva, 1 cipolla, 1 costa di sedano, 1 carota, 2 spicchi d’aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo fresco
tritato, sale, pepe.
Mentre in una pentola s’è messa l’acqua a bollì, bisogna lavà e spazzolà bene l’Aragoste belle vive;
appena l’acqua bolle bisogna mettici l’Aragoste a testa in giù e lasciaccele per una ventina di minuti. Poi, tiratele su, apritegli il dorso con un bel
coltello affilato o con un paio di forbici robuste per tutta la lunghezza, fatene 4 be' pezzi e lasciatele lì ad aspettà, tanto ‘une scappano. In un
tegame fate soffrigge' con l’Olio la Cipolla tagliata fine, l’Aglio, la 'Arota a fettine; metteteci dopo la porpa dei Pomodori freschi prima
sbollettati; fate ritirà un poìno e a questo punto, se varcheduno ‘un ve l'a fregate, buttate nel tegame l’Aragoste. Subito dopo nel tegame bisogna
aggiunge', Vino bianco, Sale, Pepe, il concentrato di Pomodoro. Copri' il tegame e 'un tocca' più niente per almeno quindici minuti. Ricordatevi di
servì l’Aragosta bella carda, con sopra una abbondante spruzzata di Prezzemolo fresco. Se c’erano i soldi per l’Aragoste e ne sono avanzati, ci starebbe
bene becci anche un paio di calici di Sciampagne, sennò rifatevi con il Vino bianco: va bene lostesso.
Se vo’ fà come ti pare, vai a Livorno!
Ha visto più schizzi lei delli scogli di ‘alafuria!
Uliano
AVANZI BONI
Ci voleva tutta la fantasia del popolo Livornese per inventassi questo piatto, ma si sa quando c’è la
fame il cervello viaggia a mille! Però io l’ho mangiato e vi dio che è bono, anzi bonissimo, soprattutto se la pancia è vota.
Quando l’omini tornavano a casa stanchi per avè passato tutto il giorno a lavorà al cantieri o all’Anaci,
le donne gli presentavano l’Avanzi, come se fosse stato il meglio piatto del mondo. A chi si lamentava, varcheduna più sveglia, con un bel sorriso
aggiungeva: “Mangia ber mi topo che n’hai bisogno pe’ stanotte”, facendo immagina' chissà quali follie, che poi svanivano cor sonno e cor Ponce!
Ingredienti: lesso avanzato, patate il doppio del lesso, aglio, olio d’oliva, ramerino, concentrato di
pomodoro, sale, pepe, prezzemolo.
Deh! qui c’è poo da dì, ci vole un bel Tegame, dove ci si mette l’Olio d’Oliva, l’Aglio e il Ramerino a
soffrigge, quando l’Aglio è rosolato aggiungere le Patate a trocchetti, Sale e Pepe; mentre le patate cuociono aggiungere il concentrato di Pomodoro
perché tutto prenda un bel colore rosso.
Se necessario, mentre rigirate le patate metteteci anche un po’ d’acqua perché le Patate devono essere ben
cotte; anzi, se si sfanno un po’ ‘un c’è niente di male.
Quando le patate enno ‘otte, ci si pole buttà il Lesso fatto a pezzetti; a questo punto fate cuocere,
girando spesso, per ancora varche minuto e servite l’Avanzi nei piatti con una bella spruzzatina di Prezzemolo tritato.
‘Un mi raccontate vello che succede la notte, tanto lo so: Nulla!
Se donna ‘un vole, omo ‘un pole
A Livorno ir peggio portuale sona ir violino co’ piedi
Uliano
CACCIUCCO
Il re dei piatti Livornesi va fatto con amore, sennò è meglio ‘un fallo; ci vole pazienza e bona
volontà.
Cor Cacciucco ci si beve il Vino, ma deve essere Vino Rosso, leggero, non troppo invecchiato. C’è chi il
Cacciucco lo da anche a’ bimbi, come quella donna di Venezia che portò il su’ bimbo dal Dottore perché sbarellava. Il Dottore glielo disse subito “Ma
questo bimbo ha bevuto il Vino! ai bimbi gli si da il Latte “ e su’ madre: “ Deh, Dottore col Cacciucco ‘un ci si beve mia il latte”
Quando si mangia il Cacciucco, nun ci devono essere pisani intorno: ”Porta male”
Ingredienti per sei persone: seppie nostrali 500 gr., porpi di scoglio di calafuria 500gr., palombo fresco
300 gr., un po’ di grongo, pesce da zuppa 500 gr. (scorpano, gallinella, cappone, una triglietta ), grongo, frutti di mare freschi, ma solo datteri e
vongole, 500 gr., crostacei 500 gr. (gamberoni, ciàle, scampi, gamberi), vino bianco, olio d’oliva, aglio, salvia, peperoncino, concentrato di pomodoro,
fette di pane abbrustolito, strusciato coll’aglio e pepato.
Il Cacciucco, si fa cosi. Si mette al fuoco un bel Tegame, (non quello di mi madre!). Nel Tegame ci si
mette Olio d’oliva, Aglio, Salvia e Peperoncino, e si soffrigge.
Poi ci si butta dentro i Porpi e le Seppie tagliati a troccoli, un bicchiere di Vino bianco, e un po’ di
'oncentrato di Pomodoro, in modo che la roba cominci a diventare rossa.
Bisogna ogni tanto rimescolà e va fatto coce' per almeno mezzora.
Mentre coce, bisogna man mano buttacci dentro i pezzi tagliati, di Palombo, di Grongo e di Pesce da zuppa.
Un po’ dopo, gamberoni, ciàle, scampi e gamberi
Qualche pezzo di Pesce, e le teste, cotte e passate con lo schiacciatutto servono per farci, con gli odori
e un po’ di Pomodoro, un brodino denso, da bagnacci il Pane abbrustolito e strusciato con l’Aglio.
Passata la mezz’oretta di ‘ottura, bisogna che i Porpi e le Seppie siano diventati teneri, si butta nel
tegame i frutti di mare con gusci e tutto.
Dopo sei/ sette minuti, appena i gusci si saranno aperti, si spenge il fuoco.
Il pane abbrustolito e agliato si mette nel piatto e si comincia a buttacci su Pesce, sugo, Datteri,
Vongole e Crostacei come se piovesse, stando attenti a non fare i furbi e, a ‘un pigliassi per se le parti meglio: si dice che varcheduno abbia
ammazzato la mamma per un Cacciucco servito da furbi!
Mentre si mangia, si pole usà anche le mani, ci si beve il Vino rosso e leggero. Alla fine ci manca una
cosa sola: il Ponce! quello livornese con le sue varianti, Torpedine, Bomba e a Vela.
A un Livornese ci vole cento lire a fallo comincià e mille a fallo smette!
Chi ride di Venerdì, piange di Domenia
Uliano
CAVOLO
STRASCIÀTO
In lingua italiana sarebbe Cavolo strascicato, ma detto a Livorno farebbe ride’, e chi lo dicesse non
potrebbe che far pensare a varche fiorentino “dell’altra sponda” come volgarmente si dice.
Anche questo piatto la dice tutta sulla povertà di certi Livornesi, che si riempivano la pancia come
potevano.
Ingredienti per 4 persone: cavolfiore 1, olio d’oliva, aglio e semi di xxx, peperoncino, un cucchiaio di
concentrato di pomodoro, sciolto nell’acqua.
Bisogna prendere un Tegame, “e lo ridici!” qualcuno commenterà; ma come ho più volte scritto a Livorno è
difficile che in ogni casa non ci sia un “Tegame”; poi si fa un soffritto con Olio, Aglio, Peperoncino, semi di xxx.
Quando è pronto il soffritto, si può buttare nel tegame il concentrato sciolto in un po’ d’acqua calda. A
questo punto bisogna mettere a cuocere le foglie e le costole del cavolo; occorre stare attenti che nel tegame ci sia sempre del sugo, sennò bisogna
aggiungere un po’ d’acqua a mano a mano.
Chi pole ci metterà un po’ di brodo, ma l’acqua va bene lo stesso; il tegame deve essere coperto, ma
spesso bisogna girare l’intruglio fino a che le foglie siano morbide.
A questo punto buttateci la palla del cavolo fatta a pezzi, e girate e rigirate ancora per almeno tre
quarti d’ora.
È bono e ci si mangia parecchio pane; a quei tempi ci voleva, per sfamassi.
Il Vino è a scelta, bianco o rosso è uguale.
Chi ha xxx ha fame, chi ha xxx ha pane
Uno alla vorta in collo a mamma
Uliano
(da
www.alelivorno.it)

LE VIGNETTE DI ALÈ LIVORNO
L'AUTORE
CHI E' RICCARDO LANZILLO

Nato il 23 marzo 1972, dimostrò sin
dai primi anni di vita una sviscerata passione per il disegno e la pittura: a sei anni gli regalarono un cavalletto ed una tavolozza che segnarono
l’inizio della sua passione artistica. Comincio ad imbrattare le prime tele prima con le tempere, poi con l’acquerello ed in fine la pittura ad olio.
Riccardo, non ha mai frequentato studi o corsi artistici, ma è un completo autodidatta. Nel 1985 e nel ’86 i primi riconoscimenti ottenuti a concorsi di
pittura estemporanea con i suoi coetanei; ma la sua gran passione erano le caricature… forse perché apprezzate e richieste da tutti… o almeno così
credeva, ma si dovette ricredere quando un professore di chimica, forse un po’ troppo permaloso, non digerì la sua caricatura e si vendico rimandando
Riccardo agli esami di riparazione settembrini. Quello fu un errore, tanto da fargli dire: mai più caricature ai professori! Ma non mutò tuttavia la sua
passione e ha continuato a ritrarre le persone a lui vicine. Poi un po’ per gioco ha cominciato con le caricature del Livorno, facendo così sposare le
sue più grandi passioni: il disegno ed il Livorno; da prima con la caricatura di Igor Protti inviata quasi per caso ad Alè Livorno, per vedere se
apprezzata o no; e da li, ha continuato con gli altri Ivan, Martino, Piovani, Ruotolo, Passoni, Lucarelli ecc sperando di fare a tutti gli affezionati
del sito cosa gradita…
La tecnica:
Caricature pitturate ad acquerello,
arricchito con pennarello e penna biro nera.
Scrivi a Riccardo:
rikilanz@interfree.it
|
La formazione
A. Lucarelli
Vargas
Vigiani
Passoni
Colomba
I gemelli
C. Lucarelli
Donadoni
Il goleador
Protti Re
Protti
Grauso
Ruotolo
Doga
Melara
Balleri
Danilevicius
Spinelli in serie C
GLI EX AMARANTO DELLE PASSATE STAGIONI
Mazzarri
Chiellini
Vanigli
Cannarsa
Fanucci
Biliotti
Ciaramitaro
Saverino
Donadoni
Dona-doni
Mezzanotti
Piovani
Negri
Bortolazzi
Aldegani
Enyinnayia
Tulli
"Binho" Cribari
Scichilone
Palmieri / Amelia
Jaconi
Osvaldo d'aprile
Ivan
Gelsi
Martino
Alteri
Stefani
Basso
Serafini
Poster trasferta |
(da
www.alelivorno.it)

L’ESPERTO AMARANTO
Sta per tornare il gioco dei
tifosi del Livorno
Chi lo desidera potrà confermare la vecchia iscrizione
Si avvicina l'inizio del campionato e
torniamo a parlare de L'Esperto Amaranto, il gioco di Alè Livorno che ha riscosso un grande successo tra i tifosi. Prima di iniziare a giocare però
abbiamo bisogno di aggiornare i database degli iscritti ed è per questo che chiediamo adesso a chi ha giocato lo scorso anno di confermare o meno la
propria iscrizione. Chi desidera confermare il nickname dello scorso anno è pregato di farlo al più presto scrivendo un'email a
espertoamaranto@vasomik.it. Chi invece avesse
intenzione di cambiare il proprio
nome, o chi desidera iscriversi per la prima volta non dovrà fare altro che attendere l'apertura delle nuove iscrizioni che avverrà tra breve e che sarà
comunicata prossimamente.
(da
www.alelivorno.it)

L’INNO AMARANTO
"Per l'Unione Sportiva Livorno"
Parole: G. Campi
Musica: A. Montanari
Baldi e fieri venite o compagni,
l’inno sacro al trionfo s’intuoni,
salga l’urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip
hurrà!
Campi e prati baciati dal sole,
Il bel mare increspato dai venti,
ecco i luoghi dei nostri cimenti,
i teatri del nostro valor.
Per l’Unione Sportiva Livorno,
pei suoi baldi, gloriosi, campioni,
s’alzi l’urlo dei nostri polmoni:
hip
hurrà, hip hurrà, hip hurrà!
L’amaranto è la nostra bandiera,
giovinezza la salda speranza,
nella forza la sola baldanza,
fine e premio soltanto l’onor.
Bel colore di nostra divisa,
non piegare un istante giammai,
ma tra gli altri superbo tu vai,
senza macchia, senz’ombra, o color!
(da
www.livornocalcio.it)
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