L'Euroazzardo
St. Vincent, Montecarlo o Baden? Il campione della maratona 2003 di
Chemin de Fer racconta il meglio e il peggio dei casinò d'Europa. Con
qualche istruzione per l'uso.Ma senza dimenticare che la migliore casa
da gioco è quella dove si vince

di Cesare Lanza " Capital"
Sono
(notoriamente?) un appassionato di gioco di azzardo, dei giochi di
casinò, e quest’estate mi è successa una cosa straordinaria. Al casinò
de la Vallèe di Saint Vincent sono riuscito a vincere la cosiddetta
“maratona” di agosto, un estenuante campionato per giocatori di chemin
de fer che si disputa in dieci giorni, dal 7 al 17 agosto: sei ore di
gioco
al giorno
se si vuole, e io e altre decine di accaniti lo volevamo. Il campionato
aveva una formula rara e per me molto attraente: le regole erano
congegnate in modo tale da non favorire soltanto, come purtroppo quasi
sempre succede, i giocatori con maggiori risorse economiche. In tal
caso, sarei stato tagliato fuori da ogni possibilità di successo, come
la maggior parte dei partecipanti. No, per una volta il regolamento dava
una chance anche ad altre qualità: la pazienza, la tenacia, la
disponibilità a uno sforzo fisico (sessanta ore al tavolo verde non sono
uno scherzo…), il controllo dei nervi, l’intuito, l’attitudine alla
giusta scelta del tempo per i momenti di attacco, o di prudenza. Ovvio
che, in qualsiasi gioco, la fortuna è comunque indispensabile: non è
esclusivamente determinante, ma di certo è indispensabile. Io ho avuto
nell’occasione molta fortuna, e ho vinto.
Incuriosito e divertito dalla notizia, il direttore di
questo giornale - attribuendomi, come altri, una certa competenza in
materia – mi ha chiesto di stilare, per Capital, una guida alle case da
gioco europee di grande interesse, secondo le mie esperienze ai tavoli
verdi. Propongo, qui di seguito, le mie indicazioni. Senza una
classifica: i giocatori difficilmente riescono a mantenersi oggettivi,
il loro indice di gradimento dipende spesso dal ricordo di esperienze
vittoriose o sfortunate.
Il primo indirizzo è quello di Saint Vincent, non
soltanto perché mi senta legato alla mia recente performance. La casa da
gioco valdostana è stata, per anni, la più grande d’Europa, la capitale
dello chemin da fer. Consente puntate molto alte, ha una notevole
varietà di giochi, è affollato in modo eterogeneo, il divertimento è
possibile anche se si vuole giocare pochi spiccioli. Il privè, ben
sorvegliato, garantisce riservatezza rispetto alla folla dei curiosi.
Gli ultimi amministratori del casinò, prima Ernesto Ramojno, oggi
Alberto Arrigoni, insieme con la continuità dei dirigenti valdostani (Trentaz,
Voyat, Fiore) hanno garantito una “linea”, indispensabile, di serietà,
che vuol dire serenità, per i giocatori. Un neo? Il fascino del paese è
di essere rimasto più o meno com’era, nella valle, dal dopoguerra. Ma
gli americani, maestri di marketing, con l’evoluzione di Las Vegas ci
insegnano, invece, che il giocatore desidera avere intorno a sé varie
opportunità di divertimento, e continue novità, anche per la famiglia,
moglie e figli.
A seguire, Campione d’Italia: un augurio, più che
altro. Ha una storia fascinosa, le partite a chemin sono tra le più alte
e avvincenti, nell’immediato dopoguerra era l’indirizzo preferito degli
industriali milanesi. I giornali, di recente, hanno dato conto di
scandalosi risultati, negativi, di bilancio. C’è un’inchiesta della
magistratura in corso, intanto a raddrizzare la gestione è stato
chiamato un mio vecchio amico, il prefetto Umberto Lucchesi. Il quale,
per dare un segnale persuasivo delle sue intenzioni, per prima cosa si è
dimezzato lo stipendio. Chapeau!
Cito anche le altre due case da gioco italiane (in
tutto, sono quattro), Sanremo e Venezia. I casinò italiani hanno un
merito, che le distingue in Europa, almeno per i cultori legati ai
sapori della storia, all’aristocrazia, se non sorridete vorrei dire
alla “nobiltà” del gioco: difendono, nonostante tutto, le tradizioni.
Solo in Italia e in pochi casinò francesi, ad esempio, si può ancora
giocare a trente et quarante, un gioco poco popolare, antico e
raffinato, in assoluto il più favorevole per i giocatori, tanto è vero
che anche in Italia è aperto solo per un numero limitato di ore. Fatto
sta che gli americani, con l’invenzione e la diffusione delle slot
machines e dei giochi elettronici, stanno massacrando il gusto per il
gioco intelligente. La mia nera previsione è che fra cinquant’anni i
casinò avranno, sostanzialmente, solo “macchinette”. Con i giochi
elettronici la casa da gioco risparmia i costi e le noie del personale e
può computerizzare e programmare le vincite. I giocatori si divertono in
modo elementare: non debbono pensare, basta pigiare un bottone e sperare
nella fortuna. Anche ai tavoli verdi lo chemin de fer è sempre meno
praticato, sostituito dal punto e banco, con regole simili, e quasi
altrettanto divertente.
Venezia potrebbe essere uno dei casinò più
prestigiosi, per lo scenario naturale offerto dalla città, unica al
mondo. Ci vorrebbe però una campagna internazionale promozionale, capace
di attirare i turisti che arrivano dall’Europa, dall’America,
dall’Oriente… Invece nulla, e non ho mai capito perché. Anche la città
di Sanremo ha il vantaggio, rispetto a Saint Vincent e Campione, di
offrire maggiori divertimenti. Il casinò tuttavia avrebbe bisogno di
ambienti più moderni, coinvolgenti. E’ un po’ tetro, ma il livello di
gioco è alto, e sono in atto ristrutturazioni e ammodernamenti.
Eccoci ora a Montecarlo, tempio europeo del gioco, in
stile Las Vegas, in particolare al Cafè de Paris, assai intrigante. I
casinò sono addirittura quattro, la vita mondana ha alti e bassi, le
notti brave da Jimmy,’z non sono più quelle di una volta, ma il marchio
storico resiste: allo Sporting, a luglio e agosto, le puntate di
sceicchi e finanzieri sono da vertigine, come le scollature di
bellissime donne che giocano o no, c’è anche il trente et quarante, a
chemin ci sono ancora lampi di follie e di emozioni. Non ci si annoia
mai.
In Francia, una segnalazione di attualità è per
Divonne les Bains, alle porte di Ginevra. In passato, fu il primo casinò
francese, poi un periodo di decadenza, ora un rilancio costante, sotto
la gestione di Jean Baptiste Poletti. Con due prerogative: dispone di un
albergo, di ristoranti e di un centro termale tra i più confortevoli in
Europa, e l’ambiente delle sale da gioco è attraente, c’è riservatezza,
i croupier sono tra i più educati, i dirigenti mai assillanti. Nel nord
della Francia, en passant, segnalo Deauville, Trouville, Le Touquet; a
sud, Biarritz. I casinò francesi sono decine, c’è solo l’imbarazzo della
scelta. Deploro, come “storico”, la decadenza in Costa Azzurra di Nizza,
Cannes e Beaulieu, che vissero epoche leggendarie.
Il casinò più elegante in Europa, per gli ambienti e
lo “stile”, la maestosità e il lusso delle sale, e il rango dei
frtequentatori, si trova forse in Austria, a pochi chilometri da Vienna:
è Baden (da non confondere con il tedesco Baden Baden, patria di
Dostojevskij, tappa comunque d’obbligo, per curiopsità, insieme con
Wiesbaden). I casinò austriaci – simpaticissimi quelli in montagna, a
Kitzbuhel e a Seefeld, bellissimo a Salisburgo, in una ex residenza
imperiale - sono proverbiali per correttezza: addirittura, se i
dirigenti capiscono che qualche giocatore è in procinto di rovinarsi, ha
il dovere di intervenire e di precludergli per un certo tempo l’accesso
al gioco. Di grande eleganza sono anche i casinò di Londra (sono
legatissimo al ricordo del Playboy club, che purtroppo non esiste più)
con una piccola difficoltà: la legge prevede che, per entrare, bisogna
iscriversi al club, ma l’ostacolo è superabile anche solo con il la
collaborazione di un amico o di un portiere di un buon albergo.
Cosa aggiungere? Per un appassionato, la lista sarebbe
(quasi) interminabile. Vi rimando ai miei libri, se volete. Non prima di
avervi ricordato le suggestioni di Malta, di Scheveningen in Olanda,
dell’Estoril di Lisbona in Portogallo, di San Pietroburgo in Russia (di
gran moda, da alcuni mesi, tra gli italiani: a differenza di Venezia, fa
grande promozione), degli sloveni Nova Gorica e Porto Rose, del Valkert
a Budapest, e infine degli attivissimi spagnoli, a Madrid e Barcellona.
Tout va! Buona fortuna.
cesare@lamescolanza.com
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