Il
caso niente soldi: Cecchi Gori e i viola abbandonati da tutti
La Fiorentina e' morta. Onore a Valeria Marini

di Cesare Lanza
"Libero"
La
cancellazione della Fiorentina dal calcio italiano è per me, e per tanti,
una specie di lutto: un pezzo della mia vita che se ne va. Ricordo a
memoria una formazione: Costagliola; Magnini, Cervato; Chiappella, Rosetta
oppure Orzan, Segato; Julinho, Montuori, Virgili, Pandolfini, Prini. Una
grande squadra, allenata dal mio indimenticabile amico Fuffo (gli divenni
amico molti anni dopo, quando andò ad allenare la Sampdoria e, per pochi
mesi, la Nazionale), ovvero Fulvio Bernardini: vinse lo scudetto, a metà
degli anni cinquanta. Una squadra formidabile sia dal punto di vista
tecnico, con quei due terzini entrati nella storia del calcio, un asso
indiscutibile come Julinho, un centrocampo d’acciaio, un centravanti di
sfondamento simile al Vieri di oggi; e sia dal punto di vista tattico
perché Fuffo inventò un ruolo nuovo, ala tornante, per un giocatore
modesto ma essenziale, come Prini. Il modulo fu poi “copiato”
nientepopodimeno che dal Brasile, con Zagalo nelle stesse mansioni, a
fianco di campionissimi come Garrincha, Didi, Vavà, Pelè.
Fantasie, ricordi. Torno con la memoria a quegli
anni straordinari, quando allo stadio si poteva andare alla domenica come
per un momento di festa in famiglia: non c’erano i miliardi e i divismi di
oggi, non c’erano gli ultrà, non c’era enfasi, si capiva a vista d’occhio
se uno era un pippone o un campione, non c’era bisogno della moviola, non
ci si scannava per un gol o un rigore non dati, non c’erano Biscardi e il
maledetto calcio urlato. C’era molta semplicità, c’erano formazioni che
restavano impresse per sempre, non c’erano gli antagonismi velenosi di
oggi, il calciomercato frenetico, speculativo e insensato di oggi. E
quella Fiorentina fu un gioiello, un pezzo della mia vita e della
passione per il calcio, come la Honved di Puskas e Hideghuti, come Pelè,
come Lorenzi e Nyers e Skoglund, come il trio Gre-No-Li, come Sivori (una
prova dell’esistenza di Dio) e John Charles… Ognuno era tifoso della sua
squadra, ma tenere alla propria squadra non escludeva di amare (e tenersi
in cuore, come ora sto scrivendo) i campioni, le prodezze di altre
squadre. Io poi ero, e sono e sarò, per masochismo genetico e tenacemente
coltivato, tifoso del Genoa (altra squadra che in quest’estate ha corso il
rischio di essere azzerata): figuriamoci! Le mie soddisfazioni erano rare:
come quella, nell’anno in cui quella splendente Fiorentina vinse il suo
primo scudetto, di infliggere all’ultima giornata l’unica sconfitta
proprio alla squadra di Bernardini, che per 33 giornate era rimasta
imbattuta. A Genova, vecchio stadio di Marassi, un bel 3-1 per la
precisione.
Basta con i ricordi. Ieri abbiamo appreso che la
Fiorentina non esisterà più. Ci sarà una “nuova Fiorentina”, non si sa
ancora se obbligata a ripartire dalla C1 o dalla C2. Le polemiche
infuriano, ma per me - come ho detto – e per tanti è un piccolo lutto: non
mi sento coinvolto nella meschinità delle risse. Ma un paio di cose
bisogna dirle subito, a morto ancora caldo nel letto. Certamente Vittorio
Cecchi Gori è uno dei responsabili della disfatta di una squadra tanto
importante e tanto amata. E certamente Cecchi Gori merita critiche severe
per la sua dissennata (fino alle incredibili promesse dell’ultimo giorno)
amministrazione, per i suoi comportamenti non si sa se più folli, candidi,
donchisciotteschi o, semplicemente e disperatamente, incapaci. Ma una
indignazione più forte, una repulsione totale mi provocano quelli che oggi
massacrano Cecchi Gori, senza alcuna tolleranza, non dico comprensione, ma
anche solo e semplicemente una minima pietà umana, per il suo fallimento.
Dove sono finiti tutti quelli che gli stavano a corte
quando aveva le televisioni, un po’ di soldi e un rango politico? E
quanti, incuranti del dramma della Fiorentina, stanno brigando nell’ombra
per portargli via le ultime briciole dell’impero, a prezzo di saldo, o
forse anche senza nessun prezzo, grazie ai soliti giochetti finanziari che
danno i colpi di grazia al perdente di turno? E davvero a Firenze, città
tanto ricca quanto avara, città miliardaria ma non generosa né coraggiosa,
nessuno aveva la possibilità di dargli onestamente una mano o di
sostituirsi a lui, rinunciando al comodo e morboso spettacolo di godersi
il naufragio della squadra e del suo infelice pilota? Che schifo, che
vergogna. Onore a Valeria Marini, che ha conosciuto Vittorio nei giorni
della disgrazia, e lo ama e lo difende con un ardimento sconosciuto ai
tanti potenti, ai tanti politici, ai tanti brasseur d’affari capaci solo
di bagnarsi il becco nel piatto quando è ricco, e di scappare (o, peggio,
di appostarsi come sciacalli o avvoltoi, per buttarsi sui resti) quando il
piatto piange.
Da oggi ci sono buoni, e alcuni importanti giocatori della
ex Fiorentina, liberi di accasarsi dove gli convenga: con un notevole
profitto personale. E questo è stato un altro aspetto scandaloso, nella
catastrofe. Salvo alcuni casi - riconosciuti di tutti – di evidente
impegno e serietà, non mi sembra che i giocatori dell’ultima stagione
viola, non mi sembra che la “squadra” si siano battuti come potevano per
evitare la retrocessione e la crisi devastante. Che vadano dove vogliono
e dove possono, questi illustri professionisti: nessuno li rimpiangerà più
di tanto. Io spero di vivere abbastanza per rivedere una “nuova”
Fiorentina, simile a quella vecchia dei miei ricordi di adolescente,
innamorato del calcio: un allenatore sapiente e ironico come Fuffo,
terzini formidabili come Magnini e Cervato, l’impetuoso Montuori,
corridori instancabili come Chiappella e Pandolfini, il travolgente
Virgili, il divino Julinho.
2
agosto 2002