IO VOLEVO DIVENTARE...

ANCHE CHI E' QUALCUNO AVREBBE VOLUTO ESSERE QUALCUNO ALTRO.

CAPITAL PER LA PRIMA VOLTA SVELA LE VERE ASPIRAZIONI DEI POTENTI

di Cesare Lanza su "Capital"

 

Siamo abituati a conoscerli sotto il profilo di una certa precisa identità, che li ha portati al successo. Qualche volta, si intuisce, sono imprigionati nel ruolo del personaggi che rappresentano pubblicamente; altre volte, vedendoli tanto disinvolti e (apparentemente?) appagati, pensiamo che non avrebbero potuto fare davvero altro, nella vita. Ecco dunque il sondaggio di questo mese: cos’avrebbero sognato di fare della loro vita, alcuni protagonisti (grandi e piccoli, più o meno famosi e importanti), se non si fossero imposti, nella scena dello star system, nella parte che conosciamo?

Ecco le risposte, a volte sorprendenti.

 

Risponde ad esempio Umberto Agnelli: “In altra situazione di vita, mi sarei lasciato prendere dal fascino che hanno sempre avuto su di me le corse automobilistiche. E avrei tentato di diventare, questo era il sogno, un pilota di formula uno.”  E’ lo stesso sogno Scelta alternativa molto più quieta da parte di Marina Berlusconi, di cui è nota la passione per gli animali: “Avrei fatto, senza dubbio, la veterinaria.” Scelta condivisa da due bellissime dello spettacolo di varietà: Pamela Prati e Samantha De Grenet. Dice Pamela: “Mi risulta difficile immaginare la mia vita senza spettacolo. Avrei potuto dedicarla solo agli animali, che adoro. Veterinaria o qualsiasi cosa in grado di tenermi vicina agli animali. ” Incalza Samantha: “Amo troppo gli animali, in ogni caso sono e comunque sarebbero presenti nella mia vita.” L’imprenditore Giancarlo Aneri, inventore dell’ambitissimo premio “E’ giornalismo” (due soli giudici, dopo la scomparsa di Indro Montanelli: Enzo Biagi e Giorgio Bocca) non ha dubbi: “Mi sarebbe piaciuto tantissimo diventare giornalista, affermarmi e battermi per vincere un premio come quello che ho ideato io…” Arturo Artom: “Ricordo che a cinque anni quando mi facevano questa domanda rispondevo: voglio diventare un Premio Nobel! Certamente mi sarebbe piaciuto impegnarmi come ricercatore, fisico, comunque in un settore scientifico. Sarà per un’altra vita…” Mauro Masi, leader della Siae e manager con altri incarichi di responsabilità governativa: “Amo l’opera. Dunque, mi sarebbe piaciuto diventare un buon tenore.” 

 

 

Un’incursione nel mondo del calcio ci consegna due risposte inattese e divertenti. Francesco Totti pesca nei ricordi d’infanzia. “Mah… sognavo di fare il benzinaio. Quando, da piccolo, con mia mamma andavamo a fare benzina con la nostra macchina, vedevo sempre i benzinai con i portafogli gonfi, pieni di soldi. E pensavo che fosse un lavoro che consentiva di incassare molto denaro.” Giovanni Trapattoni, cittì della Nazionale impegnata in Giappone e Corea: “Mi sarebbe piaciuto diventare un musicista. Musica classica: ho studiato pianoforte al conservatorio.” Non specifica se, nei desideri irrealizzati, potesse esserci anche il primo ruolo, di direttore d’orchestra: come, da calciatore ad allenatore, è diventato nel calcio.

Una dichiarazione del tutto simile arriva da Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno: “Ho una grande passione per la musica sinfonica e operistica, mi sarebbe piaciuto studiare a fondo per arrivare, potendo, a fare il direttore d’orchestra. Ma sono soddisfatto assolutamente di come sono andate le cose, in giornalismo e televisione.” Risposta uguale di Marcello Del Bosco, direttore della divisione radio della Rai: “Direttore d’orchestra: più precisamente, il mio sogno infantile era quello di emulare Toscanini, il mio idolo.” Sogno simile, più o meno, è quello di Paolo Bagnasco, figlio di Orazio: “Se non fossi stato tanto fortunato, avendo trovato grazie a mio padre una strada ben tracciata, quella di imprenditore e finanziere, avrei desiderato affermarmi nella musica. Musica classica. Adesso prendo lezioni di chitarra moderna, ma sono un dilettante, le velleità ahimè sono sfumate.” Il sogno di diventare direttore d’orchestra era anche di Sergio Bardotti, guru della canzone e autore di tanti festival di Sanremo: “Per fortuna sono rimasto nel settore. Con soddisfazione. Senza frustrazioni.”

 

Sorprendenti e no le risposte di alcuni direttori di giornali. Vittorio Feltri, direttore di “Libero”: “Da giovane avevo partecipato a un concorso per diventare carabiniere a cavallo. Comunque, se non avessi fatto il giornalista, mi sarei orientato verso qualcosa legato ai cavalli… E’ una mia nota passione.” Maurizio Belpietro, direttore del “Giornale”: “L’esploratore. Non mi sembra una bizzarria. C’è qualcosa in comune con il giornalismo: la curiosità.”

Paolo Graldi, direttore del Messaggero, esterna modestia: “Avrei  voluto fare le stesse cose, ma meglio.” Più tradizionale Luigi Bacialli, direttore del Gazzettino di Venezia: “Avrei fatto il medico: nella mia famiglia ci sono molti medici, avrei avuto grandi incoraggiamenti. Comunque, un lavoro utile per il prossimo.” Un altro giornalista, Aldo De Luca, che per sette anni si è esibito come sosia di Achille Occhetto nelle imitazioni proposte dal Bagaglino, non ha dubbi: “Avrei voluto fare l’attore, l’attore comico.” Fabrizio Maffei, conduttore di “Novantesimo minuto”, confida un’ambizione condivisa da tanti giornalisti: “Avrei voluto diventare uno scrittore.” Guido Barendson, anchor man del tigidue, cede alle fantasie: “Avrei fatto il marinaio, in qualsiasi ruolo. Ma solo in una barca a vela: motori vietati, sempre.” Alain Elkann, pittore e scrittore: “Il fotografo. Perchè gode della stessa libertà e autonomia dello scrittore.” Andrea Zagami, manager editoriale, esperto in relazioni esterne: “Il musicista. Percussionista.” Bice Biagi: “Dalle mie parti, in Emilia, si dice “l’arzdora”: cioè la casalinga, quella che fa molti figli, ha molti gatti, cura l’orto, cucina i minestroni…” Totalmente diverso il sogno di Myrta Merlino, conduttrice per anni di un programma di divulgazione economica su Rai3: “La guerrigliera…”  Luca Josi, imprenditore affermato nelle produzioni televisive “Avrei voluto fare ciò che tenterò tra qualche anno: studiare a tempo pieno. Per stupirmi delle cose già fatte e godermi la malinconia nell’immaginare quelle che avrei potuto fare.” Clemente J. Mimun, direttore del tigiuno, confessa un grande sogno di grandezza calcistica:  “Avrei voluto fare il centrattacco della Lazio. Capace di una prodezza destinata a un piacere tutto mio: entrare all’ultimo minuto in un derby, segnare il tgol decisivo, essere subito sostituito in modo da ricevere una standing ovation. E godermi il successo, senza neanche presentarmi alle interviste di rito negli spogliatoi.”  Un sogno sportivo è confidato anche da Giovanni Malagò: “Probabilmente avrei fatto il medico o il ricercatore. Ma a volte, prima di addormentarmi, sogno un trionfale successo, possibilmente olimpico, nella corsa dei quattrocento metri ad ostacoli, che mi ha sempre affascinato.”

 

Irremovibili dai rispettivi ruoli iper consolidati si dichiarano Pippo e Katia, una delle coppie più famose delle luci della ribalta. Baudo: “Non avrei potuto fare altro che quello che sto facendo. Infatti, non mi è mai venuta in mente la tentazione di mettere a frutto la laurea in giurisprudenza, conseguita perché mio padre mi voleva avvocato.” E la Ricciarelli fa eco: “Non ho mai pensato e non riesco a pensare a possibili alternative. Ho cominciato a studiare musica e a cantare a tredici anni.” Invece Marta Marzotto, al di là dei vari successi ottenuti, conserva due desideri irrealizzati: “La cantante in primo luogo. Seconda scelta, la ballerina.”

Claudio Amendola, presentatore-rivelazione del concerto del primo maggio a Roma, scherza: “Avrei fatto qualsiasi cosa che mi permettesse di viaggiare: il commesso viaggiatore, l’operatore turistico, il pilota d’aereo… O anche il ladro internazionale, uno di quelli simpatici, che si vedono nei film…” Dopo Claudio, registriamo i sogni curiosi di  tante belle donne. La signora di “Domenica in” Mara Venier, sorprendente, senza commenti né spiegazioni: “La suora!” Simona Ventura, la più energica del reame: “La professorfessa di ginnastica. Ho sempre fatto tanto sport.” L’esplosiva Adriana Volpe: “La vulcanologa.” Nancy Brilli: “La grafica pubblicitaria. E’ il lavoro che facevo e per il quale avevo studiato, a scuola.” Valeria Marini è attratta dalla moda: “Mi sarebbe piaciuto affermarmi o comunque lavorare come stilista.” Ramona Badescu: “Sono laureata in economia e commercio e avrei fatto la commercialista: la più amata dagli italiani, spero. Per far pagare meno tasse a tutti.” Barbara Chiappini: “Mi piace il contatto con le persone. Avrei diretto volentieri un bell’albergo, un centro benessere.” Ben più spregiudicata la poetessa Fiammetta Jori, considerata uja “promessa” da Alberto Moravia e Dario Bellezza, è la più spregiudicata: “Avrei sognato di fare l’etera. Nell’antica Grecia, la cortigiana: una donna di facili costumi.”

 

Paola Saluzzi si diverte e forse inventa: “Cantante lirica, a patto di essere più brava della Callas. Oppure la pattinatrice su ghiaccio, ovviamente medaglia d’oro.” Autoironica, conoscendola, più che ambiziosetta. Come Matilde Brandi: “La pittrice impressionista. Adoro Van Gogh.”  E anche Antonella Boralevi si scatena: “La concertista. La sceneggiatrice a Hollywood. Oppure una creatrice di meravigliosi giardini. O la geisha.” Antonella Elia: “La biologa marina, mi piace andare sott’acqua”. Fernanda Lessa, protagonista del fortunato spot Alice/Telecom, considerata l’ultima fiamma di Christian Vieri: “Sono un’ambientalista volontaria. E se non ci fosse lo spettacolo, lavorerei comunque per l’ambiente, in qualche associazione seria e coerente.” Giada Desideri: “Mi vedrei medico. E’ stato un endocrinologo amico di famiglia a trasmettermi questa passione.” (Una curiosità: Mario Andreoli, l’endocrinologo italiano di maggior fama, avrebbe fatto tutt’altro: “Il sogno era quello di affermarmi nello sport: come calciatore, tennista o velista.” E il chirurgo plastico Vincenzo Del Gaudio: diventare un simpatico personaggio televisivo.”) Vanessa Gravina: Psicologa… E non è un caso. Per la mia attività cerco sempre di scegliere ruoli di un certo spessore psicologico e culturale.” Natalia Estrada non ha paura di volare: “L’astronauta.” Raffaella Bergè: “L’imprenditrice.” Roberta Capua: “L’avvocato, per emulare mio padre, il vero mito della mia vita, fin da bambina.” Eva Grimaldi non ha mai avuto altri desideri, esattamente come la coppia Baudo-Ricciarelli: “Mai pensato ad altro di diverso rispetto a quello che sto facendo. Sono scappata di casa quando neanche avevo diciotto anni, per entrare nel mondo dello spettacolo.” Idem Lorella Cuccarini, che però, umilmente, è straordinariamente possibilista. “Sono contenta di quello che faccio e non ho mai accarezzato altri desideri. Però, se non fosse stato possibile lavorare in televisione, mi sarei adattata a qualsiasi cosa, pur di avere un lavoro onesto.” Yuliya Majarchuk: “L’interprete…”. Umile anche Alessandra Canale: “Avrei voluto fare quello che ho fatto, ma con qualche errore in meno.” Angela Melillo: “L’avvocato penalista, per far assolvere gli innocenti. Mi immedesimo sempre nei diritti dei più deboli.”

“Avvocato”, dice anche la bella Maria Mazza, in procinto di laurearsi a Napoli. E sul fronte giudiziario si schiera anche Paola Ferrari: “Il magistrato, nel ruolo di pubblico ministero: il mio caratteraccio mi induce a capire e scoprire i retroscena.” E le fa eco Antonella Clerici: “Il magistrato: con questo obiettivo mi sono laureata in legge.”

 

Ecco infine alcuni sogni maschili. Formidabile Bibi Ballandi, dominus nella produzione televisiva e artefice di eventi al altissimo share: “Il cardinale… Sì, mi avrebbe affascinato un ruolo cardinalizio, percorrendo ovviamente con spirito di sacrificio e umiltà tutte le tappe intermedie.” Ugo Porcelli, autore televisivo di fama: “Sento il fascino della professione medica. Avrei fatto il chirurgo, quello che interviene e risolve.”

Pierfrancesco Pingitore, Ninni per gli amici, patròn del Bagaglino: “Facevo il giornalista, da giovane ero caporedattore dello Specchio: poi il direttore, Nelson Page, mi intimò, o il giornale o lo spettacolo. E scelsi lo spettacolo. Senza quell’aut aut, chissà…” Costanzo Spineo, giornalista e organizzatore dei tornei esclusivi in Costa Smeralda, nella prima settimana di luglio, per attori, cantanti, giornalisti: “Il regista di cinema, cercando di lanciare i giovani e scoprire talenti nuovi.” Stefano Pieri, psicoterapeuta di alcuni personaggi del mondo dello spettacolo: “Il cantante, credo di avere una buona voce. E poi la ribalta dello spettacolo è affascinante…” (Il desiderio esattamente opposto di Silvana Suppa, scenografa di successo, una che le ribalte le costruisce fantasiosamente: “Avrei rinunciato alla mia specializzazione solo per fare la psicologa…”). Giampiero Raveggi, capostruttura di Raiuno e artefice di vari successi in video: “Il musicista, in particolare il pianista.”

 

La conclusione, che forse è un pensiero comune per tanti, spetta a Susanna Torretta: “Non ho ancora ottenuto ciò che voglio essere nella vita. E non ci sono alternative. Mi piacerebbe affermarmi come personaggio televisivo e far dimenticare la brutta storia che mi ha reso famosa.”

 

LA CARICA DI  PETER PAN

di Zarathustra

 

Le risposte più divertenti sono quelle di due eterni ragazzi, Clemente J. Mimun e Giovanni Malagò. Il primo rinuncerebbe a qualsiasi soddisfazione personale (da poco è diventato direttore del tg1 dopo aver rifiutato di accettare l’incarico di direttore generale della Rai) in cambio di un folgorante successo della sua adorata Lazio.

Il secondo  ha ospitato nel suo letto di scapolo le più belle donne del mondo, ma guai se la star di turno pretendesse di scacciare il labrador di Giovanni dalla sua cuccia alle estremità della coperta: il preferito è sempre stato e sarebbe (dice la leggenda) puntualmente il cane. Ebbene, Mimun in una vita alternativa sogna di segnare un gran gol nel derby con la Roma, Malagò prima di addormentarsi accarezza una cavalcata solitaria alle Olimpiadi nei 400 metri ad ostacoli, una delle gare sportive più difficili e affascinanti.  Sono candidi, sono sinceri. Ci identifichiamo nelle loro esaltazioni un po’ masturbatorie: sono vere, sono universali. Come la sfacciata poetessa Fiammetta, che avrebbe sognato di vivere da cortigiana. Più seri e adulti risultano gli inossidabili Pippo & Katia: non c’è verso, avrebbero voluto fare solo quello che hanno fatto, nella vita, e nient’altro. Anche questo, si capisce, è vero: però, che noia.

Giugno 2002