La polemica
Io invece difendo la Rai

di Cesare Lanza “Libero”
Caro
Direttore,
vorrei fare
un piccolo, modesto, intervento a favore della Rai. Non ti propongo in
questo caso un articolo, ma una lettera, e come preambolo desidero
avvertire i nostri lettori che da alcuni anni collaboro con la Rai (come,
peraltro, con tanti altri mass media) e dunque sono consapevole che
chiunque potrebbe contestarmi, visto che l’espressione va ormai di moda a
ogni livello, una sorta di conflitto d’interessi. Diciamo dunque che ti
scrivo una lettera, forse uno sfogo, e ti ringrazio per la pubblicazione,
con alcune considerazioni controcorrente.
La prima considerazione si riferisce alla violenta tempesta che ogni
giorno si abbatte sui vertici Rai. Vorrei, caro direttore, essere
assolutamente sincero. Sfido chiunque (e faccio i nomi: scrivo per primo
anche il tuo, Vittorio Feltri, e poi, a caso, Ferruccio de Bortoli, Carlo
Rossella, Paolo Mieli, Clemente J. Mimun, Bruno Vespa, Enrico Mentana,
Maurizio Costanzo… i primi, grossi nomi del giornalismo e della
televisione che mi vengono in mente, e potrei aggiungere quelli di
imprenditori e manager di qualsiasi settore) a trovarsi nelle stesse
condizioni in cui si trovano oggi Baldassarre e Saccà, Del Noce e Marano,
e a riuscire a lavorare serenamente e a ottenere buoni e persuasivi
risultati, per di più in breve tempo.
Non nego che gli uomini al vertice della Rai da alcuni mesi abbiano
commesso errori evitabili né nego che, soprattutto in alcuni frangenti,
meglio coordinandosi avrebbero potuto evitare alcune contraddizioni e
violente polemiche. Ma il rebus nodale della Rai è quello che tutti sanno:
l’impossibile autonomia dai poteri politici (di governo e di opposizione)
e sindacali. E fino a quando questo nodo non sarà sciolto in maniera
radicale, la vita di qualsiasi dirigente della Rai sarà sempre improba e
tormentosa, i buoni risultati saranno difficili e, per taluni problemi,
impossibili.
Aggiungo – seconda considerazione – che la Rai fa notizia;
e via via, negli ultimi anni, fa
sempre più notizia, a volte con presupposti seri e documentati, come nel
caso di alcune rivelazioni di “Libero”; mille altre volte invece qualsiasi
battito di ciglia, qualsiasi spiffero da comari è destinato a suscitare
titoloni, inchieste, chiasso, interrogazioni parlamentari, girotondi e
sceneggiate. Mi chiedo: chi riuscirebbe a lavorare, in questo clima, con
un minimo di serenità? E mi chiedo ancora: qualcuno immagina lo stato
d’animo e la mortificazione di centinaia e centinaia di persone che
lavorano seriamente per la Rai, parlo di dirigenti e impiegati, tecnici e
autori, registi, piccoli conduttori, insomma quelli che sui giornali non
finiscono quasi mai, e tuttavia si impegnano con spirito di sacrificio,
con una preparazione e professionalità che spesso sono invidiate da
aziende concorrenti, e poi vedono rappresentata pubblicamente la loro
azienda (la “nostra” azienda, visto che ci lavoro anch’io) solo come luogo
di conflitti politici e di litigi tra divi e superstar?
Non voglio entrare nel caso – Biagi. Ma con solidarietà,
caro Direttore, penso a Solenghi e Lopez (i famigerati Max e Tux, gli
anelli deboli della incredibile catena di polemiche, senza precedenti),
vittime di massacranti, dilaganti e inaudite stroncature, scritte a
prescindere dai loro risultati, buoni, e dalla qualità del loro lavoro,
dignitoso, solo per la “colpa” di aver preso il posto – peraltro,
parzialmente – del nostro illustre e amatissimo collega. Chiedo: è
giusto? Ed è giusto che un altro nostro collega, Fabrizio Del Noce, debba
essere insultato e colpito al costato da frecce d’ogni genere, neanche
fosse San Sebastiano?
Caro Direttore, ti chiedo spazio anche per una piccola
testimonianza personale. “L’espresso” in edicola oggi afferma che Mara
Venier e io, a “Domenica in”, siamo divisi da un forte contrasto, per il
fatto che io avrei - pensa un po’ – rivendicato il ruolo, al posto suo,
delegato alle interviste. Chiunque mi conosca capisce al volo quanto sia
assurda l’ipotesi di mie rivendicazioni, di questa arroganza. Di più: ho
auspicato prima di tutti, e più di tutti, il ritorno di Mara al timone di
“Domenica in”; sono tra i più vicini alla sua difficile scommessa
professionale; lei e io siamo legati da un affetto forte e sincero. Se ci
sono divergenze e malintesi, come può succedere in qualsiasi ambiente di
lavoro, presumo perfino all’Espresso, essi derivano – pensa un po’ – da
eccessi di affetto e di confidenza, eccessi di stima dell’uno verso
l’altra, e viceversa. Anzi, voglio rendere pubblica l’ammirazione che ho
per Mara per un suo exploit di domenica, sconosciuto ai telespettatori,
nel giorno del debutto: i capricci e i ritardi di Naomi Campbell, nostra
ospite, hanno portato a rivoluzionare varie volte la scaletta, provocando
inimmaginabili momenti caotici, per la diretta, i tecnici, la regia, ecc…
Solo un purosangue televisivo come Mara poteva riuscire a tenere insieme e
a cucire il programma, senza cedimenti né sfasature.
Infine - terza e ultima considerazione – “questa” Rai a
me non sembra né in ginocchio né allo sbando, al contrario di quanto
porterebbero a pensare le quotidiane tempeste. Il risultato del prime time
di Raiuno è superiore a quello dell’anno scorso, la rete ha tagliato 50
miliardi di costi, molti programmi vanno a gonfie vele, il tg1 sta
recuperando bene. E, nel complesso, l’azienda si muove verso il pareggio
di bilancio, con tagli di churchilliana memoria. Non spetta a me
aggiungere o specificare altro. Perché il mio, ti avevo premesso, era solo
uno sfogo. Ma penso che rappresenti lo stato d’animo di molti che lavorano
con la Rai, o collaborano in qualche modo con la Rai. Sappiamo per primi
che ci sono tante storture e vediamo per primi che il potere politico
tenta di infiltrarsi dovunque, al di là dei suoi diritti istituzionali. E,
però, che amarezza veder sbertucciata ogni giorno la “nostra” Rai,
vilipesa e offesa, per qualsiasi motivo, qualsiasi possibile provocazione.
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Non solo
non ho insultato Fabrizio Del Noce, ma non ho mai scritto il suo nome
senza accompagnarlo con un aggettivo d’elogio
(v.f.)