ANNO 2006

 

ALTRI

Altri, oltre a noi, e non noi,
a te altalenanti sodali,
nella distratta stanza
della nostra notte di nozze.
(ab, 2006)

SE TANTO

Se tanto, l'adorato nostro niente,
restando niente,
s'è allargato ad arrosarmi il prato
di significato,

che avrebbe fatto, invece,
se riempito fino all'orlo,
dalla carne usato e consumato,
fosse tornato il niente ch'era
dopo che io ti avessi amato?
(ab, 2006)

Una rosa bianca stia con una gialla.

Stamane ero in Provenza,
un campo di lavanda si fondeva,
lontanissimamente,
alla fin dell’infinito, con un ciel azzurro pervinca.

I due piani d'orizzonte, al congiungimento,
inzuppavano i colori uno nell’altro,
e ne nasceva un terzo come un viola di Van Gogh.

E c’era, ma forse l’ho sognato,
abbacinata dal pomeriggio e dal pastis,
un sole rosso a spirale come occhio di ciclone
appeso malfermato a cerri blu.

Succede, a me succede – amore dove sei?
che la memoria spontanea si metta a lavorare
in questi casi qui.

E mi srotoli accanto varia mercanzia
nel dormiveglia, col calabrone che ronza
alla finestra.

Mi esplode nella testa il sorriso chiuso
di Piaf, il Passerotto – l'argot è parigino!
che canta una canzone
- Non, rien de rien. Non, je ne regrette rien.

Il caldo meridiano e un amore appena andato
fan questi scherzi.

Dell’altro ci attira ciò che ci assomiglia.
Ma ben vengano le differenze non fondamentali
- una rosa bianca stia con una gialla.

Il calabrone si suicida dentro il mio bicchiere.
Penserò se lasciarlo morire d’eutanasia,
o aiutarlo a volar via.

Oggi tutto è successo senza che sia successo niente.
(ab, luglio 2006)

Appello

La luna piena risplende sul mare
e tu nel mio cuore.
La riva attende e invecchia.
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.Tu non vieni mai.
Fugace il sentiero lunare sul mare
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il veliero col quale a lungo
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.avremmo vagato
condotti dal desiderio, suonando il flauto
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.e la cetra
unendo canto e carne nell’argenteo vento.


di Harry Martinson,  segnalazione di navigatrice anonima. 

 

SENSAZIONI
 
Se penso che ogni tanto mi commuovo,
non ci credo.
Se penso di far fatica se mi muovo,
non è vero.
 
Ti capisco quando dici che magari è intelligenza,
mi rimproveri piuttosto di non essere all'altezza,
mentre io ti riconosco, perchè io sì che ho fantasia
per pensare che alla fine questa vita è solo mia.
 
Se guardo attraverso la finestra,
non ti vedo.
Se cerco di prenderti sul serio,
non è giusto.
 
Alla fine di un ricatto improvvisamente asciutto,
grammi di fatica messa lì per medicina,
per svegliarsi tutti i giorni alle cinque di mattina
per riscrivere la vita secondo ciò che più ci piace.
 
Se sento che respiri qui vicino,
ti voglio.
Se osservo le tue gambe accavallate,
scoppio.
 
Sei bellissima, preziosa, un diamante, anzi una rosa
che mi sfiora lentamente come fosse una carezza.
Sono qui che sto finendo di raccogliere gli avanzi:
sei hai qualcosa da ridire, dimmi pure, vieni avanti!
 
Se provo a raccontarti cosa sento,
scappo.
Se voglio innamorarti piano piano,
sbaglio.
 
Appoggio la mia testa sul tuo seno,
e mi addormento come un bambino.
 
 
da "Le mie Poesie", di Ricky Filosa
 

Quando di notte, in estate,guardavo lontano da menei sogni rubati alle stelle,correvo insieme alla gioiae quando l'amore chiamavasentivo nel cuoreil piacere della mia libertà, non ancora violata,che respirava con me.E quando una notte d'estateè apparsa una donna di fiamma...in vortici bianchi mi tese la manocon l'incanto del suo sorriso,ionon seppi fermarla;e da allora, fra mura di fuoco,fu tutto silenzio.Io guardo il buio che scendeogni serae prego un sorrisoe una fuga dall'inverno. 
2AF  per mercedes 
 

14 dicembre 2006

BACI

 

Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci,

e a tutte le chiacchiere dei soliti vecchi bacchettoni,

non diamo valore, più che a una lira! I giorni col loro sole possono tramontare e rinascere: ma per noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento, proprio allora c’è per noi ad attenderci una notte intera, lunga, senza e fine, da passare insieme, da dormire insieme. Dammi mille baci, poi cento Poi altri mille, poi ancora cento, e poi ancora, ancora altri mille, e poi cento ancora. E poi, quando saremo stanchi di contarli, continueremo a baciarci senza pensarci, per non spaventarci, e perché nessuno, nessuno dei tanti che ci invidiano, possa farci del male sapendo, che si può, coi baci, essere tanto felici.

(Catullo)

  da Z. R. Pisa   Vivamus mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis! soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum

 

 

12 dicembre 2006

IL VUOTO

 

Il  vuoto non è niente

il vuoto è un contenitore

che non vuol dire niente

va riempito di tutto

meno che di niente;

il vuoto deprime, porta ansia, paura

ti fa sentire niente.

Il vuoto non siamo noi

è la nostra mente.

 

santino33@tiscali.it  (6 Dicembre 2006)

SONO QUI VICINO
 

Non vedi che ti cerco in continuazione?

Non senti addosso il mio sguardo impertinente?

 

Sconfitto nelle battaglie più importanti della vita,

mi riprendo in mano la mia grande rivincita

e prometto di pensare ad un futuro un po' migliore,

di abbandonare la ragione ed usare un po' più il cuore.

 

Non ti accorgi che son qui vicino a te?

Non avverti la presenza di qualcuno che ti ama?

 

Sono io che, un po' fantoccio,

cerco di comunicarti come posso

questa strana senzazione di petali e catene

che non mi fa sentire bene.

 

 

da "Le mie Poesie", inedito di Ricky Filosa

www.italiachiamaitalia.com   27 novembre 2006

Sei intermittente, questo è l'insolubile problema
per me le cose si fanno non si fanno, un brutale codice di vita
e non si tratta di amore fisico, erotismi, fantasie improvvise
è solo l'impossibilità di una stabile attenzione mentale
appena si dissolve, arriva la noia con le sue grinfie di me
e la voglia, l'illusione perversa di altro e altro, altro...
questo è il mio devastante mal sottile, tenera capricciosa ross
non offenderti, tortura me il mio male, non te...
te che sei apparsa e mi hai preso subito, e incuriosito,
poi sei riapparsa, mi hai cercato, tenuto in pugno, coinvolto, conquistato
poi - allumeuse! - hai spento la luce senza motivazioni accettabili (da me)
e quando hai riacceso, io ero già altrove
perchè tu sei capricciosa, ma io superficiale e infantile,
un bambino mai cresciuto che giocava a scacchi e a poker
a cinque anni, e destinato a pochi e inutili progressi,
ecco perchè quel giorno ritrovarsi in un aeroporto, ross, sarebbe stato
una meraviglia del caso, piacevole e inebriante, che governa
vita e ansie e disperazione di noi giocatori
invece... niente o quasi è successo...troppe cose non si fanno
niente o quasi ci siamo dati, ma già viviamo
tu di educata delusione
io di nostalgia repressa -
non amo che le rose che non colsi, scrisse un poeta
e dentro di lui c'ero io in un'altra vita
e prima ancora un altro saggio si era ispirato a me
in quella crudele favola della volpe e l'uva.
questa, ross, è una poesia - non buttarla se ti piace
io non conservo mai le mie poesie
e le affido ogni volta alla donna che appare e sparisce
e ora, vicino al traguardo finale, se mi guardo indietro
non ricordo le poesie, non le ho con me e non le avrò più,
neanche mi dispiace che anche loro, le mie donne, le donne di una vita
le hanno perdute o dimenticate, che differenza fa?
forse una o due o direi tre, ma non più di tre
le hanno nascoste e difese in un cassetto,
comunque ora nella mia futile vita non ci sono più,
nè le donne ci sono più, nè le poesie,
nè le luci accese o spente, gli orgasmi, la voglia di possesso,
gli abbandoni, l'estasi, i fuggenti attimi di quell'altro poeta
che si ispirò a uomini futili ignoranti impotenti come me
ed è riuscito - grazie, o mio capitano! - a consolarci così
niente c'è più, mia ross, tutto si fa e prfesto svanisce,
quanto è noto e (ri)conosciuto, da tanto tempo, questo perfido circuito!
eppure sono qui all'alba a consegnarti questa dolorosa dedica
che finirà come le altre, in cassetti, cestini, spazzatura...
per te un sorriso o una smorfia
per me neanche il ricordo di un volto.


20 novembre 2006 - elleci!
 

Er Somaro e el Leone

Un Somaro diceva: - Anticamente,
quanno nun c'era la democrazzia,
la classe nostra nun valeva gnente.
Mi' nonno, infatti, per avé raggione
se coprì co' la pelle d'un Leone
e fu trattato rispettosamente.

- So' cambiati li tempi, amico caro:
- fece el Leone - ormai la pelle mia
nun serve più nemmeno da riparo.
Oggi, purtroppo, ho perso l'infruenza,
e ogni tanto so' io che pe' prudenza
me copro co' la pelle de somaro!
 
Da l.r.: "Una popolare poesia romanesca dedicata alle Pupe e ai Secchioni".
 
6 novembre 2006 

Ho paura di raccontare quanto t’amo

Ho paura di raccontare quanto t’amo.Ho paura che, ascoltato il mio racconto,il leggero vento nei cespugli a un tratto ebbro di allegrezzavoli sulla terra come un uragano.Ho paura di raccontare quanto t’amo.Ho paura che, ascoltato il mio racconto, le stelle restino immobili in mezzo all’oscura voltae sovrasterà una notte senza fine.Ho paura di raccontare quanto t’amo.Ho paura che, ascoltato il mio racconto,il mio cuore si spaventi della follia dell’amoree si spezzi per la felicità e il tormento.(Nikolàj Minskij  -  1855/1937)

Da Luli, 3 novembre 2006

 

Resisterti è vano

Lasciami! Eppure resistere è ormai vano.

Vivrò nell'ombra tua. Sul limitare

dell'intima mia vita non più stare

sola potrò, nè il cuor di sè sovrano

sarà, nè come prima, al sol la mano

potrò serenamente sollevare,

senza sentir quel che schivai, le care

tue mani sulle palme. Per lontano

spazio che tra noi metta il destino,

batte il tuo cuor nel mio, sempre. Tu sei

in ciò ch'io sogno e fo, come presente

la fraganza dell'uva è dentro il vino.

Se imploro Iddio per me, il tuo nome ei sente.

Vede i pianti di due negli occhi miei.

(Elizabeth Barrett Browning), 23 ottobre 2006 da L.R.

Allarga le ginocchia, mi dici, proprietario,
e non ho scampo
vuoi per la dolcezza, vuoi per l'autorità.
Amore, penso. e dico.

Arriverai fino in fondo,
e il piacere di te m'incanta,
alla luce di una candela tra poco finita,
- e non ne compreremo altre al mercato degli amanti -
che ondeggia il suo contorno
allo stesso ritmo in cui ti muovi tu.

ab  20-10-06

 

UN  PO'  DI  POESIA                       

 

Il foglio si riempie                                           

Di impercettibili emozioni                     

Rattristati                                                

Per le ingiustizie,                                             

esaltati

da sogni impossibili,                              

pennellati                                                 

da buon umore,                                       

addolciti                                                  

da tenere visuali,

addolorati                                                

da avvenimenti brutali.                                    

Avviliti                                                    

Frustrati                                                  

Fotografati                                                       

Plasmati                                                  

Fotografati

come quadri di vita.                                

                                                                 

Libero i pensieri                                      

E la mia mente scorre,                            

come un'obbediente amica.

                                                                 

Un bouquè di sensazioni                                 

S'imprime timidamente                                    

Poesia che sfiora e avvolge                    

Come aria leggera

Che arricchisce e libera la mente           

Meditazione che spazia nel pensiero               

Bontà che esplode,                                           

distruggendo la cattiveria.                      

 

Fermiamoci un istante!

Un po’ di poesia

… e la vita continua.

Azeta - Trieste 29-9-06

CONSAPEVOLEZZA

 

Mi allettava il tuo schematico

paesaggio mentale

così logico e disadorno.

Quasi una struttura ossificata

dove ancorare i sogni.

In quel cubo di sconforto

fra letti sfatti e aloni di vapori,

smoriva il desiderio di te.

Volevi rovistare nei pensieri

nei sentimenti accantonati.

Da tempo immemorabile

mia nonna e poi mia madre

subivano le stesse imposizioni

col riso divenuto opaco

per seppellire senza clamori

coniugali disarmonie.

Ribelle, meditavo benefiche evasioni

non era defezione la mia,

né vacuità spirituale

solo un vitale anelito di libertà.

Ho indossato la consapevolezza

che invano reclamavi,

ora che l’animo è cesellato

al bulino del dolore.

La mia persa giovinezza

era il disordine naturale del bosco,

un mare di incantesimi

con infinite rinascite

Siena,1985

 

M. Teresa Santalucia Scibona,  26 settembre 2006

Dal volume : "L’amore imperfetto" 2003 - Edizioni Helicon –Arezzo- a cura di Neuro Bonifazi

Ribaciami amore è
solo ieri
che mi hai sfiorato la lingua
con il verbo del tuo violino,
acino d'uva il tuo fallo
che posi sul grano migliore.
Rimani e ascolta
l'ultimo respiro di vita
che si libera dai miei capelli.
Da K
26 settembre 2006

Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente; la rivolta
dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l’indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l’urlo d’uno sguardo
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d’un tuo riso.
 
Giorgio Manganelli
da Caterina, 20 settembre 2006

Ancora ti prospera il fogliame intorno al cuore
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.


Mariella Mehr   

 

(da Caterina Spadaro, 2 settembre 2006)

 

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini 

 

(Da Benny, 2 settembre 2006) 

PARTICIPI PASSATI

 

Sconosciuti,

incontrati,

conosciuti,

intesi

coinvolti,

amati.

 

Rapiti,

estasiati,

impazziti,

perduti,

incantati.

 

Uniti,

stupiti,

desiderati,

inebriati,

sfrenati.

 

Participi passati,

per il nostro amore

presente . 

             

cesare.38@alice.it  (31 agosto 2006)
 

Rimini d'Estate        

 

(A Paola Giovanardi)

Rimini antica malia,
sospensiva gioia di sbiadite ore.
Nel glangore assordante
d'un estiva follia
lievita ancora
fra le braccia assonnate
lo stelo tenue dell'amore.

Tenera brezza alita
sul brillio dell'onda.
Esulta sul proscenio del cielo
il fulgore diurno del sole,
Prigioniera di un fatuo ruolo
si pettina la bionda platinata
la folta chioma.

Abrabim posa la greve soma
sulla sabbia rovente,
con l'anima rappresa
di cruda nostalgia, abile stende
per lo sguardo svagato del bagnante
lo sciame provvisorio
della sua mercanzia.

Nel divieto di vivere
dell'aspra ,disarmata malattia
forse ti rivedrò, mio antico amore
o forse solo in sogno.
E nei giorni tediosi
che erodono questa tetra agonia
la memoria di te la porto in cuore.

Rimini, 9 agosto 1996

 

M. Teresa Santalucia Scibona

(Da " VARIANTI D'AMORE" supplemento al n.35 gennaio -marzo 1998 del Trimestrale di Letteratura "Portofranco" diretto da Angelo Lippo - Taranto, 15 agosto 2006)


PER NOI       

 

L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.

Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci ...

 

Vladimir Majakovskij

(segnalata da Anna Bogo, 2 agosto 2006)


NON T'AMO E T'AMO       

 

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.


Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

 

Pablo Neruda

(segnalata da Benedetta M. 1 agosto 2006)


CANZONE D'AMORE  
      

 

Il mio vecchio che sembra un ragazzo
e che tante volte avrei voluto uccidere
per gelosia e amore.
Il mio vecchio che mi ha celebrato come venere
e mi ha messo su tutti i giornali.
Il mio vecchio con cui ho fatto numerosi viaggi
e che non tornerà più
dovrebbe dire a certe donne che
i suoi bianchi capelli
sono quelli del divino apollo
che incanta tutte le donne
e che io Dafne mi nascondo tra i rami degli alberi
per non essere presa tra le sue braccia.
Lui ha percorso mari e monti per conquistarmi
ma io sono un tronco di puro silenzio
e non gli farò vedere il mio fogliame.
Il mio uomo che è bianco di capelli
e giovane di anni mi ha sempre portato lontano
e non ha mai ritratto queste fanciulle
che credono che un uomo,
un uomo divino possa un giorno baciarle sulla bocca.

 

Alda Merini

(segnalata da Caterina, 30 luglio 2006)


L’UOMO DOLCE       

 

Noi sognavamo l’uomo dolce

 e una pacata tenerezza.

C’imposero rudi falconieri

che tarpando volo agli sguardi,

legavano al garante

l’estesa rete dei desideri.

Le notti eran colme di stelle

e di brucianti amori.

Nelle morbide alcove

per gli audaci guerrieri

fummo schiave e regine.

ravvivavano sequenze d’interdizioni

e tempestosi egoismi.

Noi sognavamo l’uomo dolce

e una pacata tenerezza.

Lui sagomava strutture

e faceva carriera.

Per le case odorose e deterse

filtravano problemi irrisolti

e tensioni esistenziali.

Qualcuna più ardita

parlò di emancipazione.

Una parola che pervase

i nostri pensieri

e rumoreggiò sonora

nei gorghi stigi della mente.

Fu trucco metaforico

la somma delle promesse?

Era il tappeto volante

per la libertà.

Un sostantivo ricco e vibrante

su cui giocare la vita.

Lo inalberammo di volta in volta

come simbolo magico

di sacralità e perdizione.

Sommerse da strati di difesa,

da viaggi ignoti

e dissipanti avventure,

nei nostri territori liberati

sognammo ancora l’uomo dolce

e una pacata tenerezza.

 

Siena,1985

M.Teresa Santalucia Scibona 


THE GENTLE MAN

 

We used to dream of the gentle man

and a quiet tendernes.

They imposed on us rough falconers

who by clipping the flight of eyes

tied to the guarantor

the wide net of desires.

The nights were full of stars

and burning love.

 In the soft alcoves

 for the bold warriors

 we were slaves and queens.

 The dawnings of the day

 revived sequences of prohibitions

 and stormy selfishness.

We used to dream of the gentle man

and a quiet tenderness.

He shaped structures

and got on with his career.

Trough the fragant clean houses

filtered unresolved problems

and existential tensions.

Some women more daring

spoke of emancipation.

A word that pervaded

our thoughts

and rumbled resounding

in the Stygian gorges of the mind.

Was it a metaphoric trick

the sum of the promises?

It was the flying carpet

towards freedoom.

A rich and vibrant noun

on wich to gamble life.

We hoisted it from time to time

like a magic symbol

of sacredness and perdition.

Submerged by layers of defense,

by unknown voyages

and dissipating adventures,

in our liberated territories

we dream still of the genle man

and a quiet tenderness.

 

M. Teresa Santalucia Scibona

Translated by JoAnne Warren

 

QUALCUNO HA BUSSATO

 

Qualcuno ha bussato alla mia porta.

Gli ho aperto, era la gioia!

 

Si è accomodata nel tinello,

abbiamo brindato insieme,

e si è abbandonata a me,

nell’incoscienza di un bicchiere di troppo.

 

Qualcuno ha bussato alla mia porta.

Gli ho aperto, era la tristezza!

 

Ha posato il suo mantello in cucina,su una sedia distrutta,

e gli occhi scavati non avevano più lacrime,

per il mio sguardo opaco di pianto.

 

Qualcuno ha bussato alla mia porta.

Gli ho aperto, era un bambino!

 

Mi ha sorriso coi suoi grandi occhi,

e mi ha teso la mano in segno di pace.

Non avevo nulla da offrirgli,

ma lui ha dato molto a me!...

Cesare Borroni 12-7-06

 

Ascolta

 

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca
Che nessun’altra ci beva.

Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.

Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.

Senti il mio vivere
Dovunque
come orlo lontano?

 

Da K, Else Lasker Schuller

 

26 giugno 2006

L’AMORE SUPERSTITE

 

" Andremo andremo insieme anche nel grande viaggio:

anche nell’aldilà nulla mi strapperà da te,

neppure l’alito di fuoco della Chimera." (Orazio)

____________________
 

L’aurora infantile già scuote

la rugiada leggera

e si perde nel giorno.

Evocativo e violento mi assale

il pensiero di te che si alimenta

e acceso magma mi pervade

con slancio primordiale.

Nulla traspare dal mio volto

di tale insanabile follia.

Mi esalto nelle mille

invenzioni possibili

di felicità ignote e sterminate.

Una gioia dilapidata insieme

tra il riso dei violini e gigli

di campo. Non verrà l’autunno

di questo amore. Lo nasconderò

con alti picchi a qualsiasi nume

geloso e letale che scruti

dalle arcate del cielo.

Nessuno minerà il mio sogno

talismano d’eternità,

nemmeno l’ansia di perderlo.

Lo cullerò ostinata come

la madre folle che non vuole

cedere il figlio senza vita

alle tenebre della terra.

Il tempo scardinerà invano

le porte serrate del mio pensiero.

Il pensiero è sottile

e potente. Privo di resistenza.

Inarrestabile simile all’acqua.

Alla settima ondata

che frantuma lo scoglio.

Nel pensiero è radicato il mio amore:

un amore superstite e perenne.

(Siena,1987)  9 giugno 2006

Maria Teresa Santalucia Scibona

GERUSALEMMEVenite, venite a vederlaLa mia Gerusalemme d'oro!(Oh come sei bella! Come sei bella!)Venite, venite a vederlaLa sua tristezza immensa!Oh città dolorosa e maternaLe tue spalle si stanno curvandoE il tuo cuore è senza speranza.Venite, venite a vederlaLa mia Gerusalemme d'oro!(Oh come sei bella! Come sei bella!)Venite, venite a vederlaLa sua tristezza immensa!La nebbia sale e scende dai montiMalinconica e vagaGli eucalipti sono già svegliE gli abeti muovonoLanguidamente i ramiAlzandoli verso il cielo comeVerdi braccia elevateIn una vana preghieraVenite, venite a vederlaLa mia Gerusalemme d'oro!(Oh come sei bella! Come sei bella!)Venite, venite a vederlaLa sua tristezza immensa!Il vento converte in arpeLe strade e i sentieriE la città si svegliaAi suoni appassionati e vaghiDi grandi cembali azzurri.Venite, venite a vederlaLa mia Gerusalemme d'oro!(Oh come sei bella! Come sei bella!)Venite, venite a vederlaLa sua tristezza immensa!La sua melodia è così graveChe le viole nei campiTremano nervosamenteE le gabbiane sul mare anticoSeminano cascate di lacrimeOh nuova tristezza del mattinoTristezza acuta! * Sigal Harari di Tel Aviv, su segnalazione di Barbara Ridolfi, da Bologna

19 maggio 2006

Se ti avessi ascoltato quella volta,io cocciuta, cocciuta ed incosciente,la giovinezza che mi è stata tolta

me la sarei goduta corpo e mente.

 

Patrizia Valduga, Requiem:
da una visitatrice che vuole mantenere l'anonimato
17 maggio 2006

Ascoltare TE
Vedere Te :
Gli occhi s'illuminano
II cuore sorride
La mente vagheggia
Mentre ritmi afrodisiaci
Pervadono l'essenza
Dell'anima
Distillando
Attimi di pura adrenalinica gioia!!
Poetessa MARIA GRAZIA FALSONE, 4 maggio 2006

Fra le mie dita
tenevo un gioiello

quando mi addormentai

La giornata era
calda, era tedioso il vento

e dissi: "Durerà"
Sgridai al risveglio

le dita incolpevoli, la gemma era
sparita. Ora solo un ricordo

di ametista a me rimane
 

Emily Dickinson
 

(da una lettrice anonima, 26 aprile 2006) 

Riflessioni…

 Nei (miei) vagabondaggi  mentali

Nei (miei) deserti interiori

Nelle eterne insoddisfazioni

Nelle memorie: i riflessi dell’anima

Nel sottile equilibrio della vita

Chi siamo?

Funamboli dei nostri ricordi!
 

Poetessa MARIA GRAZIA FALSONE, 26 aprile 2006

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione

 

 20 aprile, da b.m.  (NAZIM HIKMET)

Riflessioni…

Nei (miei) vagabondaggi  mentali

Nei (miei) deserti interiori

Nelle eterne insoddisfazioni

Nelle memorie: i riflessi dell’anima

Nel sottile equilibrio della vita

Chi siamo?

Funamboli dei nostri ricordi!

Poetessa MGF, 19 aprile 2006

…  UN SENSO AI MOMENTI…

Mi accendi

Mi ecciti

M’inorgoglisci

Annebbi il mio passato

Fulmini il mio presente

Per esplodere dentro

La mia mente

La tua voce

Mi prende per mano

E m’inoltra

Nei meandri

Della fantasia

Galoppando senza freni

In riva al mio amico Mare

Che fa da “Ruffiano”

Sei pozione

Di sogno

E realtà

Vibrazionalmente

Emozionalmente

In sintonia

Con la mente mia!

Poetessa MGF, 18 aprile 2006

VIGILIE

Appena vinciamo ti epuro, ti depilo,

ti metto la tassa sulla stazza,

la tassa sulla pazza, la tassa sulla mazza,

la tassa sulla razza e sull'orata,

la tassa sulla tassa e la castora

la tassa sulla fica e sulla cazza

e ti dico anche le parolacce.

(Arrivata al sito da un'amica, ironica, di centrosinistra)

10 aprile 2006

L'amore (non) è eterno.
Non può durare. Certo non durerà.
Si attacca l'amore smaniando
al tuo corpo bruciante e corre ad altre,
eterno solo in questa sua vicenda.
Il resto che si dice è peste e corna
di poveri poeti. 
 

 (Daria Menicanti)
 7 aprile 2006 

Epigramma per il cuore

Se il cuore è innamorato
il fracasso che fa.
Io non capisco come mai la gente
non se ne avveda mentre quello va
tambureggiando sospeso nel petto
e non sosti interdetta a domandarsi
qual che si sia e che 
fa . 

 

* (Daria Menicanti)  6 aprile 2006

 

Il modo tuo di amare è

lasciare che io ti ami...

Il si con cui ti abbandoni

è il silenzio...

I tuoi baci sono offrirmi le labbra

perchè io le baci...

Mai parole o abbracci mi diranno

che esistevi e mi hai amata...Mai!

Me lo dicono i fogli bianchi, mappe

telefoni, presagi...tu no!

Io sto abbracciata a te

senza chiederti nulla

per timore che non sia vero

che tu vivi e mi ami...

E sto abbracciata a te

senza guardare e senza toccarti...

Non debba mai scoprire

con domande, con carezze

quella solitudine immensa

di amarti solo io!

 

(Pedro Salinas)

 

da Fernanda Lapenna , 30 marzo 2006 

Un'arancia sul tavoloil tuo vestito sul tappetoe nel mio letto, tuDolce dono del presenteFrescura della notteCalore di mia vita

(J.Prévert)
da Luisa Ricchi, 29 marzo 2006

 

Sensazioni...Esplodi nella mia menteEcclissi i miei pensieriIllumini il mio respiroIrrori la mia fantasiaScivolando dentro "ME"Con frenesiaMi sfiori con gli occhiMi accarezzi con le paroleMi baci con i fattiEcco chi sei tu:II mio mondo "BLU"Ove realtà e fantasiaSi fondonoPer stritolarmiNell'iimmaginario

Terreno dell'animo mio!

Poetessa MGF, 28 marzo 2006

Io di più non posso darti
Non sono che quello che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore, dalla nuca al tallone,bruno.
Ah, come vorrei essere vetro, tessuto, legno
che conserva il suo colore qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose, collana, profumi, seta antica
di cui senti la mancanza
damandi: "ah, ma dov'è?"
Ah, e come vorrei essere
un'allegria fra tutte, una sola, l'allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma non sono che quello che sono.

(Pedro Salinas)  *

* da Benny, 28 marzo 2006

E' l'ora

tra il cane

e il lupo

 

m.c.    27 marzo 2006
 

Non so se è amore che possiedi o amore che simuli
quello che mi dai.
Dammelo. Questo mi basta.
Se non lo sono più per età,
che io sia giovane per sbaglio.
Poco gli déi ci danno, e quel poco è illusorio.
E tuttavia, quando ce lo danno, pur illusorio,
come dono è autentico.
Lo accolgo, chiudendo gli occhi: mi basta.
Ma che pretendo di più?


(F. Pessoa)  

Da Benedetta Maffia, 26 marzo 2006
 

Ai miei versi scritti così presto,

che nemmeno sapevo d'esser poeta,

scaturiti come zampilli di fontana,

come scintille dai razzi.

Irrompenti come piccoli demoni

nel sacrario dove stanno sogno e incenso,

ai miei versi di giovinezza e di morte,

versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,

dove nessuno mai li prese né li prenderà,

per i miei versi, come per i pregiati vini,

verrà pure il loro turno.

Marina Cvetaeva, (Koktebel, maggio 1913)

26 maggio 2006

 

L'amore è scoperta,

non inchiesta

Marina Cvetaeva, 25 marzo 2006

 

 
L'ultima volta 


Me ne vado, avvolta nel mio fumo,
verso la vita alla fine della vita.
Avrei voluto più giallo zafferano
nella scodella sbrecciata del mio riso
e un sari rosso finemente ricamato
da gettare sulla spalla di cannella,
ma il viso era d'ambra calda e miele sopraffino
e gli occhi pietre d'oro tra bistri di carbone.
I capelli, sapete, quando li scioglievo,
erano setoso lenzuolo profumato
per i fianchi sudati del mio amore.
E tintinnavo di campanellini ogni volta
che le mani gli baciavo.
La luna è sempre stata una meraviglia
e corvi e scimmie non mi hanno disturbato.
Ritornerò però, altro da me, di nuovo clandestino
nel ventre di una madre provvisoria,
e questa nuvola di fiori e fumo e io
sarà un ricordo solo d'altri e non più mio.
Sarà l'ultima volta me lo sento, poi finalmente,
per questo sono tante volte nata e nato,
come zucchero mi scioglierò nell'infinito.
 

 

Alda Gobin , 23 marzo 2006


 

21 marzo 2006, aspettando la primavera...

 

 

Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mia dita corrano
per i sentieri del tuo corpo.
La passione - sangue, fuoco, baci -
mi incendia a vampate tremule.
Ahi, tu non sai che cosa significa!

È la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l'incendio!
E sei qui, donna, come un tronco intatto
adesso che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!

Lasciami  libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che si consuma e si estingue,
è precipitazione di furie,
avvicinamento dell'impossibile,
ma tu ci sei,
ci sei per darmi tutto,
e per darmi ciò che hai sei venuta al mondo -
come io per contenerti,
e desiderarti,
e accoglierti!

 

Pablo Neruda
 

AL MARE, AL MARE!

Niente ti trattiene

quando ti vien voglia

di un pesciolino

a Fregene
 

Rivocati
14 marzo 2006

 

TROPPO

ho talmente tante cose da dire

che a dirne due o tre

farei torto alle altre

ab

14 marzo 2006
 

Congedo


Il cielo è bigio,

l'umore grigio

e non c'è amore

senza calore.

Soffia il vento

e io mi assento,

sempre con ligio

comportamento.

Nascondo in cuore

lo zero calore.

Forse mi invento

un suicidio lento.

Ma, per favore,

niente rumore.

 

24-2-06

 
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