IDEA
IMPOSSIBILE: ALDO GRASSO PER IL CDA RAI
E CON LUI
BAUDO, COSTANZO, RICCI, VESPA
Una riflessione dopo l’uscita della “garzantina” del
critico del Corriere: diamo la Rai
a personaggi assolutamente competenti. E, se si detestano,
è anche meglio….




di Cesare
Lanza
Da alcune settimane è uscita la preziosa “garzantina” della televisione
curata da Aldo Grasso. Questa non è una recensione. Mi limito a segnalare
che l’enciclopedia, lanciata nel 1996, è arrivata al settimo anno di vita,
da un a parte è uno strumento di lavoro praticamente indispensabile per
chi faccia un mestiere attinente in qualche modo alla televisione,
dall’altra è un libro divertente per chi voglia documentarsi, leggere,
ricordare.
880 pagine, prezzo 35.50 euro. Prima dell’iniziativa di Grasso, non
esisteva nel settore niente di enciclopedico: Rai e Mediaset non avevano
archivi utilizzabili, internet era agli inizi. Basta questa annotazione,
presumo, per valutare l’immenso sforzo compiuto da Grasso e dal suo gruppo
di lavoro, per attribuire un valore storico all’enciclopedia, e anche per
giustificare i numerosi, minimi errori, i refusi, i dati incompleti,
peraltro in via di correzione, di edizione in edizione.
Vorrei aggiungere un divertissement, se mi consentite,
politico-intellettuale. Un giochino, un consiglio non richiesto, e tutti
sanno quanto siano sgraditi e inopportuni, a tutti, i consigli e i
giochini non richiesti. In questi giorni si riprenderà a discutere molto
del consiglio di amministrazione della Rai e della necessità (questo è uno
dei punti caldi del dibattito) di reintegrarlo, dopo le dimissioni di tre
suoi componenti, o di sostituirlo in blocco.
La pratica, a quanto si dice, sarà risolta entro la fine di gennaio:
presumo, dopo la via crucis dei metodi tradizionali.
Ebbene, vorrei lanciare un’idea molto provocatoria: ma perché
i presidenti della Camera e del Senato, Casini e Pera, a cui spettano le
designazioni, non si orientano verso un criterio di scelta che sarebbe
difficilmente contestabile? Il criterio è semplice: formare il consiglio
di amministrazione con personaggi assolutamente competenti, oserei dire
istituzionalmente competenti, in fatto di tivu. Se la mia semplice idea
riscuotesse qualche considerazione, ma certamente non la riscuoterà perché
è troppo semplice, elementare, brutale, e così vengo al punto, Aldo
Grasso sarebbe un personaggio ideale. Ogni giorno, dalle colonne del
“Corriere della Sera”, si occupa di televisione. E ha studiato la
televisione, come si evince non solo dalla sua enciclopedia, più di
chiunque altro. Ha le sue simpatie, è vero, ma chi non ne ha? Ha anche
forti antipatie, vero anche questo, ma - esprimendosi da critico – le
mette in luce, apertamente. E non di rado ha tirato micidiali martellate,
perfidie raffinate anche a quelli che gli stanno tradizionalmente
simpatici, e ha firmato lusinghieri riconoscimenti anche per chi non fa la
televisione, che lui preferirebbe.
Nella sostanza, le sue recensioni sono attese e temute, le più temute a
quanto sento in giro, perché, anche se non si è d’accordo, e qui sta il
bello, è difficile contestare la sua indipendenza di giudizio.
Ovviamente, se il criterio di scelta fosse accettato (ma è
troppo semplice per il nostro infuocato, labirintico, complicato sistema
politico), oltre a Grasso ci sarebbero altri candidati autorevoli, con le
carte in regola. Un altro nome che mi viene in mente è quello del mager
dell’Auditel, Walter Pancini, che si smazza ogni giorno con lo share, il
mostro che atterrisce ed esalta ogni personaggio televisivo, e dunque è
legittimato più di altri a dire la sua. E poi penso a personaggi che hanno
fatto la televisione, quelli che la capiscono, la impongono: Pippo Baudo,
Maurizio Costanzo, Antonio Ricci, Bruno Vespa. (Non a caso ho scelto
quattro persone molto diverse, e che si detestano, insieme con Aldo
Grasso, più o meno cordialmente: che figata, immaginare i loro sforzi per
mettersi d’accordo. Il minimo comun denominatore è l’esperienza, permeata
di scaltrezza politica). E chiunque potrebbe fare tanti altri nomi, più o
meno attendibili. Sono consapevole, peraltro, di un piccolo problema:
quasi tutti rifiuterebbero. Aldo Grasso, scommetto, preferirebbe
continuare a scrivere piuttosto che amministrare la Rai nel contesto
politico in cui la Rai è obbligata a operare, anche Pancini preferirebbe
la sua (s)comoda nicchia, quanto a Baudo e Costanzo, Ricci e Vespa, chi
riuscirebbe mai a staccarli dal video? Ma se Casini e Pera volessero… Se
chiedessero un sacrificio, per un paio di anni… Chissà. Sognare è sempre
possibile, provocare aiuta a vivere.
7 gennaio 2003