IL SALOTTO
MI VERGOGNO, SI MI VERGOGNO
La vigliaccheria. Spogliarsi. Una comparsata al Costanzo Show. Un episodio
di razzismo. Ecco cosa mette in imbarazzo politici, manager e soubrette.
Sinceri o no?



di Cesare Lanza
Capital
Ecco
la domanda che propongo questa volta agli ospiti del mio salotto: he cosa
vi provoca, o può provocarvi, un sentimento di vergogna? Per introdurre
l’argomento, ricordo alcune definizioni di cosa sia la vergogna.
“Turbamento e timore che si provano per azioni, pensieri o parole che sono
o si ritengono sconvenienti.” “Profondo e amaro turbamento interiore che
ci assale quando ci rendiamo conto di avere agito o parlato in maniera
riprovevole o disonorevole.” Per prime, le risposte di
alcune donne belle e brave: “ Anna Galiena, splendida, disponibile,
aperta e sincera come sempre, dice di aver vergogna di tutto ciò, che lei
per prima non rispetta di se stessa. “Per esempio, mi ritengo una donna
piuttosto “vigliacca”: la dimostrazione o l’esternazione di questo aspetto
di me mi fanno provare vergogna.” E’ un sentimento anche retroattivo,
dice: prova molta vergogna quando ripensa a episodi passati nei quali non
ha dimostrato sufficiente audacia. E c’è anche un’altra vergogna, più
intima: i sogni. A volte, ricordandoli, prova vergogna anche se la sfera è
esclusivamente onirica. “Forse ho un super ego talmente sviluppato che io
stessa agisco da censore di se stessa.”
Stefania Orlando, invece, non si vergogna di
niente. “Nel mio modo di agire non c’è nulla che possa farmi provare
questo sentimento perché mi conosco molto bene, conosco i miei limiti, i
pregi e i difetti e agisco di conseguenza. Al contrario, provo vergogna
per la stupidità o la futilità di chi mi circonda: se qualcuno che conosco
si imbatte in situazioni che gli fanno fare la figura dell’ignorante o
dello stupido, provo io per lui un forte senso di imbarazzo e vergogna.”
E Barbara Chiappini: “Provo vergogna quando devo dire bugie. Per la
consapevolezza di essere obbligata a mentire…” Ma la provocante sosia di
Sofia Loren non vuole specificare a che tipo di bugia e di “obbligo” si
riferisca.
Da Emanuela Folliero arriva una testimonianza intima e coinvolgente: “La
vergogna implica un fatto morale… Il ricordo più vivo riguarda una bugia
detta a fin di bene e poi scoperta. A conoscenza della malattia di mio
padre, l’ho tenuta nascosta per proteggerlo. Ma poi, quando comunque si è
saputo, ho provato vergogna per aver permesso che mio padre scoprisse la
verità in altro modo, e soprattutto da altre persone..” Tenerissima
Angela Ferlaino, animatrice di un locale storico del divertimento romano,
il “Gilda”: “Mi dà vergogna il complimento di un uomo che davvero, magari
segretamente, mi piaccia.”
Molto franca anche Barbara Palombelli: “Come
giornalista ha superato da tempo alcune vergogne tipiche di chi fa questo
mestiere: come parlare in pubblico, affrontare personaggi più o meno
importanti, eccetera.” Prova tuttavia una sorta di imbarazzo (vergognoso)
quando, in situazioni di routine quotidiana (al supermercato con le borse
della spesa o dopo la palestra o in giro per commissioni), la sua immagine
non corrisponde a quella di donna curata, truccata, quasi impeccabile che
appare in televisione. “Provo un pizzico di dispiacere e imbarazzo” dice
con l’abituale ironia “nei confronti di chi mi incontra e, probabilmente,
mi guarda in modo deluso.” Da Bice Biagi
una risposta analoga: non si è mai trovata in situazioni nelle quali abbia
provato veramente vergogna. “A volte, confida, ho avuto poca attenzione o
poca comprensione verso alcune persone vicine… Ma vergogna, mai. Altro è
l’imbarazzo, il disagio per piccoli comportamenti quotidiani: dalle mie
parti (sono emiliana) si dice spesso :”mi vergogno di..”, ma non si tratta
di vera vergogna!”
Da Carlo Rossella, direttore di “Panorama”,
arriva una riflessione legata in parte all’attualità politica. “Provo
vergogna, da italiano, per tutti gli italiani che sembrano essere pro
Saddam Hussein e che dicono di odiare gli americani. Personalmente a volte
provo vergogna per la mia ira, per la collera che sfogo con chi mi
circonda: subito dopo pensa che sia sempre meglio parlare con le persone
che non consumarsi nella rabbia.”
Ecco ora due ospiti abituali di questo salotto,
due grandi medici. Vincenzo Del Gaudio, chirurgo plastico: “Un sentimento
di vergogna può venirmi in mente solo per il timore (non voglio dire
l’eventualità…) di sbagliare sul lavoro, nella vita professionale.E
il professor Luigi Cioffi, ginecologo famoso per le ricerche nel settore
della fecondazione artificiale: “E’ difficile rispondere, le
situazioni sarebbero tante. Eccone una: provo vergogna quando mi trovo in
condizioni in cui non sono coerente con me stesso, soprattutto per quanto
riguarda valori e principi. Un esempio più futile? Quando guardo in
televisione, per pigrizia o abitudine, programmi demenziali. Sprecando il
mio tempo.”
Gigi Marzullo torna al tema delle bugie: “Provo
vergogna nel mentire, a me stesso e agli altri. Ovviamente se si tratta di
grandi bugie, non quelle innocenti o dette a fin di bene.” Da Filippo
Facci mi arriva una risposta scritta, articolata: “La vergogna dovrebbe
essere una dimensione interiore e autentica, non solo l'esito di uno
smascheramento. Se scoprono che ho un buco nella calza, o che non mi sono
lavato, ho un problema col resto del mondo. Ma solo perchè mi ha scoperto.
La vergogna vera, insopportabile, si prova soprattutto quando la
dimensione privata e pubblica s'incontrano: il mondo scopre qualcosa di
cui già intimamente mi vergognavo. Proverei il massimo della vergogna (con
me stesso e con gli altri) per il tradimento di tutta una serie di valori
piuttosto vetusti: l'amicizia vera, la parola data, la consegna del
silenzio, l'adesione a un ideale, il rispetto per gli affetti altrui.
Preferirei morire. Privatamente mi vergogno, talvolta, della mia
incapacità pratica (solo pratica) di voler bene. Pubblicamente invece mi
vergognerei come un ladro a comparire al Maurizio Costanzo Show. Più in
generale, avendo io una visione eroica della vita, financo patetica, mi
vergogno del mio Paese, che storicamente appare privo appunto di eroismo,
di dignità, di orgoglio. Mi vergogno della sua immagine. In particolare,
mi vergogno di un paese che ha lasciato morire Bettino Craxi ad Hammamet,
comunque la si pensi. Da quel giorno ho smesso di votare.” Milo Infante,
direttore di una importante emittente televisiva lombarda, Antenna 3:
“Provo vergogna in particolare per la mia ignoranza (soprattutto quando
sono costretto a fingere di conoscere alla perfezione un argomento) e per
la maleducazione altrui. A volte mi capita di uscire per lavoro (o per
diletto) con persone che dimostrano poca educazione nei confronti del
prossimo. Il fatto di essere seduto accanto ad un maleducato mi getta nel
più profondo sconforto.”
Beppe Severgnini: “Per me stesso provo vergogna
quando devo tradire, tacere una verità, raccontare una bugia alle persone
vicine che mi circondano. La fiducia degli altri li rende disarmati nei
nostri confronti, tradire questa fiducia provoca una profonda vergogna.
Professionalmente, provo vergogna per non avere abbastanza tempo per
ascoltare i ragazzi che vogliono avvicinarsi alla carriera giornalistica.
Ancora: nonostante riconosca molto tranquillamente di far parte di una
borghesia medio-alta, cresciuto in una famiglia benestante e titolare di
diverse agevolazioni sociali, e nonostante tutto questo mi piaccia, non
posso fare a meno di avvertire vergogna per la futilità consumistica,
davvero eccessiva, del mondo occidentale. Fra l’austerità e le privazioni
francescane e il consumismo compulsivo e volgare imperante, ci sarebbe una
certa sobria misura, di cui si è perso completamente il senso.”
Propongo infine la domanda a uomini e donne, amati e
contestati, spesso al centro di polemiche che “spaccano” l’opinione
pubblica. Platinette: “Io non ho l’inconscio, ne sono sprovvista, quindi
non ho nessun senso, men che meno quello della vergogna. Provo repulsioni,
quelle sì, guardandomi allo specchio per esempio, provo davvero repulsione
per le mie dimensioni. Probabilmente, se avessi dei sensi, proverei
vergogna per non essere sufficientemente allenata, mentalmente per
esempio, o se l’amore per qualcuno m’impigrisse al punto di non desiderare
null’altro al di fuori del rapporto d’amore. Però provo vergogna per gli
altri: per gli eserciti per esempio, gli eserciti di pensiero voglio dire,
e tutte le categorizzazioni, gli steccati, le etichette e il pensiero
omogeneo.”
Telegrafico Tinto Brass: “Non provo vergogna per nulla. Essere considerato
uno spudorato, ad esempio, non mi dà alcun fastidio.” Riccardo Schicchi:
“Sicuramente non provo vergogna per la sessualità e per tutte le sue
manifestazioni. La guerra, l’ignoranza, la stupidità mi fanno provare
vergogna. Un esempio? Molto spesso i tiranni, i dittatori sono fabbricati
euforicamente dalla gente, dalle persone che hanno bisogno,
psicologicamente, di un capo, di una guida che eserciti autorità, che
mostri la strada da seguire, che si faccia carico di risolvere i problemi
di un popolo. Ecco, queste ramificazioni quasi incontrollate del cervello
umano mi fanno provare vergogna.” Vladimir Luxuria, molto gentile, si
vergogna quando vede alcune persone che dileggiano, deridono una persona
per la sua presunta diversità, sia essa relativa all’inclinazione
sessuale, al colore della pelle o a un handicap. “Provo un’istintiva
vergogna per queste persone e per i loro comportamenti.” E infine, “per
quanto possa sembrare paradossale”, si vergogna ancora “un po’”, quando
deve spogliarsi completamente di fronte a qualcuno.
cesare@lamescolanza.com
Maggio 2003