«I grassi sono stupidi». Ma io non ci sto

 

 

di CESARE LANZA

 

Caro Direttore,

 

ecco una notizia veramente scomoda e impertinente. Il peso corporeo è inversamente proporzionale alla dimensione dell’intelligenza? Grasso uguale stupido? Consentimi di ribellarmi a questa orribile equazione, pubblicamente.  In assoluta sincerità ero convinto, conoscendo le possibilità del mio fisico, che il super peso limitasse le mie risorse virili, ginniche, atletiche: non soltanto per quelle attività che i lettori in questo momento giustamente e ragionevolmente immaginano, e una volta mi vedevano gioiosamente e assiduamente partecipe, ma anche perché, da super quintalino, sono stato costretto a rinunciare ad autentiche felicità della vita, tali considero il gioco del calcio e il tennis… Ma, se adesso, mi si venisse a dire che anche nell’intelletto i grassi superflui esercitano una influenza deleteria e distruttiva,  non saprei più a quale ragione di vita aggrapparmi. Forse ai sentimenti? Ammesso che si voglia dare ragione al cinico Maupassant, secondo il quale non c’è sentimento che non sia stupido o non ci induca a comportarci da stupidi.

                     Per restare alla nostra professione, cito a mia difesa e a difesa di tutti i maschi sovrappeso Giuliano Ferrara: c’è qualcuno che oserebbe considerarlo stupido? Altri nomi che mi vengono in mente, Enrico VIII e Caterina la grande di Russia: pensatene ciò che volete, ma stupidotti non ereano certo. E David Hulme e Lord Byron? E sapete

che il cittadino medio della colta Atene era raffigurato rotondo e panciuto? (Mentre gli spartani, più rudi e sportivi, ci vengono tramandati come maxipalestrati…). E i papi, i cardinali, i prelati secondo le raffigurazioni che ci sono rimaste, ad esempio, dal Rinascimento? Tutti scemi e incapaci di intendere e volere? E Nero Wolfe? Figura di fantasia, va bene, ma perchè il suo creatore Rex Stout avrebbe dovuto immaginare grasso e obeso, restio alla pur minima passeggiata, l’investigatore più scaltro, deduttivo e riflessivo del mondo?

                     No, no, caro Vittorio: ascolta il grido ribelle di un (super) quintalino che non si considera e non è - mi auguro - considerato propriamente idiota. Anche se non mi sono ribellato a quella botta di “rincoglionito!” che Vittorio Sgarbi mi hai urlato qualche giorno fa in una diretta televisiva (e proprio su questo giornale, nella mia rubrica “Mister No” ho spiegato perché), non credo di aver perso drammaticamente il ben dell’intelletto. Anzi. Da giovane ero magrissimo - ci sono documenti fotografici che possono testimoniarlo – e capisco ora (sono forse diventato stupido?) che avevo un approccio alla vita aggressivo, sciocco, impulsivo... Non avrai dimenticato che ho avuto l'onore di essere stato tuo direttore, a metà degli anni settanta, al mitico “Corriere d’Informazione” e tu stesso mi rimproverasti, qualche lustro dopo, alcuni arroganti atteggiamenti che non deponevano a favore della mia intelligenza. Poi, invecchiando e ingrassando, sono diventato più paziente e riflessivo e siamo diventati amici: spero che tu non mi abbia accordato la stima per mera compassione, se bisogna prendere come scientificamente attendibile la ricerca effettuata sulla stupidità dei grassi!

                    Voglio farti una confidenza, senza pudore verso me stesso: a dicembre dell’anno scorso pesavo 137 chili. Un paio di svenimenti imprevisti e qualche saggio parere dei miei amici medici mi hanno indotto a una cauta, ma indispensabile dieta. Adesso gironzolo intorno a 125 e tutti mi dicono che se non abbatto il muro dei 100 di mia volontà prima o poi mi succederà qualcosa che mi costringerà a farlo… Ebbene, questa notizia mi ha dato talmente sui nervi (o sarà un pretesto per sospendere la dieta?) che quasi quasi mi viene la tentazione di riprendermi il mio enorme peso. Non vorrei che qualcuno pensasse che voglio dimagrire allo scopo di non passare per stupido. Ma forse sono proprio stupido se mi vengono in mente questi pensieri e in questo caso l’indagine grasso=stupido avrebbe ragione, visto che, sia pur significativamente dimagrito, quando salgo sulla bilancia sento un lamentoso stridìo della lancetta.

     

Cesare Lanza

 

 Libero 19-10-06