(c.l.)
Stamattina, subito dopo l'uscita di Libero
con un mio "pezzo" su alcune possibili, chiacchierate novità alla Gazzetta dello Sport, ho ricevuto una telefonata, con qualche
pizzico di risentimento, di Antonio Di Rosa. Sinteticamente, il direttore della rosea voleva
puntualizzare: 1. la trasformazione in tabloid è solo un'ipotesi allo studio di un gruppo di lavoro, nessuna decisione
è presa; 2. finchè lui sarà al timone della Gazzetta, nessuna possibilità che cambi il colore rosa della carta con cui è
stampato lo storico quotidiano; 3. in un suo piano editoriale è prevista la rinuncia ai resoconti/sproloquio delle partite di calcio, già ampiamente trattate in tivu.
Bene. Ripeto ancora: parlo anche da lettore. Sono lieto che il colore rosa non sarà abbandonato, ma resto in ansia
(presumo, come milioni di lettori e sportivi) sul fatto che non sia esclusa
invece, drasticamente come per il colore, la trasformazione in tabloid. Ho scritto solo un commento - educato e appassionato - sulle "voci"
che, innegabilmente, circolano: esprimendo perplessità e speranze. Indiscrezioni, diffuse in vari ambienti editoriali e pubblicate su Internet.
Di Rosa ammetterà che la Gazzetta, primadonna nello sport, faccia
notizia e susciti interesse (dovrebbe esserne felice): se le indiscrezioni sono eccessive,
spetta a lui prendere la parola e precisare, smentire, rettificare. Infine, sul terzo e ultimo punto - la formula dei resoconti delle partite e, in genere, la necessità del
rinnovamento dei contenuti del giornale - vorrei sommessamente ricordare al direttore della Gazzetta dello Sport che un parere
critico di un giornalista e le osservazioni di un lettore non si rifiutano mai. Si recepiscono e poi, a scelta
indiscutibile, si buttano nel cestino o si tengono in qualche considerazione. Sia da critico, sia da lettore (ogni mattina
che Gesù manda in terra ho un appuntamento con la rosea, che acquisto mettendo mano al borsellino), credo di avere il diritto di comunicare ciò che penso: i resoconti e le
interviste secondo l'attuale formula mi sembrano antiquati, alla luce della concorrenza televisiva. Se esiste un piano editoriale
già orientato in questo senso, e se il piano editoriale è pubblicabile, integralmente o in parte, sarei
lieto di anticipare (e commentare) le varie iniziative. Se no, posso e devo tener conto di ciò che attualmente si pubblica e si dice, in
attesa dei cambiamenti - se ci saranno. Libero mi ha chiesto di scrivere ciò che penso e io l'ho fatto:
mi dispiace se qualcosa possa aver ferito la sensibilità di Di Rosa e di quanti lavorano alla Gazzetta, ma mi sembrano significativi: a) l'affetto e l'ansia che ho
espresso in modo fin troppo colorito ("Fermati, cuore!"); b) la volontà di non rinunciare mai alla nostra rosea (anche com'è confezionata ora...);
c) infine gli auguri che la diffusione e il successo possano tornare ai fasti della direzione di Gino Palumbo. Dunque, caro Antonio, accetta con serenità le opinioni di
chi vuol bene, non meno di te, al tuo grande giornale.