A GENOVA, COL GENOA PER LA FESTA DELLA FONDAZIONE 
 

di Cesare Lanza

 

 Ieri alla Sala chiamata del Porto è stata  presentata la Fondazione del Genoa. Le adesioni sono già più di mille. Con l'euforia e l'ottimismo che aiuta a vivere noi genoani (a fronte di altri sentimenti in altalena, spesso meno positivi, riferiti alle tormentate vicende della nostra squadra del cuore), penso sinceramente che  ieri  per il Grifo sia  stata una giornata storica. Anzi,  una giornata storica per l'intero calcio italiano, se, come tante volte è successo, anche in questa occasione il Genoa anticiperà gli eventi della storia del football. E sono venuto a Genova apposta per partecipare a questa grande festa. Alla radice del mio entusiasmo ci sono tre elementi. Il primo è che la Fondazione è un'invenzione di Andrea D'Angelo, sviluppata in tandem con Sergio Carbone: due professori di diritto, due personaggi straordinari. E, in questo caso, in primo luogo due disinteressati, sinceri tifosi del Genoa. D'Angelo, poi, è un personaggio unico: discreto e snob come un lord inglese (e le nostre radici sono inglesi...), riservato ma determinato come un dobermann, ricco di passioni ma ironico, gentile, di raffinata cultura - è tra i massimi conoscitori di Proust - ma aperto a qualsiasi impresa - riuscì a trarre un senso della vita, per qualche anno, perfino da Spinelli! - e indomabile, quando si prefigge un risultato da raggiungere. E' una consolazione sapere che le sorti del Genoa sono affidate in qualche modo alle sue strategie, alla sua vigilanza e intransigenza.
                Poi, tra i molti aspetti che danno spessore alla nascita di questa Fondazione, ce ne sono due, a mio modesto parere, di fondamentale interesse. La Fondazione infatti potrà vigilare, senza scopi di lucro, sul futuro del Genoa, in particolare sul suo destino nel momento in cui - come è successo tante volte in passato, in modo a volte oscuro e rocambolesco - la proprietà dovesse passare di mano. Non assisteremo più all'inverecondo scenario di soloni veri e finti, politici e politicanti, mediatori, speculatori, infiltrati, affaristi, maneggioni, rappresentanti di lobby più o meno affidabili, tutti pronti a mettersi in mezzo, alla caccia di un po' di pubblicità o di un ossicino da rosicchiare. La Fondazione - istituzione ed espressione di sincera fede genoana - sarà l'unico soggetto autorizzato, per statuto e accordi col Genoa, a rappresentare un ruolo di raccordo con chi fosse, seriamente e concretamente, interessato a intervenire.  E questo è un elemento di serietà che dovrebbe essere considerato con attenzione da tanti altri grandi club (dal Napoli al Torino, dal Bologna alla Lazio alla Fiorentina, ma ricordo anche la Roma, perfino il Milan ante-Berlusconi) e da decine di altri meno famosi, che hanno vissuto e/o vivono, come è stato per il Genoa, crisi di alta drammaticità. Mi sembra opportuno sottolineare che questo ruolo non sarebbe stato possibile per la Fondazione, senza
il consenso e la buona volontà del presidente Enrico Preziosi, un personaggio discusso, spesso anche con ingiusti eccessi, ma in questo caso meritevole di un apprezzamento senza riserve.
                Secondo aspetto importante: la Fondazione avrà il compito di valorizzare la storia del Genoa e di illustrarne la gloriosa identità. Anche questo aspetto dovrebbe interessare molto all'intero mondo del calcio, che ormai, sempre più privo di anima, è preda indifesa di interessi commerciali d'ogni tipo. Il mondo del calcio, se mantenesse un minimo di buona coscienza di sè, dovrebbe essere consapevole del rischio che corre: la sparizione assoluta, via via che gli interessi commerciali - che oggi lo hanno gonfiato - dovessero prendere altri indirizzi. La poesia del calcio è quasi del tutto distrutta. Anche se il buon tifoso è affezionato ai sentimenti e ai ricordi e nel giro dei soldi c'entra solo come  soggetto passivo, sfruttato e pagante, spettatore allo stadio o abbonato televisivo che sia. Oggi i club cambiano i colori delle maglie, si ripittano disinvoltamente come sciantose in decadenza, le numerazioni delle maglie sono assurde, le ricorrenze ignorate, le tradizioni violate: sento dire perfino che tra dieci anni forse anche la Nazionale non ci sarà più. Soldi, soldi, soldi... Difficile sostenere - a Genova... -  che i soldi, le palanche, non abbiano poi questo grande valore. E tuttavia proprio la storia del Genoa dimostra che il cuore e alcuni invincibili sentimenti, in primo luogo la fedeltà, sono il valore quanto meno prioritario, se non assoluto. La Fondazione farà in modo che la memoria, fondamento di ogni civiltà, non ci abbandoni mai.
                Io mi affezionai al Genoa, fu la prima partita a cui assistei, quando vidi un vecchio e valoroso portiere, "Nani" Franzosi, piangere come un bambino perchè il pallone gli era sfuggito di mano: ero a dieci metri da lui, in gradinata, dietro la porta. La papera rischiava di mettere in dubbio il risultato, comunque alla fine vincente. Rimpiango quel calcio: quale portiere, quale calciatore oggi piange, per una banale papera? Cinquant'anni dopo, mi sento ancora legato a quel ricordo, a quella papera, a quelle lacrime, a quella partita, a quella vittoria: fa parte del mio album di famiglia.
 
 
Cesare Lanza
 1-4-06