Eros
Peccatrici made in Italy
Dagli slip della Torretta alle avance dell’Arcuri.
Ventinove Vip si confessano. Senza falsi pudori

di Cesare Lanza
Il titolo non
poteva essere più malandrino: “Peccati”. Sottotitolo: “Trasgressioni,
seduzioni, tentazioni, omissioni, interviste senza reticenze con alcune
tra le donne più discusse e famose del Duemila”. È il libro del
giornalista e scrittore Cesare Lanza, nonché autore di “Domenica in”, in
uscita da Rizzoli (257 pagine, 10 euro). Ecco un assaggio delle
confessioni di alcune attrici, scrittrici e protagoniste della cronaca
italiana.
Susanna Torretta
«Le mutande si portano sempre. Anche per farsele togliere».
Ed è quello, in un approccio, il momento più eccitante?
«Lei vuole provocarmi. Ebbene no, il momento più eccitante per me è
l’odore della pelle, l’attrazione animalesca dei corpi. Anche prima del
primo bacio, o subito dopo, al momento di togliersi i vestiti… L’orgasmo
per me non è complicato, posso arrivarci anche in pochi secondi, e più
volte, se funziona la testa».
Anna Kanakis
«Sono molto pigra: un letto matrimoniale mi basta. Fondamentale un
materasso unico, naturalmente. Se no si crea quel buco fastidioso, al
centro… E ci caschi dentro. Orribile! Comunque, ho avuto anch’io qualche
luogo diverso… In barca, eravamo soli, vicino a Ibiza. C’era una vecchia
radio, che trasmetteva in modo confuso, gracchiante: musica, voci
spagnole, comunicazioni varie… E poi è arrivato il “Bolero” di Ravel. E a
poco a poco ci siamo accorti che il nostro ritmo, nel far l’amore, aveva
preso le cadenze di quella musica… Oggi il ricordo mi emoziona. Allora
non sapevo se ridere. Un piacere indimenticabile. Non controllabile».
Yuliya Majarchuk
«Il film con Tinto Brass prevedeva che io dovessi mettermi dentro il
pene. Era un pene finto, ma mi faceva senso anche se la scena durava due
secondi. E sono scoppiata a piangere davanti a tutti… Mi dicevano che
dovevo farmi forza… Una parola! Il contatto con la plastica… Mi faceva
schifo, mi dava i brividi. Tinto Brass è stressante, esigente, sa come
fare il suo lavoro. In un’altra scena dovevo baciare una ragazza, con la
lingua: non l’ho mai fatto in vita mia e l’attrice era una mia amica,
però che fatica! Insomma, uno stress continuo».
Dalila Di Lazzaro
«I corteggiamenti erano un’ossessione… E che noia, anche! Insomma, non
c’era uomo che non mi volesse… come si può dire? … Non c’era uomo, a
quell’epoca, che non mi volesse trombare».
Manuela Arcuri
«Mi coinvolgono le cose un po’ nascoste… In una cena importante, far
finta di non conoscersi. Segreti semplici, come il piedino. O più
rischiosi: in una festa, appartarsi in una camera isolata. Il segreto e
il rischio sono una grande attrazione, per me».
Carmen Llera
«Una volta ho avuto una storia con un uomo a Gerusalemme e lui,
intelligente e sensibile, mi ha detto: “Tu non stai scopando solo con me,
ma con l’intera città di Gerusalemme”. Era vero. Se l’incontro fosse
avvenuto a Bruxelles, con lui vestito da funzionario in un ufficio, non
ci sarebbe stata la mia voglia d’amore... Sono semplice. Inorridisco
quando le mie amiche, febbrili e nevrotiche, mi parlano di sadismo,
masochismo. Che drammi. Io invece sono molto semplice. E non mi considero
una, come si dice, da letto … Anche letteralmente, il letto è l’ultima
cosa. Io sto pochissimo a letto. Dunque mi piace farlo, se capita,
davanti a una finestra. O sul pianoforte. O su una lavatrice. Insomma
dove capita, non ha importanza. Mi interessano la fluidità, il
movimento».
Parlare, dunque è una comunicazione importante...
«Meglio ancora urlare. Ma c’è un problema. Quando sono a casa, debbo
dirti che abito nello stesso palazzo in cui vive, sopra di me, Enrico
Mentana. Prima c’era Giampaolo Pansa. Poi è arrivata Elisabetta Catalano.
Voglio dire che, per evidenti motivi di opportunità, non posso certo
urlare. Gli altri inquilini vanno rispettati. E io adoro le finestre
aperte».
Marta Marzotto
«Non mi è mai piaciuto baciare. Baciare è un atto di definitiva intimità.
Baciare bocca sulla bocca, con la lingua: è una cosa importante. Senza
amore, la sola idea della lingua mi ha sempre fatto schifo. I baci sono
un traguardo molto intimo. Certo i baci sono importanti dovunque: sul
collo, sul seno, sulla nuca… Ma un bacio in bocca è un punto di arrivo».
Com’era, Guttuso?
«Dopo aver fatto l’amore, un’ora dopo soltanto, ricevevo lettere in cui
ripercorreva il nostro rapporto, nei particolari. Io mi turbavo e mi
stupivo. Mi veniva la pelle d’oca. Sono io, davvero, ad aver fatto tutte
quelle cose lì? E dopo una settimana, se rileggevo, tutto mi sembrava
ridicolo. Voglio dire che l’intimità è un mistero, inavvicinabile da noi
stessi, i protagonisti».
Luisa Corna
La volta più strana?
«In auto, fuori dal teatro».
Con uno già conosciuto o uno preso al volo?
«Già conosciuto! Non resistevamo all’idea di aspettare per trovare un
posto più comodo… Non potrei fare l’amore con un uomo appena conosciuto.
Ho bisogno di capirlo, farmi capire, avere confidenza».
Silvana Pampanini
Federico Fellini: «Grande. Ma anche sporcaccione, con un’idea fissa.
Voleva che facessi le porcherie con lui..., così diceva. Accattivante. E
io: “Non le faccio perché sei uno stronzo. Affettuosamente, s’intende”…
Tutti allungavano le mani. Il peggiore, Orson Welles: una volta a Roma,
gli ho mollato due bei ceffoni in faccia, per farla finita».
L'
Espresso 24.01.2002