Una questione di fede anche per la
moneta

di Cesare Lanza " Libero"
Ma esiste l’economia? Ogni volta che ci penso, mi viene in
mente la celebre battuta di Woody Allen sull’esistenza di Dio: “E, a
proposito, si trova un idraulico, a Ferragosto?” Perchè, su credenze
religiose ed economiche, penso che ci sia una forte analogia: dopo ogni
possibile discussione, alla fine, è solo questione di fede, una prova
definitiva non c’è. Dunque, ben attento a tenermene lontano, rispetto tutto
ciò che in cielo e in terra attiene, rispettivamente, alle imperscrutabili
leggi divine ed economiche, ma mi permetto di sorridere quando avverto il
fervore di simpatici predicatori religiosi e di economisti cattedratici, che
provano ad arruolarci al loro seguito, raccontandoci - spesso - tutto e il
contrario di tutto.
Questi irriverenti pensieri mi frullavano in testa sfogliando
il libro di Myrta Merlino: “La moneta” (Sperling & Kupfer), 16 euro. La
ricerca della brava e fascinosa giornalista (popolare in tivu per i suoi
programmi con Giovanni Minoli e Alan Friedman) è gigantesca: dai trenta
denari di Giuda alle speculazioni di John Law nella Francia di Luigi XIV,
dalla fortuna di Rockefeller alle speculazioni mozzafiato di George Soros
che riuscì a mettere in ginocchio la Banca d’Inghilterra, dalla depressione
americana domata dal presidente Roosevelt fino al recente crack argentino. E
fino all’evento che ci interessa da vicino,
la
nascita dell’euro. Il libro è straordinario, si legge come un romanzo pieno
zeppo com’è di aneddoti e riferimenti brillanti: scopri ad esempio quel
vanitoso di Cesare, che lancia nei paesi conquistati la moneta d’oro con la
sua immagine ritoccata e ringiovanita (peraltro sappiamo che i millenni
passano, ma certi capricci restano..), oppure quel filone di Napoleone, che
crea un istituto centrale e impedisce così alle banche dominanti di fare il
bello e il cattivo tempo.
Fatto sta che, leggendo il libro, mi sono accorto di
rifugiarmi laicamente nei miei dubbi di sempre… Com’è che gli economisti non
si mettono mai d’accordo? Com’è che, partendo tutti dal ragionevole
principio che due più due fa quattro, man mano che il discorso si complica,
non sono più in grado di consegnarci una prova finale? Come i religiosi sul
mistero della vita: una volta stabilito che prima o poi la vita finisce,
cosa succede dopo?
Come mai nessuno, ad esempio, è riuscito a convincerci –
senza lasciare perplessità - su cosa sia meglio fare, per combattere
l’inflazione? Com’è noto, un’agguerrita scuola di pensiero impone: spendere,
spendere, spendere. Ma un’altra, non meno agguerrita e stimabile, ribatte:
risparmiare, risparmiare, risparmiare. A chi dobbiamo credere? E cosa
significa quella paroletta inquietante, che ci investe periodicamente,
“crisi”? C’è qualcuno che mi spiega come mai, puntualmente, tutti i ricchi,
o quasi, diventano ancora più ricchi, alla fine della “crisi”, mentre tutti
i poveri, o quasi, diventano sempre più poveri? Dovremmo, almeno,
distinguere il linguaggio: è “crisi” per i poveracci, è “boom” per chi è
ricco. O no?
In uno dei tanti dibattiti organizzati per il lancio del
libro di Myrta, ho ascoltato con delizia un intervento del ministro Mario
Baldassarri, un economista che adoro per la sua onestà intellettuale.
Baldassarri ha ricordato che una volta il fondamento imprescindibile per
assicurare il valore era il legame con quello dell’oro. Oggi, ha spiegato,
il fondamento di riferimento del nostro denaro, il dio in terra, è la
fiducia. Esattamente, come dicevo, per il dio nei cieli.
cesare@lamescolanza.com
15-6-03