ANNO 2007

COME UNA BAMBOLA

In un angolino
tra cuscini di velluto,
immobile,
nel suo sgargiante abito,
una bambola tutta rosa
osserva il mondo.

Non ha età
perché è di tutti i tempi.
Fatta per essere guardata,
per giocarci,
per essere ignorata,
a volte maltrattata.

Lei, non si lamenta
sorride tristemente
al suo destino.

Poi, come per magia
una tiepida mano,
le trasmette le pulsazioni
del desiderio per lei
e lei si anima.
Bambola di carne
ferita nel petto
da stilettate di considerazione.

E vorrebbe che il suo tempo si fermasse
in quell'unico amplesso.
Sciogliersi in quell'abbraccio.
Mentre, lì, nell'angolino
cuscini di velluto,
portano ancora
il segno sfumato,
del suo passaggio.

AZ dicembre 2007
 

Edna St. Vincent Millay

O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto degli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa cosí pronta al cenno
di chi in fondo mi amava cosí poco.

da Caterina Spadaro , 5 dicembre 2007
 


MACCHIA CIECA


Dietro di me ho lasciato stanze vuote, la durezza di un cemento, una figura implacabile

A lungo contemplata. Ho tentato di fare un po’ d’ordine, mai di spiegarmi, mai,

sì di giocare con la macchia cieca. Arretra l’orizzonte. qualcuno non è giunto.

Giocano al lazo con il mio cervello, io mi sento parlare, non so a chi.

Béatrice de Jurquet

27 novembre 2007, clr
                      

 

L’AMORE NON PUO’ MORIRE

L’amore non può morire,
vola più in alto…
noi possiamo cadere,
lui no,
e ci rimane dentro.

E’ nei nostri cuori sofferti,
nelle nostre ansie quotidiane,
nei pori della nostra pelle,
nei nostri occhi aperti.

E’ dovunque noi siamo,
immutato nel tempo,
intatto nelle sua radice;
pur se ferito ed offeso,
ci guarda ancora con dolcezza.

E noi lo conserviamo,
timorosi che ci abbandoni,
che ci lasci del tutto,
nel desiderio che rimanga ancora,
vicino a chi ci vuol bene!

Cesare Borroni    
                  

 


Sonetto XI

Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratùe"".

Pablo Neruda                      

                                                                 

 (da Caterina Spadaro, 5 novembre 2007)   

A UN AMICO SCONOSCIUTO

Come lupo errabondo nelle notti di vento,
così calmo e paziente mentre attende la preda
o antica canzone che ritorna un momento,
che mi piangono gli occhi e nessuno mi veda.

Come stanza socchiusa che intravedo una luce
dischiusa a metà sopra un viso lontano,
un presagio di sera dove tutto ormai tace
e mi porta ai miei sogni già sfuggiti di mano.

Come lampo d'estate improvviso e tradito
da un passaggio di ali al chiarore del sole
o un cane, ai falò della sera sopìto,
che rincorre d'un tratto d'una stella il bagliore.

Così tu, sconosciuto e fuggente,
incontrato poi perso, che ritorni che vai,
che mi prendi per mano come guida illudente
da lontano, in silenzio, con la forza che hai.

Chè non basta una vita, ricordo o sapienza
per conoscere un altro nella testa o nel cuore,
mentre tu hai saputo donarmi l'essenza che
vive d'improvviso in poesia e parole.                      

                                                                 

 (Caterina Spadaro - 'Raccolte' - febbraio 2007)   


L'ULTIMA
  SPIAGGIA
              

 

Con il canto del mare                             

che esce da una conchiglia,                    

fisso nel pensiero                                             

la tua voce di vento.                               

 

Sull'ultima spiaggia,                               

i miei piedi affondano

nella bianca sabbia incontaminata                   

e s'incamminano,                                              

sorrette da braccia del ricordo.                        

 

Rivivo attimi di felicità,                                  

che poi, scruto profondamente,                       

sino a trasformarli in granelli insignificanti,                              

da spargere sulla scia, del mio passaggio.                         

 

All'ombra del mio involucro,                          

risvegliata da una brezza ossigenante,            

intravedo il mondo silenzioso                         

nella mia interiorità.                               

 

Non so più,                                                       

se ci sono o ci sarò!                                

Oppure se un giorno,                              

ci sono stata.

 

Per me, per te, per gli altri                      

rimane una foto sbiadita,                                 

che il vento disperde                               

e affievolisce nel ricordo.                      

                                                                 

 (Azeta ottobre 2007)   


SE TU VUOI UN AMICO

Gli uomini non hanno più tempo
per conoscere nulla.
Comprano dai mercati le cose già fatte.
Ma siccome non esistono mercati di amici,
gli uomini non hanno più amici.
Se tu vuoi un amico addomesticami.

A. de Saint-Exupèry
dal Piccolo Principe

(da Luisa Ricchi, 28 settembre 2007)

RITROVARE SE STESSI?

Perché ritrovarsi
se non si è mai stati?
Nasci, cresci ... e vai avanti!

Ti stai cercando
senza ricercarti,
per conoscere l'essere
che dimora in te.

Ti puoi tuffare
nel mare del sapere,
o scalare
le vette dei tuoi affanni,
correre dietro un'ombra
che s'impone
e scivola allungata,
tra le pareti dell'incomprensione
per non farsi riconoscere da te.

E tu ... piangi!
Ma non da disperata.
Hai la rabbia
di una che ha perduto,
come in una partita
con "l'essere" che sei.

Sai, che ritrovarti
oppure ... costruirti,
è soltanto
un dovere che ti spetta.

Chiamalo pure scotto
oppure ... solo vita!

(AZ - settembre2007)


COGLI QUESTO PICCOLO FIORE

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.
Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda,
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano - e coglilo.
Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l'ora dell'offerta.
Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c'è tempo - e coglilo.


(Rabindranath Tagore)


E' POSSIBILE !

E' possibile vivere di vita.
E' possibile
respirare l'alba
e, come doccia,
farsi sfiorare
dai raggi a picco,
del sole di mezzogiorno
e con lo sguardo
accompagnare, ad arco,
il suo percorso
in un arcobaleno
di sensazioni.
Vederlo tramontare,
lì, all'orizzonte,
inghiottito dal mare
e poi, attendere
che la notte si risvegli,
e si orni la chioma
di mille stelle.
Poi,
lasciarsi avvolgere dall'oblio,
chiudere gli occhi
e nell'addormentarsi,
un po' morire
per rivivere, di giorno,
la vita stessa.

(AZ - agosto 2007)

Andenken (Rammemorazione)

Soffia il Nord-Est,
dei venti a me il più caro,
perché spirito di fuoco
e buona rotta promette ai naviganti.
Ma ora va’ e saluta
la bella Garonna
e i giardini di Bordeaux,
là dove lungo la scoscesa riva
corre il sentiero e nel fiume
precipita il ruscello […]

Ben mi sovviene ancora e come
Le vaste cime inclina
L’olmeto, sopra il mulino,
ma nel cortile cresce un albero di fico […]

Ma ora dagli Indi
sono andati gli uomini,
là sulla punta ventosa
fra i vigneti, dove
discende la Dordogna
e insieme alla splendida
Garonna disteso come il mare
Il fiume sfocia. Ma toglie
e dà memoria il mare,
e anche l’amore fissa occhi attenti.
Ma ciò che resta, lo istituiscono i poeti.


Holderlin

(da Rachele Zinzocchi, 2 agosto 2007)

Un sorriso non costa niente e produce molto, arrichisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dà.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso dà riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, nè prestato, nè rubato,
perchè è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso, dategli il vostro,
perchè nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.

Anonimo


(da Luisa Ricchi, 16 luglio 2007)

PRIGIONIERA!

Ghiaccio perenne
solcato dalla vita.
tu sei così,
anima mia!

Tirata, stracciata,
tagliata, spezzettata
e se potessero,
ridotta in cenere,
saliresti fra le nuvole,
prima del tempo.

Ma, la carne si ribella
ed i pensieri
combattono crociate,
nella mia testa.

Sembri, di plastica
che il fuoco brucia!

Ed ancora, di ferro,
dove la ruggine, intacca
e come scudo
ti protegge.

La lotta continua!
E, se sfinita, m'abbandono
e tento di lasciarti,
tu, non te ne vai!

Prigioniera, io,
su questa terra
e tu, guardiana mia,
fin che vorrai!


(Azeta, luglio 2007)

Fu di farfalla il battito
leggero, una ferita
che s'allargò nell'aria,
un segno di matita
sospeso come un'onda
che s'incanta nel timore
di una riva


Nico Orengo

(2 luglio 2007)

SOGNANDO

Sognando,
ho rastrellato le stelle
e le ho chiuse in un raggio di sole,
ho visto la luna in un cielo chiaro
ed il sole nel buio della notte.

Il mare si è alzato
fino a toccare le nuvole,
i pesci hanno preso, d’incanto, a volare,
gli uccelli nuotavano nell’acqua,
ed i fiori sbocciavano d’inverno.

La terra era lontana,
tutta da scoprire,
e noi eravamo occhi,
occhi grandi come pianeti,
ad osservare, ammirati,
il mutar della vita.


Cesare Borroni

(25 giugno 2007)


CHI MUORE (ODE ALLA VITA)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia
e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,

chi non trova la grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce .

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento di una splendida felicità.

 
Pablo Neruda

(da Luisa Ricchi, 15 giugno 2007)


UNA  "BRICIOLA"  DI  VERITA
'

Soffi d'animo

vestiti di carne

siamo tutti

figli dello stesso Padre.

A circondare d'acqua

terre lontane,

e l'uomo

a generare l'uomo stesso.

A costruire case,

a costruire armi,

e accumular ricchezze,

e fame … e morte!      

La vita

non ha senso

se morte nascondi,

dietro le spalle;

Se cieco,

vedi solo i tuoi passi

e inciampi

sulle ossa, degli altri.

Tendi la mano,

e quella briciola

che ti sfugge dalla bocca,

non calpestarla

Un tuo fratello, muore!

Mentre, incurante, incedi,

piangi!

Perché sei tu

che te ne vai,

senza aver capito niente!!!


AZ giugno 2007


__________________________________________________________________

 

Devo molto a quelli che non amo:
il sollievo con cui accettoche siano più vicini a un altro,non l'aspetto dalla porta alla finestra, paziente quasi come una meridiana capisco ciò che l'amore non capisce, perdono ciò che l'amore non perdonerebbe mai, da un incontro a una lettera non passa un'eternità ma solo qualche giorno o settimana, i viaggi con loro vanno sempre bene, i concerti sono ascoltati fino in fondo, i paesaggi nitidi, loro stessi non sanno quanto portano nelle mani vuote."Non devo loro nulla"direbbe ancora una volta l'amore.Wislava Szymboska
 
(da Ivana Pozzoli e Fiorenza Sartori, 13 maggio 2007)
 
Scinne cu 'mme
nfonno o mare a truva'
chillo ca nun tenimmo acca'
vieni cu mme
e accumincia a capi'
comme e' inutile sta' a suffri'
guarda stu mare
ca ci infonne e paure
sta cercanne e ce mbara'
ah comme se fa'
a da' turmiento all'anema
ca vo' vula'
si tu nun scinne a ffonne
nun o puo' sape'
no comme se fa'
adda piglia' sultanto
o mare ca ce sta'
eppoi lassa' stu core
sulo in miezz a via
saglie cu 'mme
e accumincia a canta'
insieme e note che l'aria da'
senza guarda'
tu continua a vula'
mientre o viento
ce porta la'
addo ce stanno
e parole chiu' belle
che te pigliano pe mbara'
ah comme se fa'...
.....
Mia Martini e Roberto Murolo 


Io sono di carattere allegro.
Ma mi sorprende sempre la mia risata.
Un oltraggio alla pretesa
di tristezza
e di dolore
che leggi di ieri,
di oggi ci hanno imposto,
tracciando strade precise.
ordinate e programmate
al disadattamento vitale
e io sono disadattata
a quelle strade
... viaggio in senso vietato
controsenso
sono sommersa di multe
non concilio
perchè io non contravvengo
sono perfettamente in regola
con me stessa ...
(Amanda Knering)
da Luli, 11 maggio 2007 
 


Dimmi di te, vieni da me,
marinaia accesa d'amore,
spinta dai venti
di desiderio e fantasia.
 
c.l. 9 maggio 2007 
 


Milan-Manchester
 
 
Si gonfia la rete,
 
tre volte battuti i red devils,
 
umiliati dal gioco sapiente
 
di una squadra che ha trovato se stessa.
 
Travolgenti le azioni,
 
è la partita più bella degli ultimi anni,
 
lo stadio all’unisono esulta,
 
gli applausi
 
ai campioni
 
che tessono trame di gioco,
 
gli inni che salgono al cielo
 
mentre cade impietosa la pioggia.
 
2 maggio 2007
 

Alla Camurriusa
 

Un raggio di maggio,
 
ti dedica il saggio
 
che ti aspetta come un paggio,
 
artista come baggio,
 
seduto sotto un faggio.
 
( 1 maggio 2007 , cielle per anto) 
 

Alianti
 
si librano nell'azzurro
 
sopra alte cime
 
e protuberanze montuose
 
di verdi tappeti,
 
dove risaltano case
 
fumanti di camini,
 
odoranti del desinare
 
d'ignari esseri
 
che arrancano la vita.
 
 
L'uomo
 
ha messo le ali
 
se le è costruite
 
per poter spaziare libero
 
Come un uccello
 
mentre, il suo pensiero
 
ha sempre volato!
 
Al di là della conoscenza,
 
in minuziose ricerche,
 
del PIU'.
 
Irrequieto,
 
l'uomo continuerà a volare,
 
mentre i suoi piedi
 
lo porteranno
 
esattamente all'opposto!
 
per non appagarlo
 
nella sua curiosità.
 
 
 
AZETA aprile 2007
 

 
ECLISSE
 
 
La luna s’arrossa,
 
in un concerto di stelle
 
la notte
 
si tende all’eterno.
 
E’ ampia la volta celeste,
 
s’estende dove l’occhio non vede,
 
è ampia,
 
raccolta tra le braccia di Dio,
 
avvolta nella Sua tenerezza.
 
Gianni Mereghetti, 4 marzo 2007 
 


T U . D O N N A !
 
 
Figlia, sposa, madre.
 
Quanto amore
 
a sgorgare dal tuo cuore
 
Figlia,
 
imbevuta d'attenzioni,
 
con piccole ferite di bambina.
 
Sposa,
 
coinvolta per natura,
 
a staccare la tua carne
 
con amore
 
irrorando i tuoi germogli.
 
Tu . donna,
 
spartita a fette!
 
Non capita
 
nella tua disponibilità
 
hai, un po' d'amaro, in bocca!
 
Il mondo corre,
 
e così la vita,
 
riposati un attimo!
 
E guarda l'ultimo pezzo,
 
uscito dal tuo cuore,
 
la sua vocina di bimbo
 
e la manina,
 
che sfiora la tua chioma
 
figlia, sposa, madre, nonna;
 
è la tua vita che continua.
 
Azeta 

 
OROLOGIO MECCANICO
Incessanti i minutie ore, ore, orein una girandolache ci avvolge.Confusione, miraggi!Oasi,creata dal pensiero.senza che s'accorga il mondo.Arrampicata di parole,parole, parolesperanza,e poi . il nulla.E l'amicizia,disperatamentes'attacca a grappoloprima di essere divorata! Sogni!piccole parentesi,e quella ricercaal di là del visibile. Non cercare più, la sicurezza!A scandire la vita,un orologio meccanico dove,non c'è posto per la poesia. 
 
AZETA, gennaio 2007
 

 
MI RICORDO IL MARE
Mi ricordo il mare,onde lunghe e di riporto,vele lontane,i gabbiani che sfioravano l’acquaper riprendere il volo,silente e sospeso.Riflessi di luce nel giorno che avanzavain colori diversi la sera,al calar del sole.Il mare,la sua pace diffusache riempiva di voci il mio cuore,che ascoltavo,nel continuo mutaredi nuove sorprese,troppo lunghe per essere belle,troppo brevi per essere vere.E i miei occhi,a rimirare i ricordidi un mare di ricordi, sull’onda della vita.
 
Cesare Borroni, Trento, gennaio 2007

 


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