IL Salotto/Togliamo un capriccio
La canonica sull’appennino.
La barca, la fuoriserie. Ma anche il Tamagotchi e l’abbonamento alle
partite del cuore. Questo mese i vip si lasciano andare alle confessioni
più vere. E senza pentimenti: perché l’oggetto del desiderio non ha
prezzo. Ed è meglio della coperta di Linus.


di Cesare Lanza Capital
Chi, nella vita, non si è concesso e non si
concede qualche piccolo o grande capriccio? L’argomento proposto questa
volta dal mio salotto è, però, un po’ più malizioso. Qual è stato il
capriccio più costoso della vostra vita? E eventualmente, in seguito, c’è
stato un pentimento?
Il primo a rispondere è un
personaggio prestigioso, dalla vita molto riservata. Il senatore a vita
Giulio Andreotti: “Nel 1940 comprai la Storia dei Papi del Pastor e un
binocolo per le corse dei cavalli. Spesi tutto quello che avevo
risparmiato in tre anni di lavoro (avventizio alle imposte). Non me ne
sono pentito anche perché la lira andò rapidamente a picco.” Una
simpatica, inattesa confidenza. Passo la parola, subito dopo, a due
giornalisti, il direttore di “Sorrisi e canzoni”, Massimo Donelli, e il
direttore del tg 4, Emilio Fede. E anche da loro risposte imprevedibili.
Una prima sorpresa arriva da
Fede. Chiunque, forse, si aspetterebbe un accenno alla sua nota passione
per il gioco d’azzardo. Invece, no: “Se da una parte il capriccio e' stato
il più costoso in termini di vecchie lire, dall'altra mi ha risarcito
della solitudine, della malinconia, della ingratitudine… Riferendomi a
quest'ultima, sempre più si conferma quello che un grande filosofo ha
detto : "E’ soltanto l'attesa di nuovi favori". Mi riferisco alla mia
casetta di Anacapri. Acquistata 30 anni fa, circa, quando era poco più di
un rudere: anzi, dal nome che porta e che le e' rimasto, una bicocca. Non
avevo i soldi necessari per pagarla, come si suol dire, "sull'unghia".
Sono stato obbligato a rateizzare. Oggi e' totalmente mia, anzi mia e di
mia moglie. E' l'unico bene che abbiamo in comune, gli altri, in virtù
della scelta operata in favore della "divisione" dei beni, sono suoi.
Tutti suoi e ben protetti dalla mia abitudine di scialacquare.
In quella casetta trascorriamo le vacanze,
protetti da una dolce atmosfera che rafforza il nostro amore. Lo rifarei?
Certamente si anche se, oggi, l'impegno rateale mi porterebbe avanti per
anni.” Massimo Donelli si riferisce alla sua passione calcistica per il
Genoa: “Non c’è capriccio più lussuoso – in termini di salute e di
amarezze - che fare il tifo, con coerenza e amore immutabili al di là di
ogni traversia, per una squadra di calcio che ti fa continuamente
disperare.”
Il prof. Massimo Collice,
primario di neurochirurgia dell’ospedale Niguarda a Milano, dà una
risposta simile a quella di Andreotti: “L’acquisto di un libro scritto nel
1600 da uno scienziato, che descrisse con incredibile precisione
l'anatomia del cervello umano. Quando lo comprai non ero un collezionista
ed il prezzo richiesto mi sembrava un'enormità. Però era forte il
desiderio di possedere l'opera originale di colui che aveva descritto 400
anni fa, senza alcun mezzo tecnico, ciò che ogni giorno io vedevo
servendomi di strumenti molto sofisficati. Non c'era nessun motivo
particolare o scientifico che mi spingesse all'acquisto, ma alla fine
prevalse il desiderio: il vero capriccio. Dalla lettura però nacque una
passione che poi mi ha dato grandi soddisfazioni, per la storia della
medicina. Di tantissimi altri capricci mi sono pentito.”
Toni di sincerità anche da Katia
Bellillo: “La mia vita è stata molto dura, come del resto quella della
maggioranza degli italiani che vivono di stipendio. Raramente ho potuto
soddisfare eventuali capricci e anche ora che ho qualche soldo in più, pur
non essendo tirchia, sto molto attenta: con due figlie universitarie a
Perugia e il mutuo della casa da pagare ogni mese, i capricci mi sfiorano
appena. Comunque mi è accaduto di desiderare oltre misura un vestito da
gran sera. E pensare che, se non sono impegnata per riunioni, solitamente
alle 21 sono già in catalessi! Se è vero che le persone si dividono in
gufi e in allodole, io sono la seconda. E tuttavia volevo acquistare quel
vestito! La mia vita mi sembrava non avere più alcun senso… Il vestito
era costosissimo, la ragione cercava di introdursi nei canali segreti
della mia psiche. Ma quasi senza respirare, avendo negli occhi solo il mio
desiderio, entrai nel negozio e lo acquistai. Passai un mese di angoscia
e sensi di colpa per aver sperperato tanti soldi per un vestito che,
appena giunsi a casa, aveva perso tutto il suo incanto! E' ancora
nell'armadio, con il suo cartellino del prezzo attaccato. E ogni volta
che lo vedo sorrido nel trovarlo anche piuttosto banale... Ma lo
ricomprerei. E’ un po’ come l'amore: sei rimasta fregata, ma sai
perfettamente che non avresti potuto farne a meno....”
Dopo una risposta
“istituzionale di Sergio Billè, presidente Confcommercio ("Il mio
capriccio continua ad essere la mia generosità, quella di farmi carico di
problemi che riguardano intere categorie di persone.") un divertente
ricordo arriva dallo scrittore Luciano De Crescenzo: “Non ho alcun dubbio,
il capriccio è stato il Camaro, un motoscafo d'altura, quando ancora
lavoravo per la IBM. Una barca così grande un impiegato non se la può
permettere. E il posto-barca a Martellina costava una cifra, poi
mettiamoci il carburante, la manutenzione: ci si riduce in miseria. Un
giorno, ricordo, invitai Barbara D'Urso a venire con me a Capri.
Ovviamente, avevo intenzioni poco serie. Senonché, una volta arrivati a
Cala del Rio, una baia isolata, al mio primo tentativo la D'Urso si mise a
urlare: "Sono minorenne, ho sedici anni, sono vergine!" e io dovetti
desistere. Ora, dico io: se una è vergine ed è minorenne, deve dirlo
prima. Non può far spendere un centomila di benzina a vuoto. Comunque
rifarei tutto daccapo.”
Bice Biagi, direttore di Novella
2000: "Mi sono comprata la canonica di un paesino sull'Appennino.
Capriccio costoso, ma felicissima di
averlo fatto!” Ed ecco che, subito dopo, irrompe una tentazione molto
diffusa, quella dei motori… Andrea Pucci, condirettore dell’agenzia
Adnkronos: “Una moto, una Suzuki. E rifarei l'acquisto.” Barbara
Palombelli , grande firma del Corriere: “Una Mercedes classe A color
argento, superaccessoriata: perfetta sotto ogni punto di vista. I miei
quasi cento chilometri al giorno volavano, avevo un superstereo, i cd
preferiti, il tettino apribile. Ero felice e soddisfatta. Poi me l'hanno
rubata sul Lungotevere, un mese dopo il ritiro. Non l'ho ricomprata, ho
preso una macchina più semplice, usata, che costa la metà. Va benissimo e
non spenderò mai più tanto per una bella macchina.” Marco Fiore, direttore
delle manifestazioni del Casino de la Vallée: “Il capriccio più costoso
della mia vita è stato quello di acquistare un'auto da corsa, da rally per
la precisione, piccola (1.600 c.c.) , ma competitiva. Rifarei l’acquisto,
nonostante i fastidi che mi ha creato, perché la passione per i rally arde
tuttora dentro di me. Questo sport è uno dei miei punti deboli.”
Il prof. Luigi Cioffi, ginecologo, esperto di
medicina della riproduzione: “I
motori, fin da bambino, hanno esercitato su di me un notevole fascino. E
il capriccio più costoso si è materializzato nell'acquisto di una bella
Porsche Carrera 4 cabrio. Non sono pentito.”
Ecco ora un capriccio che più
capriccio non si può. E’ di Daniela Castelli, giornalista, ex
annunciatrice Canale 5, con sfogo finale: “Un paracadute. Mi dava grande
sicurezza… Ma non ne ho mai avuto bisogno. Inoltre, l’acquisto
presupponeva di saperne fare uso. Lo ricomprerei. Rifaccio sempre gli
errori stupidi, mi rendono serena. Come un biglietto aereo di sola andata
per il Giappone. Un gesto di ribellione: la classica fuga (forse un po'
esagerata). Era il 1986, avevo 19 anni e sono tornata dopo tre mesi. Non
lo rifarei: il volo di rientro è durato 36 ore. Ancora: la mia casa di
Milano. Costosissima e piccolina. Mi ha cambiato la vita: ogni giorno ho a
che fare con strozzini e bottegai di ogni tipo. Vorrei vivere in una baita
sugli alpeggi di Chiavenna… Vivere per lavorare!”
Alessandra Canale, ex annunciatrice Rai, dopo le
note polemiche sul suo accantonamento: “La cosa che mi è costata di più
nella mia vita è un giocattolo [tamagochi, n.d.r.] non per il prezzo
irrisorio, cinque euro (le vecchie diecimila lire). Era un animale
virtuale, da accudire durante l’arco di tutta la giornata e che spesso, di
notte, si svegliava perché doveva fare la pipì, o stava male, o aveva
bisogno di coccole: per soddisfare le sue esigenze bisognava selezionare
dei bottoni. Una volta spuntarono tantissimi puntini… lessi nelle
istruzioni che aveva il morbillo! Dopo quindici giorni, volò dalla
finestra!”
Lavinia Biagiotti Cigna: “Un
bagno molto speciale a Capri costato come un gioiello. Lo rifarei!”
Federica Ridolfi, co-conduttrice nel programma di Aldo Biscardi su La 7 al
venerdi: “Un anello di brillanti. Un capriccio, certo, ma lo rifarei.”
Infine, Marco Valente, un
gioielliere emergente: “Il capriccio più costoso della mia vita è stato
l'acquisto di una barca a motore per trascorrerci le mie vacanze: navigare
è uno dei miei hobby preferiti. Quindi, è un acquisto che rifarei
sicuramente.
cesare@lamescolanza.com
Novembre 2003