Rossi, Borrelli e la grande partita della trasparenza. Ci vuole una giustizia completa senza sconti per nessuno

di Cesare Lanza "Il Sole 24 Ore"
 
Lo scandalo del calcio è stato vissuto dall'opinione pubblica finora, soprattutto, con due stati d'animo diversi. Il primo, l'attenzione la curiosità e l'indignazione per le notizie che si susseguivano, travolgenti come un fiume in piena; il secondo, l'attesa e le ipotesi e - da subito - le discussioni sulle sanzioni che saranno applicate nei riguardi della Juventus, in primo luogo, nonchè dei club e dei personaggi più noti indagati, a cominciare da Luciano Moggi. Ma altri aspetti cruciali, a mio parere, rischiano di restare in penombra e vorrei sottolinearli al Sole 24 Ore, che con gli eccellenti articoli di Gianni Dragoni ha anticipato molte rivelazioni - con il merito di affrontare le enormità del caso nella loro interezza (come l'assurdità e i rischi della quotazione in Borsa delle società di calcio).
              In sintesi, si tratta di argomenti che investono l'appuntamento definitivo con il sistema della giustizia. Le indagini vanno avanti con l'indispensabilità di ritmi veloci e si avvicina il momento dei processi e delle sentenze. Penso che non sia chiaro, per una opinione pubblica stordita e coinvolta soprattutto dalle intercettazioni, chi come e quando sarà chiamato a fare giustizia. Un punto dovrebbe però essere chiaro fin da ora, da considerare come il primo mattone per tentare di rifondare il calcio sulla base di sentenze credibili e persuasive. Ed è questo: i giudici, in qualsiasi fase dei processi, non possono certo essere le stesse persone designate dalle persone che furono al vertice di quel Sistema, che si sta sbriciolando in queste ultime settimane sotto i nostri occhi; anzi, direi, non dovrebbero essere persone collegabili in qualsiasi modo a quel Sistema, e ai suoi disvelati intrecci di potere e interessi.
              Se il giudice è discutibile, infatti, la sentenza non sarà attendibile. E se la sentenza non sarà attendibile, il calcio giocato non potrà ripartire con quel minimo di fiducia indispensabile per qualsiasi ricostruzione, che si tratti di calcio o di altro: la fiducia che il futuro sia diverso rispetto a chi ha prodotto macerie nel passato. Di più: in caso contrario, non è difficile prevedere fin da oggi prevedere grossi guai, anche per l'ordine pubblico, per le reazioni dei tifosi. Di più: per questo motivo è augurabile che Guido Rossi possa dare al più presto un altro segno di forte discontinuità, rispetto al passato, anche per quanto riguarda gli arbitri del nuovo campionato, l'indipendenza della loro associazione, il metodo da scegliere per le designazioni.
              Si parla di un maxiprocesso sportivo, in tempi rapidi. Benissimo: sia benvenuto qualsiasi pragnatico provvedimento, con giudici credibili,  per affrontare la crisi e tentare di assicurare una felice ripresa della nuova stagione sportiva. Ma attenzione: altra condizione essenziale, per credere in una vera restaurata giustizia, è che anche dopo le prime sentenze e la conclusione dei primi stralci processuali, le indagini necessarie proseguano fino in fondo, con i tempi che risulteranno necessari. Luciano Moggi non può essere il capro espiatorio da immolare per regalarci l'iullusione che, così immolando, tutto automaticamente vada a posto. No: si dovrà arrivare a una giustizia completa, approfondita, con un metro di giudizio uguale per tutti. Per citare solo due casi eclatanti (il Bologna retrocesso in serie B a beneficio di un altro club e il Genoa sbattuto dalla serie A alla serie C in pochi giorni, con una sentenza prefabbricata e un processo farsesco), ci sono club importanti e tifoserie rispettabili, che hanno pagato in maniera severa gli oscuri comportamenti del Sistema, oggi sotto accusa. Bene dunque ha fatto Rossi a dire con chiarezza che non ci saranno sconti per nessuno. 
              Infine, a questo proposito, altro aspetto poco chiaro per l'opinione pubblica è proprio la suprema importanza, la delicatezza del compito affidato a Guido Rossi, per affrontare l'emergenza, e dell'incarico affidato dallo stesso Guido Rossi a Francesco Saverio Borrelli, per svolgere le indagini. Le polemiche che hanno accompagnato la loro nomina sono inopportune e insidiosamente distruttive. C'è un solo modo, insisto, per confidare nel buon esito di qualsiasi ricostruzione: sostenere e incoraggiare l'impresa - ardua - dei ricostruttori. Sappiamo che, in un Paese viziato dalla politica, anche Rossi e Borrelli sono - se si vuole, non è difficile farlo per chiunque - personaggi controversi per le loro vere, o presunte, idee politiche. Ma sappiamo anche che sono persone oneste, efficienti, di mente cuore e coscienza assolutamente indipendenti. Se qualcuno pensa che il groviglio quasi inestricabile di corruzione, omertà, sospetti, conflitti d'interessi e quant'altro è esploso nel bubbone del calcio italiano si possa risolvere con un colpo di bacchetta magica, si faccia avanti. In caso contrario, Rossi e Borrelli vanno sostenuti e incoraggiati: se c'è una speranza di salvare il giocattolo nazionale, questa è affidata al loro sereno lavoro.
6-6-06