Vieni avanti Moreno, adesso facci ridere

di Cesare Lanza “Libero”
Byron Moreno, ecco un nuovo divo per il piccolo schermo: è l’arbitro
dell’Equador, lo ricordo a chi abbia già dimenticato, che contribuì in
maniera rilevante all’eliminazione della nostra Nazionale dall’ultimo
campionato del mondo. Sarà protagonista, così ieri ci hanno annunciato
le agenzie, di uno show su Raidue, il 9 gennaio.
E’
una notizia abbastanza inattesa, che merita qualche piccola riflessione.
La prima è che, in questo Paese in cui si dissolvono e si confondono i
grandi conflitti politici e ideologici, la difesa dei valori universali
e quella degli interessi particolari, per fortuna vanno puntualmente a
finire a tarallucci e vino anche i drammoni nazionalpopolari, come
quello dell’arbitro “infame” contro cui, appena, sei mesi fa
patriotticamente protestarono, indignati, milioni di miei concittadini.
Sporcato dalle troppe moviole e ridicolizzato dagli estenuanti dibattiti
di radice biscardesca, anche il calcio, o meglio questo nuovo modo di
giocare il calcio e appassionarsi al calcio, non regge all’usura del
tempo, non mantiene più (ripeto, per fortuna) lo spessore sacrale di una
volta. A giugno, milioni di italiani avrebbero messo volentieri le mani
addosso al signor Moreno, oggi si apprestano a sbellicarsi dalle risate
o a insultarlo - a seconda della proposta televisiva e della qualità
scenica del personaggio, vedremo – seduti comodamente di fronte alla
tivu.
Altra riflessione è che Marano, direttore di Raidue, uno che
finora, diciamo così eufemisticamente e cristianamente, non ne ha
azzeccato molte, sta per realizzare indubbiamente un bel colpo. Bravo,
bene, bis (se ce la fa): Moreno susciterà grande curiosità. Lo scoop è
firmato da Adriano Aragozzini, una specie di genio dell’organizzazione
dello spettacolo e della tivu: Se non si tratta di una “bufala” (il
produttore è molto amico di Arbore, e potrebbe aver avuto voglia di
imitare Renzo, protagonista della divertente beffa del falso
fidanzamento con Sonia Aquino, ultima trovata di una società iper
virtuale, in cui non si distingue facilmente il vero dal falso),
l’audience - per i magri incassi della rete - è assicurato.
La terza riflessione coincide con una piccola, civettuola soddisfazione
per noi di “Libero”. Qui a “Libero”, infatti, siamo stati tra i pochi
pochissimi, a giugno, a non restare travolti dall’incredibile ventata
di isterismo, che incredibilmente coinvolse un Paese che non riusciva ad
arrendersi alla realtà: la nostra squadretta azzurra era giustamente
eliminata dall’attesissimo campionato mondiale. Vittorio Feltri lo
scrisse alla vigilia, saremmo stati buttati fuori subito; e così fu.
Io, leggermente più ottimista, confidavo che la Nazionale potesse almeno
qualificarsi per il secondo turno, di più non meritava, e mi resi
antipatico a mezza Italia, scrivendo qui, e sostenendo In televisione,
che Byron Moreno e gli arbitri avevano commesso i loro anche
sospettabili errori (non tutti quelli, comunque, che gli erano
attribuiti), ma senza grossolani disastri difensivi, e altri decisivi
pasticci anche in attacco, la Nazionale si sarebbe fatta largo
ugualmente, a dispetto di tutti. Dunque, l’eliminazione era anche
meritata, per difetti nostri, prima che per l’avversione degli arbitri.
Che le responsabilità vere fossero, oltre a quelle di
Moreno, soprattutto del cittì Trapattoni, è una verità che si è
delineata via via negli ultimi mesi, agli occhi rinsaviti di quasi
tutti, anche per l’evidenza dei pessimi risultati successivi rimediati
dagli azzurri.
E’ stato il
Trap a inventare e mandare in campo la solita squadra super
difensivistica nel momento in cui (vedere anche la classifica cannonieri
del campionato in corso) disponiamo di quasi tutti i migliori attaccanti
del mondo: Vieri, Inzaghi, Totti, Del Piero, Montella…
Ora, sfumata anche in clima natalizio una rabbia
comprensibile ma esagerata e sproporzionata, l’odiatissimo Moreno viene
ad esibirsi in uno show televisivo destinato al divertimento. Tutti
probabilmente lo accoglieranno e lo seguiranno per quello che è: un
personaggio piccolo e buffo (parlo della caratura in campo e in scena e
non certo della persona, che non conosco e pregiudizialmente rispetto),
che si arrangia come può. Uno che prendeva decisioni anche più
discutibili rispetto a quelle inflitte all’Italia (ad esempio, dieci
minuti di recupero a favore della squadra di Quito, città in cui si
proponeva politicamente), fino alla lunga squalifica comminatagli dalla
sua stessa federazione, uno che accetta un ingaggio che potrebbe anche
aprirgli, con o senza il fischietto in bocca, nuove prospettive. Perché
tutto prima o poi (con qualche reprobo, che fa eccezione, inutile far
nomi…) finisce in tivu. E quasi sempre ciò che ci scandalizzava il
giorno prima, ci diverte e ci fa ridere il giorno dopo, nel tritacarne
del video. E viceversa. E tutto va bene, purchè faccia spettacolo.
Stavolta c’è anche un significativo contrappasso: il fischietto, cioè
il telecomando, lo abbiamo in mano noi. Venga avanti, Moreno. Abbiamo
tanto bisogno di nuovi comici. Dopo averci fatto incazzare come nessun
altro, ora, almeno un po’, ci faccia ridere.
cesare@lamescolanza.com
22 dicembre
2002