Qualcuno dica a Prodi che non governerà



 

di Cesare Lanza " Libero

 

Caro Direttore,

 

tra gli altri motivi per cui sono contento di avere accoglienza su questo giornale c'è anche il piacere di verificare non solo che spesso le nostre idee sono simili o uguali, ma anche e soprattutto per il fatto che "Libero" arriva, a  volte fulmineamente, prima di tanti altri. Ad esempio, in questo caso, nel disegnare un realistico, possibile quadro politico dopo il complicato, e inatteso, risultato elettorale. Provo dunque a sviluppare alcune riflessioni sulle tue, e mie, previsioni sull'inevitabilità, o meglio indispensabilità, di grandi accordi tra la destra, i vari centri e la sinistra.

                 Proviamo a seguire un ordine logico. Il punto di partenza è evidente a tutti, anche se il centrosinistra finge ancora di non accorgersene: il risultato per il Senato prevede, senza accordi correttivi, un'assoluta ingovernabilità. Quattro, cinque punti di vantaggio sono un'inezia: senza contare le divisioni, le contraddizioni all'interno della maggioranza. Ogni respiro, ogni sospiro (non dico neanche ogni piccola legge!) emesso e approvato alla Camera rischia, puntualmente, di franare al Senato. Certamente Prodi potrebbe provare a governare - i numeri in teoria glielo consentono -  ma si tratterebbe di un consapevole, grave danno inflitto al Paese, condannato a restare senza bussola e senza certezze per alcuni mesi - fino a un'inevitabile resa dei conti. Non credo che i leader più avveduti dell'Unione vogliano avventurarsi su questa strada teneraria, insidiosa.

                 Restano due strade,a rigor di logica.  La prima è il ricorso a nuove, immediate elezioni. Ebbene: mi hanno sinceramente fatto ridere i proclami - "Nessun accordo! se mai, si va a nuove elezioni!" - di alcuni esponenti del centrosinistra, durante l'altalena, grottesca ed estenuante, dei sondaggi, delle proiezioni, dei risultati evanescenti. Cari amici del centro, cari amici di sinistra, marxisti e comunisti immaginari: l'unico che abbia veramente interesse ad andare a elezioni ravvicinate è il Cavaliere. E' lui il più forte. Non inganni il suo appello di martedi a una possibile, Grande Coalizione: a mio parere, è solo una intelligente astuzia tattica. Berlusconi ha sfiorato il traguardo nelle condizioni peggiori, pagando una serie di errori gravissimi (indicati da te, caro Direttore, con chiarezza e crudezza nel tuo fondo di ieri: in primo luogo, la rinuncia ai radicali). Non solo: è stato "tradito" o ostacolato o mal sostenuto dai suoi alleati e ha dato il meglio di sè solo negli ultimi giorni... Ora che "sa" di poter vincere, ora che i suoi alleati lo sanno, e lo sa la mezza Italia che ha votato per lui e anche una parte della mezza Italia che gli ha votato contro... ma ve l'immaginate cosa sarebbe capace di scatenare, con le sue enormi risorse, il Cavaliere, nel caso si dovesse andare nuovamente alle urne?

                 Non diciamo sciocchezze, per favore, guardiamo la realtà:  in politica la verità è spesso il contrario di ciò che appare. Il centrosinistra grida di voler andare, eventualmente, a nuove elezioni: in realtà tutto farà, pur di non andarci. Il Cavaliere generosamente e maestosamente si dice pronto a una Grande Coalizione: in realtà è pronto a misurarsi in nuove elezioni. Sarebbe una pacchia, per lui. Questa almeno, se mi consenti, è la mia convinzione.

                  Seconda strada praticabile, con un minimo di logica e buon senso: accordi grandi o piccoli, ma indispensabili, tra i due poli. Caro Direttore, io penso come te - senza trarne il minimo piacere - che un patto sia inevitabile. Prima di arrivare al governo, si dovrà decidere chi sarà il presidente del Senato, chi presidente della Camera, chi presidente della Repubblica: snodi e appuntamenti cruciali, assegnazione di poteri decisivi. Davvero si può pensare di arrivare a decisioni vere per il nuovo governo, in queste condizioni, senza che il tavolo delle trattative per le tre presidenze non comprenda anche accordi, e garanzie, su Palazzo Chigi? Suvvia. Personaggi del calibro di Andreotti, Moro, Craxi, De Mita, La Malfa (senior) della Prima Repubblica si sarebbero posti già al lavoro, un minuto dopo la chiusura delle urne. Ma anche Berlinguer, Natta, Ingrao, Napolitano... E tuttavia, anche adesso, qualche buon cervello non manca.

                  Vorrei infine aggiungere che, nel Paese del trasformismo e delle truppe cammellate abituate a spostarsi da un orizzonte all'altro, un domanda forse indiscreta e molesta, ma anche questa realistica, si impone. Per eventuali transfughi cosa sarà più forte? Il richiamo del re della foresta degli ultimi cinque anni, il Berlusconi che ha dimostrato di saper ancora ruggire, o l'invincibile italica tentazione di accorrere in soccorso dei presunti vincitori?  Questa è una partita, temo non trasparente, di cui si dovrà tener conto.

                  Aggiungo, caro Vittorio, che da martedi mi scervello sulle possibili conclusioni di questi ragionamenti, se le riflessioni che ti ho espresso hanno un senso: per divertimento personale, per curiosità, per quel tipo di giornalismo che a noi piace. E chiedo e mi chiedo: chi possono essere gli uomini scelti o premiati dalla necessità, o indispensabilità, di accordi? Dico: per il Quirinale, per le due presidenze, per il governo. Avete notato il chiassoso silenzio di Casini, di Amato? E Prodi - che non ha partito - potrebbe essere "liquidato" al Quirinale, in cambio di un altro leader per un governo "tecnico", che gestisca un anno o due di sana amministrazione, mettendo d'accordo destra e sinistra, in attesa di un nuovo chiarimento elettorale? E quali sono altri nomi spendibili per un quadro di accordi? Pera, Letta? Cossiga? Monti? Emma Bonino? E cosa può avere in mente infine il Cavaliere, se non si andrà a nuove elezioni?

                   Queste mi sembrano riflessioni e domande suggerite dalla logica. E qui mi fermo. Perchè riconosco che questo Paese detesta la logica e, pur di non farvi ricorso, è disposto a inventarsi qualsiasi cosa. Ma un'ultima domanda non riesco a trattenerla: per quanti giorni ancora Prodi continuerà a dirci che è sicuro di poter governare per cinque anni? La mia umile risposta è: al massimo fin dopo Pasqua, se proprio è testardo. Poi qualcuno gli farà capire che si sta proiettando un film diverso.

 

cesare@lamescolanza.com

                                               


13-4-06