PAOLO BONOLIS SU LIBERO,  REPLICA A UN ATTACCO DI BIAGIO AGNES
"NON MI RIPRENDEREBBE? IO NON TORNEREI MAI IN RAI SE CI FOSSE LUI"
E invita i protagonisti del mondo dello spettacolo a darsi una calmata: "Facciamo tivu, non dipendono da noi i destini del mondo"
 
 
di Cesare Lanza

 

(dalle agenzie e da Libero) Paolo Bonolis ha finito di girare la prima parte del suo primo film (“Commedia sexy”, regista Alessandro D’Alatri) e tornerà a Roma, per nuove riprese, nella seconda metà di giugno. Cesare Lanza lo ha intervistato per Libero durante questa pausa televisiva perché il conduttore ha qualcosa da chiarire con colleghi, critici e detrattori.

Paolo, chissà se tu sei irritato... Per me è divertente constatare che ogni tanto, senza motivo, qualcuno ti tira in ballo - con i pretesti più bizzarri.

«Ah, ho già capito ora, a chi ti riferisci».

A Biagione Agnes, che su Panorama...

« ... Spara a vanvera, dicendo che sono un mercenario abituato a passare da Rai a Mediaset, e viceversa, solo per denaro».

E aggiunge che non ti riprenderebbe mai alla Rai.

«Per andarmene dalla Rai, Agnes dimentica che dovevo esserci venuto. O no? E che c’ero venuto accettando di guadagnare la metà della metà di quanto percepivo Mediaset. E perché? Perché, come sempre nella mia carriera, avevo un progetto da realizzare. Poi, quando non è stato più possibile mandare avanti i miei progetti, me ne sono andato. Ma ciò che mi offende è altro...».

Cosa?

«Non ho mai conosciuto Biagio Agnes. Dunque, per la proprietà transitiva, neanche lui ha conosciuto me. Come fa, allora, a parlare di una persona che non conosce, con questa arroganza? Probabilmente perché l’arroganza è tipica di chi era abituato, insediato e tutelato dalla politica, a fare il bello e il cattivo tempo, e ora non conta più niente. Nostalgie e veleni. Ai suoi tempi, tutto bello: oggi, tutto brutto. Perché? Forse, perché non c’è più Agnes!? Penso che chi si esprime con questa arroganza, con questa violenza di parole, abbia ottenuto più di quanto meritasse. Ridicolo... Di Agnes so che lo chiamavano “Culo di Pietra”. Forse questo tipo di pietrificazione si è esteso a cuore e cervello. In termini tecnici, invece...».

Invece...?

«Sono sfoghi da vecchi tromboni. Quando dice: “Sono cattolico, a volte perdono, ma non dimentico”. Un po’ mi sembra Sartana e un po’ mi fa pena. Dai! Sono esterrefatto da tanta arroganza. La prima regola è il rispetto della persona. Nell’intervista Agnes si esprime con asprezza verso altri bravi professionisti, che magari neanche conosce, come non conosce me. Dice che non mi riprenderebbe? Non ci tornerei mai io, in Rai, con un direttore generale come lui».

Andiamo avanti. Che mi dici di quel critico, anzi una signora della critica, che ha scritto che “Il Senso della vita” è stato sospeso per insuccesso?

«Davvero? Delirio puro. Abbiamo avuto una media di share superiore al 20 %, abbiamo perfino battuto più di una volta un competitor formidabile come Bruno Vespa, siamo stati ostacolati da un orario impossibile, Mediaset mi aveva chiesto di andare avanti al di là delle puntate concordate... altro che sospensione! E l’anno prossimo avremo due puntate anzichè una, la settimana. Boh, si scrive tanto per scrivere».

Passando ad altro, Lanza gli domanda della sua esperienza da attore.

E il film? Dov’è finita la tua proverbiale pigrizia? Un’esperienza da ripetere?

«Non so. Devo capire... Mi sembra che tutto stia venendo ottimamente, ma di certo non per merito mio: ci sono attori straordinari come Margherita Buy, Sergio Rubini, Michele Placido, Stefania Rocca... Mi chiedo: io che ci azzecco? Ho accettato perché me lo hanno chiesto con tanta affettuosa insistenza... Ma non sono un attore, non so recitare. Penso che sul set mi sarei comportato allo stesso modo, se anzichè fare la parte di un deputato un po’ ambiguo mi avessero chiesto di interpretare un pescatore di tonno o un trafficante di droga! Dubito che farò altri film: è una fatica bestiale, un lavoro diverso».

A proposito dei colleghi che si prendono troppo sul serio, Bonolis dichiara a Lanza: «Apri i giornali. Pippo, Mara, Fiorello, Chiambretti, Costanzo... Amici, professionisti eccellenti. Ma mi colpisce la  gravità, la solennità con cui si discute di questo nostro lavoro. Sembra che vogliano dire una parola definitiva, ogni volta. Ma che stiamo a ’fa? Mica stiamo a occuparci della mappatura del genoma o stiamo intervendo sul mondo come a Yalta! Stiamo a fare un po’ di televisione per quei telespettatori che abbiano voglia di vederla: tutto qui. Perché non mettiamo da parte ’sti rancori, tutti ’sti drammi e non cerchiamo di star sereni, semplicemente? Diamoci una calmata, dai. Ci farà bene».

 

5-6-06