Il marketing snatura le sale Fra 50 anni solo videopoker
                                 
di CESARE LANZA
Detesto le slot machine, i video poker e tutti quei divertenti, illusori videogiochi d'azzardo, inventati dagli americani, che sempre più riempiono le sale dei casinò in tutto il mondo e rapinano, lentamente soavemente inesorabilmente, le tasche di milioni di ingenui e più o meno viziosi giocatori. Gioco d'azzardo, poi? Boh. Per me il gioco d'azzardo, che adoro, è un'altra cosa. Le slot sono un'invenzione infernale del marketing americano, straordinario e all'avanguardia, che si tratti di jeans, hot dog o casinò. Con un meccanismo che affascinerà sempre di più il cliente acquirente, ma distruggerà il vero, tradizionale gioco d'azzardo: tra cinquant'anni i casinò non proporranno più tavoli verdi, ma solo migliaia di "macchinette" in cui, seduti uno a fianco all'altro, pigiando un bottone ossessivamente, i giocatori celebreranno il loro lugubre rito autodistruttivo. La roulette è potenzialmente istruttiva Ho scritto libri sul gioco, tenuto conferenze, scandalizzato platee di benpensanti sostenendo che il gioco d'azzardo è una metafora della vita, è potenzialmente istruttivo, andrebbe - con intelligenza - insegnato nelle scuole. Il gioco d'azzardo infatti può insegnare a vincere e a perdere, il giocatore - se ha un approccio al gioco umile e intelligente - può imparare e conquistare ciò che tutti, consapevoli o no, inseguiamo nella vita: l'equilibrio, la capacità di osare nei e la prudenza quando la fortuna ci volta le spalle. "Statti quando sei incudine, batti quando sei martello", dice un vecchio proverbio. Niente come il gioco d'azzardo può insegnarti ad assimilare, esaltare e sublimare questa disciplina. Ma per gioco d'azzardo io intendo quei giochi - roulette o black jack - in cui ci si batte contro la superiorità, in termini di probabilità, della casa da gioco, oppure, meglio ancora, quei giochi di carte - poker, chemin de fer - in cui i giocatori si misurano tra di loro e il banco, che non è mai fesso perché si riserva un vantaggio preliminare, intasca una royalty pesante, sulle loro giocate. In questi giochi l'esperienza, l'astuzia, la scaltrezza del giocatore, soprattutto la sua "condotta" di gioco, sono qualità determinanti. La fortuna è certamente necessaria, ma non è risolutiva. Se invece si batte contro il casinò, in giochi in apparenza di pura fortuna, il giocatore ha una sola, ma formidabile risorsa: la gestione equilibrata, come dicevo, della partita. Nel momento di fortuna, "picchiando" con coraggio, teoricamente può vincere senza limite. Il casinò difatti non può chiudere... mentre, al contrario, quando il giocatore è in disdetta, nessuno può impedirgli di andarsene. Sappiamo bene che, nella realtà, i giocatori si comportano in maniera esattamente opposta: quando vince diventa prudente; e quando perde, si "infogna", vuole rifarsi. Quasi tutti i giocatori si comportano così. E tuttavia la possibilità di vincere esiste. Nelle macchinette, trionfa invece, spietatamente, l'idea del marketing americano. Un'idea perfida e perfetta. Prima regola, rendere tutto facile: mentre giocare alla roulette, al poker, a chemin de fer, a black jack significa conoscere regole, sforzi mentali, obbligarsi a misurarsi con altri giocatori, quindi riconoscere, e psicologicamente non è piacevole, la propria eventuale inadeguatezza di fronte ad altri... con una macchinetta tutto è semplice: in solitudine, basta pigiare un bottone. Seconda regola, rendere piacevole la proposta: luci e musiche. Terza regola, l'ottimizzazione delle puntate: tutto è così semplice che, pigiando, puoi puntare di continuo, senza attese, senza freni! Quarta regola, puntate alla portata di ogni tasca: anche pochi centesimi in modo da rapinare il giocatore lentamente, senza che se ne accorga, consentendogli di "divertirsi" per ore, se vuole. Si punta sulla quantità dei giocatori e sul numero di ore che resteranno appiccicati alle slot. Aggiungi a tutto questo, l'ottimizzazione dei costi: sono indispensabili numerosi croupier per sorvegliare un solo tavolo verde, mentre bastano pochi "valletti" per seguire centinaia di giocatori impegnati nelle "macchinette". Le macchinette sono un assurdo giuridico Infine l'ultima, inaccettabile distinzione tra i giochi tradizionali e i giochetti elettronici, ciò che tra cinquant'anni indurrà ogni gestore di casa da gioco a proporre solo "macchinette" è questa... Con i giochi elettronici, la casa da gioco non corre alcun rischio. Le "macchinette" sono programmate in modo tale che, al di là della possibilità di mettere a segno ogni tanto un grosso colpo complessivamente, alla lunga, il giocatore ha una sola possibilità: perdere; e il banco una sola: vincere. Non vi piacerebbe forse, mentre leggete queste riflessioni, essere proprietari di "macchinette" ? Addirittura le case da gioco neanche rivelano il margine di probabilità a favore di chi punta. Un assurdo giuridico. Le puntate sono al buio: io giocatore rischio il mio denaro, ma non so neanche quante probabilità abbia di vincere! Questa è la realtà aspra, che si nasconde dietro l'avvincente fascino dell'elettronica delle slot! Dopodichè, se lo considerate un modo di scacciare cattivi (peggiori) pensieri e avete un bel gruzzolo da sperperare, accomodatevi pure e buona fortuna! Ma lasciatemi rimpiangere, almeno questo, e praticare finchè sarà possibile, quei giochi storici, in cui l'intelligenza e l'esperienza, oltre al fattore C, valgono pure qualcosa.

Libero 1-9-06