PARTITA A POKER SULLA RAI

di Cesare Lanza
Mezza Roma partecipa in questi giorni a uno dei
divertimenti preferiti dalla città, con storica sornioneria: che cosa
sta succedendo, alla Rai? La partecipazione di quasi tutti è quella
tipica delle chiacchiere da bar o salotto. In realtà pochi sanno e
pochissimi possono influire. L’aspetto più imbarazzante a me sembra che,
in genere, spesso anche nei commenti dei giornali, si ignora o si finge
di ignorare che la partita che si sta giocando va ben al di là delle
dimensioni, pur colossali, della Rai. Si tratta di una partita politica,
anzi di due partite politiche: la prima si gioca all’interno della
maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, la seconda - di
conseguenza - tra la maggioranza e la confusa opposizione. Dunque,
ascoltando le mille chiacchiere che si fanno sulla Rai, e sul destino
del suo consiglio di amministrazione ultradimezzato, è imbarazzante
seguire e costruire ragionamenti a cui mancano due essenziali spunti di
partenza. Il primo è: chi può sapere quale sia il reale stato di
rapporti tra Berlusconi, Bossi e Fini da una parte e Casini dall’altra?
E il secondo: chi può sapere fino a che punto la sinistra sarà coerente
e compatta nel tenere una linea dura, che fino ad oggi è stata
indubbiamente efficace, ma anche - al momento - priva di sbocchi
soddisfacenti? In più, come non bastasse, c’è una variabile: i due
consiglieri rimasti in carica, il presidente Baldassarre e il
consigliere Albertoni, sono personaggi di carattere notoriamente poco
flessibile, a cui la politica, diciamo così, non può suggerire le
dimissioni o la permanenza, confidando che il suggerimento sia
automaticamente accettato. E, anche se in politica non mancano mai al
momento giusto persuasive pressioni definitive, come si è visto in casi
anche più grandi e clamorosi (basterà ricordare il povero Leone,
obbligato a lasciare il Quirinale, in poche ore), è opportuno ricordare
che, se Baldassarre e Albertoni non intendono dimettersi, solo un voto
della commissione di vigilanza con maggioranza di due terzi potrebbe
sfiduciarli.
Vista dall’esterno, stiamo comunque assistendo a una
esemplare, affascinante partita di poker. Con rilanci continui, non so
se arriveranno fino alla consumazione della posta in palio. Ieri
Staderini, altrove ottimo manager, ha deciso di dimettersi:
verosimilmente il suo referente politico Casini, ottimo uomo politico e
ottimo presidente della Camera, non gli ha certo dato un suggerimento
diverso. Ecco un vero e proprio fortissimo e audace rilancio, effettuato
- sempre secondo quanto si capisce dall’esterno – contro il gradimento
di Berlusconi e, soprattutto, di Bossi e Fini. I quali avevano assunto
- al primo rilancio, ovvero dopo le dimissioni dei due consiglieri di
sinistra, Donzelli e Zanda - un limpido e duro approccio politico, nei
riguardi dei centristi democristiani: se c’è una maggioranza di
governo - hanno sostenuto - questa maggioranza deve valere anche alla
Rai; dunque la maggioranza politica in Rai deve essere tutelata,
sostenevano Bossi e Fini, anche con il voto di Staderini. Invece,
Staderini si è dimesso.
Premesso tutto questo, e mentre la partita politica di
poker è in atto (con lanci e rilanci, presumo, anche non visibili),
vorrei sommessamente ricordare che la politica ha fatto nella Rai una
irruzione anche più pesante del solito, ma direi che quasi non poteva
farne a meno: come sempre quando si aprono (non solo nella Rai, ma più o
meno dovunque) spazi disponibili, la politica spalanca le fauci.
L’errore è stato lasciare spazi e varchi. A mio modesto parere, con
precise responsabilità, sia da parte del governo, sia da parte
dell’opposizione. Da una parte, molti errori. Dall’altra, solo
pregiudizi e massimalismi. Così la politica si è gettata sul boccone,
sempre appetitoso, di viale Mazzini. Ma di questa nuova invasione la Rai
– grande, disgraziata e drammatica azienda, ricca di enormi potenzialità
e del lavoro di centinaia di professionisti di prim’ordine – non aveva,
e non sentiva, alcun bisogno. Ma ormai la frittata è fatta.
Da parte del governo, anche al momento delle scelte dei
vertici, sono stati raggiunti equilibri precari, come si è visto fin dal
primo giorno. Subito si è cominciata a giocare una partita logorante,
astuta e crudele, che va oltre la Rai, e temo anche, prima o poi, la
forza di resistenza e di sopportabilità da parte dell’azienda, intesa
come impresa, ben poco tutelata, salvo che dai molti che ci lavorano,
con infinita passione. Da parte dell’opposizione, non si è capito mai
con chiarezza, al di là delle contestazioni pregiudiziali, quali fossero
le proposte costruttive, perfino nei momenti in cui una unanimità di
consenso era ragionevole, anche a difesa di interessi comuni.
L’errore più grave, da destra e da sinistra, è stato
quello di propiziare un clima guerresco e costantemente di tensione,
foriero di gravi danni per tutti. E c’era invece necessità di pace, di
mediazioni e di consenso. Non a caso, sono state ripetutamente evocate
(da destra e sinistra, questo è il bello!) le figure mitiche di Bernabei
e Agnes, inflessibili nell’imporre le scelte della loro parte politica,
la vecchia e sempre più rimpianta democrazia cristiana, ma anche abili,
scaltri e lungimiranti, nel concedere spazio all’opposizione e,
comunque, ai protagonisti/professionisti.
Chi ha diretto la Rai in questi mesi ha ottenuto
ottimi risultati, ad esempio nel recupero dei risultati di audience
verso Mediaset, nel rilancio di alcuni programmi, nella resurrezione del
tg1. E tuttavia l’ottimo direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, è stato
costantemente massacrato, nonostante i risultati ottenuti (con ingenti
risparmi!), solo per ostilità politica e pregiudiziale. Di contro, non
si capisce come Bossi, se poi è stato veramente Bossi, abbia potuto
inviare a dirigere Raidue un personaggio “estraneo” come Antonio Marano,
che ha distrutto tutto ciò che ha trovato sul suo cammino, esaltando di
fatto il suo predecessore Freccero, indegnamente accantonato. E si sono
lasciate incancrenire (Bernabei e Agnes non avrebbero mai commesso un
errore simile) le polemichne legate all’utilizzazione di Biagi e
Santoro.
Ora, tra viale Mazzini e i palazzi della politica, si
torna a giocare una partita aspra, violenta, che lascerà molte vittime
sul campo. Prima o poi, nel cda e nelle stanze dei bottoni, si
insedieranno nuovi protagonisti. Previsioni, sarebbe azzardato farne. Ma
un auspicio, forte e sincero, sì: che i nuovi personaggi in arrivo siano
competenti, coesi,
attenti
alla salute dell’azienda più che ai venti politici; e convinti della
necessità imprenditoriale di contare su un largo consenso, ma anche
dell’obbligo, etico e culturale, di lasciare spazio al dissenso.
Libero
28-11-02