La censura al Papa è immondizia
più vergognosa dei rifiuti napoletani

 

di Cesare Lanza "Libero" 
 

Caro Vittorio Feltri, dammi una parola di speranza per il futuro italiano. Ma, prima di darmela, rassicurami: nel tuo fondo di ieri scrivi alla fine che vorresti dimetterti da ateo. È una evidente battuta, ma per favore! - ci mancherebbe anche questa. Come te, sono ateo e mi considero un liberale assoluto: e certo siamo rimasti in pochi, e guai se ci viene la tentazione di dimetterci. Perché nel futuro italiano non vedo nessuna possibilità di speranza. Non bastava che la monnezza fosse diventata il nostro tratto distintivo nel mondo. Italia? Monnezza! Immondizia vergognosa, legata alla tragedia quotidiana di una disperata Napoli che non riesce né a gestire se stessa né a fare giustizia. Non bastava, no. È arrivata, a renderci antipatici e grotteschi e ridicoli nel mondo, anche la monnezza delle idee e dei valori: la censura al Papa, da parte della Sapienza, è immondizia più vergognosa di quella dei rifiuti napoletani. Ti ho visto e sentito a Matrix invocare ciò che avevi già scritto su Libero: un po' di giustizia ferma e dura, un po' di arresti, certo non guasterebbero - in questo territorio italiano ridotto, tra camorra e politica, in inimmaginabili, miserabili condizioni. Macchè! Non bastava. I conti pubblici sono in rovina, l'Italia è sempre più misera, la spazzatura sommerge Napoli, il Papa è censurato e ieri il ministro della Giustizia, Mastella, si è dimesso - in Parlamento - affermando di avere paura! Per una notizia che a prima vista mi è apparsa incredibile. Arresti in Campania: un qualche camorrista che specula sui rifiuti, un qualche amministratore che ha utilizzato miliardi per rendere Napoli la città più sporca del mondo? No: agli arresti domiciliari è finita, per l'ennesimo oscuro affaire politico, la moglie di Mastella, la signora Sandra Mastella Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania, e sotto indagine è finito anche lui, Clemente, obbligato alle dimissioni. Per la monnezza ? No, per garbugli di motivi che chissà, come, e forse, e soprattutto quando saranno chiariti nessuno - al momento sa, come per tante altre analoghe vicende - che fanno parte della torbida storia politica di questo infelice Paese. Ma vorrei tornare al Papa e parlarne come te, ahimè arrossendo, da ateo liberale. Per prima cosa, e per quel po' che vale, gli chiedo scusa. Solo nell'Italia livida e misera di questi giorni poteva succedere questo colossale pasticcio. In ogni altra parte del mondo, ci sarebbero state solo due lineari, razionali possibilità: o il pontefice non sarebbe stato invitato; o, se invitato, sarebbe stato accolto con tutti gli onori, come indiscutibilmente merita, sia come capo di una diffusissima religione, sia come leader di uno Stato straniero. In Italia, no: c'è sempre un'altra possibilità. Ma invitarlo e poi contestarlo rozzamente e volgarmente, inducendo così il Vaticano (che non poteva augurarsi nulla di meglio!) ad annullare la visita in quell'Università che da oggi in poi non dovrebbe più chiamarsi Sapienza ma Scemenza, non è solo un comportamento stupido: è qualcosa di deleterio, distruttivo per i valori in cui noi laici-non-credenti ci battiamo con ostinazione, ormai solo utopistica. Credimi, Vittorio: con tutto il rispetto per chi crede e per chi svolge un'opera religiosa, la Chiesa probabilmente sarebbe un'Istituzione ormai anacronistica destinata, sia pure lentamente, a ristrutturarsi o a dissolversi - se non fosse tenuta in piedi, ancor prima che da milioni di suoi devoti, con goffi riti e cumuli di ricchezze, da una inguaribile idiozia - come si è visto alla cosiddetta Sapienza. Penso della Chiesa ogni possibile cosa critica, a cominciare, ovviamente, da un terrificante Potere costruito su due sole parole, le parole più efficaci di sempre: la minaccia e la speranza. A cominciare da asserzioni e dogmi che oggi respingeremmo come espressioni sciocche sulla bocca di ciarlatani, se non fosse per il rispetto dovuto a chi le accoglie con fede (terza parola-chiave, per me misteriosa) miliardi e miliardi di adepti e devoti, non importa se sostenuti da buoni convincimenti, o ipocriti, o incolti, o superstiziosi. Vittorio, consentimi lo sfogo: mi sta sulle scatole perfino un aspetto della colossale, meritoria opera di beneficenza che la ricca Chiesa di Roma riesce a svolgere - grazie a missionari, uomini veri, questi sì meritevoli di apprezzamento senza confine - nei paesi più poveri e depressi del mondo... Ecco il soccorso, qui ci sono il pane e le medicine, però qui c'è anche la Messa, vieni con Dio. (E chi non accetterebbe, e non si farebbe religioso in quelle condizioni? E tuttavia quale Dio ha potuto consentire quella miseria e quel dolore?). La storia della Chiesa è insanguinata da guerre, stermini, censure, innominabili e indifendibili violenze e arroganze. Noi atei, noi liberali, noi senza Dio, noi che viviamo solo con un semplice credo umano, e siamo sempre pronti ad esigere e a difendere il rispetto della persona, il valore insostituibile del confronto, noi abbiamo censurato il Papa, cioè storicamente il leader di ogni censura, in duemila anni di storia. Da oggi la Chiesa è più forte e conta su un nuovo credito, che non tarderà, con la sua melliflua e inesorabile "sapienza", ad esigere. Mentre noi laici e atei siamo più deboli e smarriti di prima. Non dimetterti, Vittorio. E dammi anzi, se puoi, una parola di fiducia.


cesare@lamescolanza.com                                         


17-01-08