QUEI “ PECCATI” IN ROSA : ARCURI LA PIU’ BELLA KANAKIS LA SPUDORATA

di CRISTIANO GATTI

 

La donna è come la foresta amazzonica e come la normativa fiscale: non si può mai dire di conoscerla abbastanza. E allora avanti col gioco dell’esplorazione, ogni volta ricominciando da capo, ogni volta registrando nuove rivelazioni. Per gli appassionati del ramo, esistono sacri testi che annotano meticolosamente tutti i nuovi passi in avanti, cercando di tracciare un quadro definitivo dell’intricata faccenda. Studi, ricerche, testimonianze. Vogliamo subito un esempio? Risulta ormai provato che in casa Moratti aleggi una frase ricorrente: «Senza rigore non si fa nulla». Ma non è soltanto il presidente dell’Inter a ripeterla continuamente, come si è sempre creduto: è anche il motto di sua cognata, la celebre ministra Letizia, che ne fa un principio guida nella vita pubblica e nell’intimo della vita privata.

Pianeta immenso e particolare, la donna. Chiederlo agli uomini, che difatti continuano a capirne poco. L’ultimo dossier sull’inestricabile mistero è firmato da Cesare Lanza, partito volontario alla masochistica e affascinante perlustrazione nell’altra metà del cielo. Il risultato è «Peccati» (Rizzoli), il che è quasi tutto dire. Come in un defilato confessionale, ventinove celebrità coniugate al femminile si concedono senza tanti freni, in senso buono. Cosa dire: non è proprio il caso di stendere regolare recensione sul libro, anche perché dalle recensioni risulta che tutti i libri sono pronti quanto meno a sconvolgere il mondo delle lettere, salvo poi scoprire come i tre quarti della produzione possano sconvolgere al massimo quello delle Letterine. Tagliamo sulle chiacchiere: chi vuole, il libro se lo compra. E apprende un tot di novità.

È così che si ritrova la ferrea religione della Moratti, ma anche tutto quanto il resto. Tra gossip e introspezioni, le signore non svicolano su nulla. Susanna Torretta, l’amica della defunta contessa Agusta Vacca, sostiene da parte sua che gli incontri amorosi non hanno un teatro definito: lei, alle volte le combinazioni, si è cimentata anche nella sala d’aspetto del dentista». Col dentista? «No». Ed è passato il mal di denti? «A lui sì. Io ero lì solo per accompagnarlo...». E comunque, parlando di pura strategia, Susanna si ispira da sempre a un adagio mai smentito: «Le mutande si portano comunque. Anche per farsele togliere...».

È risaputo: l’uomo lavora molto di fantasia, la donna lavora molto per fargliela lavorare. Sonia Raule, tanto per dire, è una luminare nel settore della provocazione psico-cerebrale col tacco a spillo, ovviamente ben sostenuto da una caviglia tornita. Fa macelli, garantisce. Lei ha steso Tatò, il duro della finanza: sono prove provate a prova di smentita.

Nel dibattito si inserisce autorevolmente Anna Kanakis, un recente passato anche in politica, che consiglia tutti di non lasciarsi mancare niente, alla faccia della glicemia: «Spalmarsi la panna addosso... Chi non l’ha mai provato è un fesso». Ammessa la variante alla Nutella. Sul pesantino senape e maionese.

Fioriscono le teorie. Tra costume e seduzione, ci si fa una cultura. Marta Marzotto, che ormai s’è dimessa per sopraggiunti limiti d’età, lascia alle postere un messaggio indelebile: «Fateli spendere, fateli spendere. Più costate, più valete...». Ma Laura Freddi, caposcuola della corrente neoempirica, dissente: «Per conquistare gli uomini, a me basta un’occhiata». Autostima.

Chiedo a Lanza se alla fine del suo viaggio ha almeno capito qualcosa di più. Per esempio: chi è quella da sposare? «Lucrezia Lante della Rovere. È curiosa, ma anche un po’ orsa. È cresciuta in una famiglia mondana, eppure preferisce i pochi amici buoni, fuori dal clamore. Ha stile ed eleganza, ma anche slanci e passioni». E quella da portare solo a cena? «Manuela Arcuri. È la più bella di tutte, il vero oggetto del desiderio. Più della Ferilli, che però ha molto senso dell’umorismo: per questo, sarebbe un peccato passarci soltanto una serata...». E in vacanza, diciamo un paio di settimane? «Anche se non c’è nel libro, Nancy Brilli. Però sarebbe una vacanza faticosa, da affrontare solo se perdutamente innamorati: lei ha bisogno di attenzioni continue, di dedizione assoluta. Mi capisce: se uno non è cotto...».

Allora, facciamola breve: costruiamo la donna perfetta in laboratorio. Le facciamo a pezzi - esercizio sempre simpatico - e poi rimontiamo un prototipo da schianto. La parola all’esperto: «La sincerità di Ljuba Rosa Rizzoli, l’unica capace di dire che la sua vita è un totale fallimento. La mente e la fantasia di Nancy Brilli. La determinazione e la spudoratezza di Anna Kanakis. La bellezza della Arcuri. L’eleganza di Lucrezia Lante della Rovere. L’erotismo di Carmen Llera. L’allusività di Sonia Raule. La capacità di stuzzicare di Susanna Torretta...».

Io mi fermerei qui: sembra la nazionale con le calze a rete. Però, se è permesso, da questo assemblaggio esce in realtà un mezzo mostro. Che ne dice il tecnico? «Vero. Un robot. E come tutti i robot, sarebbe insopportabile».

Ma sì, teniamocele così come sono, con i loro difetti di fabbrica, restando sempre vigili e pronti a lanciare qualche piatto in testa, eventualmente e saltuariamente. Ciascuno si tenga stretta la sua, esemplare unico e irripetibile. Magari evitando di dirglielo ad alta voce, perché poi si monta subito la testa e avanza pure delle pretese.

Senza, anche se è tremendo ammetterlo, non si può stare: a chi daremmo la colpa quando sbagliamo l’uscita autostradale? Assicura l’esperto: «Un mondo privo di donne precipiterebbe nella noia, che è il maggior pericolo della vita. Solo una donna ci può togliere la noia. Per la verità può anche darcela, ma si fa in fretta a guarire: con un’altra donna...». Che ci sia qualcosa da scoprire anche sull’uomo?

 

Il Giornale 11-2-02