Meg e Silvestri: le polemiche sul Primo Maggio
 

di Cesare Lanza " Libero"

 

  

 

      Ho collaborato come autore televisivo (insieme con Andrea Purgatori, Sergio Bardotti, Giuliano Caputi e Sergio Rubino) al programma televisivo su Raitre collegato al tradizionale concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni, a Roma. Già me ne ero occupato un anno fa e anche quest’anno, come nel 2002, sono felice per l’esito: sia per il concerto, a mio parere di buon livello, sia per il risultato televisivo, largamente soddisfacente. L’anno scorso, con il passaggio dalla conduzione di Piero Chiambretti a quella di Claudio Amendola e con la scelta di proporre tutto in diretta dal palco, senza registrazioni, avevamo raggiunto – nella parte pomeridiana – uno share da record. Quest’anno, la principale innovazione è stata di affiancare ad Amendola altri due nomi molto popolari tra i giovani, Paola Cortellesi e Marco Baldini: dagli ascolti è arrivato un riscontro positivo.

        Come ogni anno, ci sono state varie polemiche: mi sembra un segno evidente dell’attenzione che precede e segue un programma divenuto, a poco a poco un, appuntamento “storico” per i giovani e gli appassionati di musica.  Sono anche felice per il fatto che tutto si sia svolto regolarmente, con la partecipazione di centinaia di migliaia di giovani, e senza incidenti, nonostante le tensioni politiche e sindacali che caratterizzano le cronache di questi giorni. Sarà opportuno ricordare che nell’intento degli organizzatori e degli autori, il concerto (sia in piazza, sia in tivu) non è - dichiaratamente - una manifestazione politica, ma un “evento”, come si usa dire oggi, una festa musicale dedicata ai giovani, senza distinzione di alcun tipo: ai giovani di destra come a quelli di centro, ai giovani di sinistra così come a quelli di nessun significativo convincimento politico (ce ne sono molti, di idee inespresse, incerte o confuse: certo la colpa non sarà loro!).

           Piaccia o no, questa è l’intenzione – trasparente – di chi organizza la manifestazione; e questo, con chiarezza, è quanto sono stato chiamato, l’anno scorso e quest’anno, a collaborare a realizzare. Debbo dire che i giovani, presenti a piazza San Giovanni e nelle strade attigue, così come i gruppi musicali e i cantanti, impegnati sul palco, hanno dimostrato di condividere la scelta, con comportamenti corretti. Peraltro il tema conduttore proposto - “Ricostruire la pace” - era tale da favorire unità di consensi, serenità e concordia.

         Questa lunga premessa è per spiegare con lealtà ai lettori di Libero il mio disagio, il dispiacere e il malessere di fronte a due piccoli incidenti, che si sono verificati durante il concerto. E a chiedere scusa a quelli che non li hanno graditi, se ne sono stupiti e hannmo protestato. Anche se, probabilmente, ha ragione il leader dell’organizzazione, il produttore Marco Godano, nel dire che un paio di note stonate in un concerto di sette ore sono un dato, fisiologicamente nonchè statisticamente, inevitabile.

          Ed ecco le due note stonate. La prima è arrivata da una cantante, Meg, che ha avvertito, prima di esibirsi, il bisogno di farci sapere che “non ci sarà pace fino a quando esisteranno i signori della guerra in doppio petto, Bush, Blair e Berlusconi”. Più tardi, anche Daniele Silvestri ha avuto l’insopprimibile voglia di regalarci un’altra esternazione politica: “Sento il bisogno di dire una cosa e voglio dirla: non mi importa delle reazioni…. Mi prendo la responsabilità di ciò che dico… E cambiate canale, se volete. Questo voglio dire: bisogna evitare una guerra sciocca e pericolosa come quella che in questi giorni il governo sta facendo alla magistratura.”

          Il mio punto di vista è il seguente. Primo, non è neanche il caso di entrare nel merito dei contenuti. Sarebbe facile obiettare che Berlusconi può essere definito in tanti modi, ma certo non come un signore della guerra, non avendo fatto nessuna guerra: se mai la sua astuzia (molto italiana, molto machiavellica) è stata quella di riuscire a vincere la guerra, senza farla. E altrettanto evidente, per quanto riguarda Silvestri, che certo non può essere la sua drastica battuta a poter liquidare un terreno di scontro politico e istituzionale che ha spaccato l’Italia in due parti da un paio di lustri; e che esistono molte, persuasive argomentazioni, da una parte e dall’altra, per dibattere (ma altrove, nelle sedi opportune) un problema cruciale per la vita civile del nostro Paese.

           Semplicemente, il mio punto di vista è che, se tutti i cantanti avessero scelto la strada scorretta di Meg e Silvestri, di utilizzare la cassa di risonanza di una grande manifestazione per esprimere sgangheratamente le loro idee personali e forse anche per farsi una comoda pubblicità, non avremmo assistito nè a una festa nè a un concerto, come si voleva, e neanche a una simbolica rappresentazione, con parole a volte toccanti e  musica a volte straordinaria, del desiderio di ricostruire la pace. Avremmo assistito a una noiosissima, scontata rassegna di estemporanei comizianti.

          A me sembra  ridicolo, in particolare, che Silvestri dica, con una frase, a effetto ma priva di senso: “Mi assumo le mie responsabilità, cambiate canale se volete…!” In che ruolo, in che veste, con quali diritti e doveri? Non era per fortuna, Silvestri, né il proprietario né un dirigente responsabile della Rai, né il produttore del programma. Quale responsabilità dunque si assumeva? Nessuna. E quale diritto aveva di invitare sprezzantemente il pubblico, eventualmente in disaccordo, a cambiare canale? Era, Silvestri, un cantante come tutti gli altri, invitato semplicemente a eseguire una canzone. Però, come un tipico, perfetto rappresentante di quest’Italia divisa e tormentata, si è infischiato dei diritti degli altri e approfittando, come Meg, dell’opportunità della diretta, ha imposto con arroganza se stesso. 

            Ovviamente, chi non la pensa come me e chi ha un comune sentire con Meg e Silvestri, griderà alla censura.  Perché infine com’è noto la violenza è proprio questa: faccio come mi pare, me ne frego degli altri e, se qualcuno mi ricorda le regole, grido alla censura! Ma quale, quale censura…  Discutiamo tutti i temi che volete, dove e quando volete: ma se siete venuti qui per cantare, cantate ragazzi, benedetti ragazzi politicanti immaginari. Se ne siete capaci, canto e musica vi danno possibilità immense. Proprio come alla vigilia del primo maggio aveva detto - cito a memoria - il grande De Gregori in una bella e intelligente intervista. A un giornale certo per voi non sospetto, l’Unità: “Affido alla mia musica tutto ciò che voglio dire, certo non faccio comizi né mando messaggi o proclami dal palco. Bastano le canzoni.” Ma forse, a voi due, Meg e Silvestri, le canzoni non bastano.

 

 

 

cesare@lamescolanza.com
3-5-03