La Padania benedice Mara. E Cesare

 

di Pippo Caselli


Mara Venier, in preda a una nuova giovinezza non solo televisiva (e in possesso dell’elisir di lunga vita) grazie anche al suo adorato Nicola Carraro, è raggiante e confessa: «Nella prossima stagione ho un sogno e un obiettivo: la mia Domenica In può riuscire a battere Buona Domenica di Canale 5. O comunque a dare qualche grattacapo a Maurizio Costanzo...».
Mara, televisivamente e non lo nasconde, ha uno sprint e una determinazione ancora più forti che in passato. Merito anche di una sorta di portafortuna, che in queste ultime stagioni le è stato molto vicino, è stato prodigo di consigli, ha dispensato saggezza e intelligenza, e soprattutto l’ha fatta sentire sempre al sicuro, con le spalle coperte. «Sì, lo confesso e mi fa piacere riconoscere pubblicamente i suoi meriti. Se non ci fosse stato Cesare Lanza, non so se sarei riuscita a dimostrare questa sicurezza e soprattutto a sentirmi sempre a mio agio in ogni circostanza. Non parlo di lui solo come del mio autore preferito, indispensabile e sempre pronto in ogni fase della lunga e difficile diretta a intervenire, suggerire, consigliare, e soprattutto risolvere i problemi. Parlo di lui anche per il fondamentale ruolo di raccordo con la direzione di Raiuno e con la direzione generale».
E lui, Lanza, che dice? Non molto, si schermisce e glissa da gattone qual è. «Mara non ha certo bisogno dei miei consigli: è una grande professionista, una delle poche, autentiche star di prima grandezza della nostra televisione. E io sono molto onorato di essere il suo autore e di poter godere della sua preziosa stima».
In effetti si dice che sia merito di Lanza se a Mara è stato riconosciuto il giusto ruolo di regina incontrastata del contenitore domenicale di Raiuno, senza tanti comprimari e comprimarie che rischiavano di rovinare il programma, con le loro manie di protagonismo o il loro sgomitare in scena. La trasmissione rischiava di perdere identità, di non avere una guida o un punto di riferimento. E proprio questo è riuscito a fare Lanza: portare nelle sedi giuste il problema e far capire appieno che il grande potenziale di Mara, lo scorso anno utilizzato al 30%, andava sfruttato al massimo. Era un delitto avere a disposizione una Ferrari e farla viaggiare in seconda.
Se Mara sta conoscendo la sua seconda giovinezza deve aver evidentemente fatto assaporare anche a Lanza un po’ di quell’elisir di lunga vita cui accennavamo all’inizio. Lanza, famoso giornalista e scrittore di successo (il suo nuovo libro, Peccati, edito da Rizzoli, è alla terza edizione) ha diretto molti giornali e con grandi risultati: dal Secolo XIX di Genova, fucina di molti giornalisti di successo, al Corriere d’Informazione, al Lavoro, alla Notte. Le sue famose interviste e le sue rubriche si possono leggere su Panorama, Il Messaggero, il Giornale, Sette, Capital. Ha anche un sito molto visitato e ricco di gossip ad alto livello, www.lamescolanza. com. Nella prossima edizione di Domenica In, Cesare Lanza avrà uno spazio tutto suo e molto importante: quello riguardante il salotto sportivo e calcistico, un momento televisivo che potrà avere punte di ascolto vertiginosamente più alte rispetto al passato.
Una buona “sperimentazione” Lanza l’ha fatta durante i Mondiali di Giappone e Corea nel corso di Notti Mondiali, il barnum di seconda serata in cui Fabrizio Del Noce avrebbe esclamato più volte: «Ah, se avessi dato retta a Cesarone...». Perché? Lanza aveva suggerito un certo tipo di programma, la sua proposta di mescolare in una giusta dose e senza esagerare i diversi generi (intrattenimento, cazzeggio, ma soprattutto discussioni sportive in senso tecnico) si era andata a scontrare ed era caduta a causa della necessità di accontentare una serie di “galli nel pollaio” che alla fine hanno danneggiato l’identità del programma, scontentando sia il pubblico femminile che, soprattutto, quello maschile, desideroso di chiudere la giornata calcistica dei Mondiali con discussioni ad alto livello, ma anche ricche di contenuto.
Tanto per intenderci sia il catastrofico Giancarlo Mazzocchi che lo scoppiato Giampiero Galeazzi, da una parte, e l’artificiosa e finto-sulfurea Luisa Corna, avevano finito per snaturare un programma in cui il salotto tecnico - di cui Lanza era ospite fisso in qualità di opinionista principe - veniva sacrificato sull’altare di stupidaggini e trovate prive di senso, sia dei due conduttori maschi che della soubrette canterina. Memorabile la serata in cui arrivò il direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. Aveva molte cose da dire e aveva voglia di togliersi dalle scarpe molti sassolini, ma Mazzocchi-Corna-Galeazzi continuavano a rompere il ritmo impedendogli di parlare. In un break pubblicitario, Lanza approfittò dell’interruzione per far sfogare Moggi, riuscendo anche a farsi dire importanti anticipazioni per quanto riguardava il calcio mercato e in particolare il destino di Nesta, Cannavaro e Davids. Quando finì la pubblicità e si tornò in onda, Lanza voleva raccontare queste preziose confessioni di Moggi, da buon giornalista qual è sempre stato, ma i due in plancia non lo lasciavano parlare, anzi glielo impedivano volutamente. Quella sera la trasmissione finì in modo brusco: Lanza protestò duramente e seppe far valere le sue ragioni. Gli ascolti dei vari segmenti del programma rivelarono e confermarono che aveva ragione lui. Come sempre.
Opinionista sicuramente più efficace di Giorgio Tosatti, di cui è avversario in memorabili partite a poker, invidiato da Galeazzi, detestato da Mazzocchi: queste le sue significative credenziali. È il destino che tocca ai giornalisti in gamba, e che, soprattutto, sono talmente poliedrici da saper scrivere sulla carta stampata che di andare in Tv. Credibilità, ricchezza delle notizie, fitta rete di ottime relazioni per avere buone notizie in esclusiva: un tipo come Lanza fa risaltare la pochezza e l’inconsistenza di certi giornalisti dello sport Rai. Ci auguriamo che Paolo Francia, Oliviero Beha, Eugenio De Paoli e gli altri al vertice di Rai Sport riescano a capire, come ha fatto Del Noce, quale risorsa hanno in casa, e su quale valore aggiunto possono contare nelle più diverse occasioni.
Noi abbiamo due piccole proposte: provate Lanza anche nel Processo alla tappa del Giro o nelle telecronache calcistiche, come appoggio al telecronista classico. Ne vedreste e sentireste delle belle. Perché non ci provate? E soprattutto quand’è che capirete che l’unico che può fare davvero concorrenza a Biscardi, schiantandolo nel giro di una dozzina di settimane, è lui e solo lui?
La Padania 8-8-02