MATURITÀ
«Ragazzi, la vita vera viene dopo gli esami»
Cesare Lanza risponde alle lettere arrivate in redazione dopo l’articolo sulla bocciatura di sua figlia Marta:«Una prova fallita non è un dramma, le difficoltà di tutti i giorni si superano anche senza nozionismo in tasca»

Contro la scuola sbagliata vado alla Corte dell'Aja

 

 

di Cesare Lanza

 

Una piccola valanga di lettere sulla questione dell’esame di maturità – che interessa, al di là del mio caso personale, decine di migliaia di famiglie in Italia. Riassumo: mia figlia Marta, iscritta al Liceo “Cristo Re” di Roma, è stata  bocciata all’esame di maturità. Per cinque anni, in ginnasio e liceo, era stata sempre promossa, poi all’esame finale è stata regolarmente ammessa, poi ha superato la prova scritta con un punteggio superiore a quello di alcuni suoi compagni, infine alla prova orale – timida com’è – forse si è impappinata, di certo non si è ben capito cosa sia successo, ma in due parole è stata bocciata. Brutalmente: l’unica bocciata da una commissione di esami che ha promosso tutti gli altri studenti, iscritti al liceo classico, una ventina. Cercherò di accertare sul piano legale che cosa sia successo in quell’ora di interrogazione, in cui quattro insegnanti “esterni” (la presidente, proveniente da un liceo artistico!, più tre commissari) a maggioranza hanno deciso del destino degli studenti: in un’ora, contro quei cinque anni di scuola (il “Cristo Re” ha buona fama e perciò, nonostante le mie idee laiche, ho affidato a questa scuola le mie figlie), in cui Marta si era sempre comportata dignitosamente, spesso elogiata dai professori per il suo carattere sensibile, con doti a mio parere più importanti del nozionismo: come la solidarietà, l’altruismo, il coraggio, la libertà, la lealtà, l’indipendenza di pensiero.

                                           Una ragazza un po’ svogliata e incostante, non del tutto pronta a concentrarsi sugli studi, ma intelligente, timida, molto sensibile. In ogni caso, ripeto, sempre promossa. Cosa avrà mai fatto di tanto disastroso, dopo essere stata ammessa e aver superato con dignità l’esame scritto, da indurre una commissione di esami esterna a prendere la decisione devastante di considerarla l’unica meritevole di un marchio tanto feroce, l’unica da bocciare, senza la minima attenzione per le precedenti stagioni né per le prevedibili conseguenze psicologiche?

                                         C’è un particolare, tra gli altri, che a me sembra degno di indagine e di accertamenti.  Alla fine della prova orale, le è stato chiesto quali intenzioni avesse per il suo futuro. Risposta di Marta: vorrei fare giornalismo. La risposta ha indignato e indispettito alcuni commissari d’esame. Perché? Per un pregiudizio politico? Per disprezzo generico verso la categoria? Mi è stato riferito (mi auguro che chi mi ha informato abbia la lealtà di confermarlo, ci sono comunque varie testimonianze) che questa risposta è stata decisiva, per la bocciatura. Ovviamente, un sopruso non accettabile.

                      So bene che ciò che interessa ai lettori è la questione generale. E’ accettabile un esame di maturità così concepito? Seguirò privatamente il caso di mia figlia, ho affidato la sua causa all’avvocato Antonio Casimiro. Ma il punto centrale (che sta a cuore a tutti) è la strutturazione dell’esame: con i pregiudizi, la frettolosità, gli errori grossolani (Dante mal proposto nel tema d’italiano!) e tutto ciò che rende gli studenti, nella loro età più delicata, e spesso anche gli insegnanti, vittime di un Sistema Scuola pieno di lacune e di contraddizioni. Mi dicono che la Corte dell’Aja sarebbe la sede più opportuna, per verificare i diritti dell’individuo rispetto a queste ingiustizie scolastiche. Alla fine, è ciò che più mi interessa. Perché sul futuro di Marta, sulla sua vera “maturità”, sulle sue buone risorse per affrontare difficoltà e insidie della vita, nutro, permettetemi di dirlo anche se si tratta di un sentimento tra padre e figlia, una totale fiducia.

 

cesare@lamescolanza.com

Libero 15-7-07