Seduzione/Il Salotto

E voi come dite "Ti amo"?

Gli italiani forse non sanno più parlar d'amore, come dice Adriano Celentano nella sua canzone, ma come se la cavano a scrivere?Il mio salotto di ottobre , incentrato esclusivamente su intervistati maschi, è dedicato a questa domanda: "Scrivete ancora messaggi d'amore? E se li scrivete che cosa preferite? Le tradizionali lettere su carta, gli Sms - i messaggini telefonici - o la posta elettronica?"

di Cesare Lanza " Capital" 

 

Gli italiani forse non sanno più parlar d’amore come dice Adriano Celentano nella sua canzone cult, ma come se la cavano, a scrivere? Il mio salotto di ottobre, incentrato esclusivamente su  intervistati maschi, è dedicato a questa domanda: “Scrivete ancora messaggi d’amore? E se li scrivete, cosa preferite? Le tradizionali lettere su carta, gli sms - i messaggini telefonici - o la posta elettronica?

                  Aldo De Luca, il giornalista che firma al sabato sul “Messaggero” una delle rubriche di gossip più apprezzate nella smaliziatissima Roma, non ha dubbi: “Lettere lettere solo lettere. Una all’anno.” Clemente Mimun, direttore del più seguito giornale italiano, il tgiuno, è altrettanto perentorio: “Non scrivo mai lettere d’amore.” E Michele Guardì, regista e autore televisivo, gli fa eco, aggiungendo una peraltro intuibile motivazione: “Non scrivo lettere d’amore, non ne ho mai scritte. Non bisogna lasciare tracce.”

                   Passo allora la parola ai miei due critici gastronomici preferiti, Edoardo Raspelli e Paolo Massobrio. Paolo si allinea nel gruppo Mimun-Guardì, sia pur con una tentazione: “Non ho mai scritto lettere d'amore. Ma, se dovessi scegliere,  andrei via sms, non ci sono dubbi.”

Invece da Edoardo, che fu anche mio allievo come giovane giornalista di un remoto Corriere d’Informazione, arriva - finalmente – un ricordo romantico: “Scrivevo su uno scrittoio di sasso, in un angolo panoramico e nel verde dell’Appennino emiliano. Accanto ad un’antica chiesetta vicino a Pievepelago, in provincia di Modena. Mio padre, sulla copertura di metallo del retro, nascosta, aveva lasciato a matita la sua firma ad indelebile memoria, ed io fissavo i miei ricordi su uno dei fogli di carta di Amalfi, che mi aveva regalato Clara. Mi piaceva scrivere a mano, pur se con una semplice bic. Era il 1978. Le mie parole erano accorate: avevo litigato per l’ennesima volta con la mia fidanzata ed ero disperato. Non avevo mai pianto in vita mia, o quasi, cercavo di trattenermi. Accanto all’antico santuario, nel silenzio, tra gli alberi di noce, isolato dal mondo, inanellavo parole. Ci riuscii: oggi Clara è mia moglie, la mamma di Simona e Matteo. I due fidanzati longilinei di 25 anni fa( il 30 giugno del 2004 facciamo le nozze d’argento) sono diventati entrambi rotondetti, anche se ci consoliamo rispecchiandoci nella magrezza dei nostri figli universitari. Quella fu l’ultima mia lettera d’amore.”
                    Ed ecco un lungo e inatteso intervento, ricco di sentimento e nostalgia, firmato Virgilio Gaito, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: “E’ un quesito che, in tempi bui e disincantati come gli attuali, dovrebbe indurre ad una salutare meditazione sulla necessità di salvare certi valori e, con essi, questa umanità sempre più frettolosa e arida. Corollario logico del pensiero ora espresso è che, se ancora le mie settantatre primavere me lo consentissero, non esiterei ad inondare la persona da me amata di quelle lettere autografe che le testimonierebbero la qualità dei miei sentimenti facilmente individuabili anche da un non esperto grafologo. Quanto desolatamente più povero sarebbe il mondo senza l’incommensurabile ricchezza degli innumerevoli epistolari amorosi tramandatici anche da scrivani modesti, delicatamente sensibili a cogliere i profumi  più dolci sgorganti dal loro animo.  Ma siamo ormai nell’era del nanosecondo e, sull’altare della velocità e della comunicazione, quei sentimenti, di cui quasi ci si vergogna, si sacrificano fino a comprimerli e spesso annullarli in una freddissima e-mail. (della quale, tra l'altro, non v'è alcuna garanzia della sua provenienza dal reale mittente innamorato) o, peggio , a condensarli in messaggi non di rado incomprensibili perfino dall'ansioso amato bene, e destinati a rimanere nella memoria di un cellulare fino alla prossima smagnetizzazione. Mi sono permesso di rivolgere il quesito anche alla mia giovane segretaria, Mi ha risposto di non aver mai scritto né ricevuto lettere d'amore e che, se dovesse esprimere il suo amore al ragazzo del cuore, non esiterebbe a farlo col "messaggino".  O tempora, o mores!, dicevano i nostri antichi latini, ma mi piace, a dispetto di tutto, seguire il mio inguaribile ottimismo, la mia fede nell’uomo e nell’essere supremo e pensare che un bel giorno accadrà un miracolo: tutti i cellulari del mondo in una notte di plenilunio esploderanno e le loro cariche si fonderanno a disegnare nel cielo una sola parola: “amore”!

                    Ecco un top manager, che non può non indicare il telefonino… E’ Vincenzo Novari, amministratore delegato H3G: “Non scrivo più messaggi d'amore in modo "tradizionale". Preferisco i videomessaggi: sono più creativi, facili e veloci da confezionare. Li mando a mia moglie e a mia madre. L'ultimo, lo scorso week end: mia moglie era impegnata in un torneo di golf, io ero a Courmayeur nella nostra casa in costruzione. Le ho fatto vedere com'erano venute le mattonelle della cucina. Ovviamente, mi ha fatto rifare tutto...” Forse, con qualche tenerezza scritta su carta, ci sarebbe stato un risparmio! Un altro top manager, il commercialista milanese Alberto Arrigoni, amministratore del Casinò di Saint Vincent, è tradizionalista: “Carta, carta, mille volte carta! Gli sms sono aria, le e-mail richiedono due computer che sono quanto più lontano ci sia dal sentimento, solo la carta mantiene la memoria e consente la riservatezza, due caratteristiche indispensabili.”

                    Da Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, una risposta appassionatamente dedicata alla dolce metà: “Sono da sempre innamorato di una sola donna: mia moglie, Giacoma. Non le ho mai scritto lettere, le parole d'amore preferisco da sempre sussurrargliele al mattino prima di uscire e la notte quando torno a casa.” Al contrario, laconicamente replica Mario Masini, imprenditore e leader nel mondo ippico: “Sì, scrivo lettere d’amore. Su carta.” In linea con Cesare de Michelis, editore della Marsilio: “Se dovessi scrivere ancora una lettera d’amore, anche se l’inchiostro ormai è agli sgoccioli, mai rinuncerei alla carta e alla penna. Le nuove tecnologie restano ancora troppo impersonali.!

Idem il prof. Luigi Cioffi, ginecologo, esperto di medicina della riproduzione: “L'emozione che evoca una lettera scritta in modo autografo è unica. La scelta della carta, lo stile della scrittura, a volte il profumo emanato, creano la migliore cornice per comunicare emozioni intense come quelle d'amore. Sms ed e-mail rendono più asettica la modalità espressiva, direi che la lettera sta a sms ed e-mail come un prodotto artigianale sta ad un prodotto industriale.” Della stessa idea è Milo Infante, conduttore televisivo: “Mi capita abbastanza spesso di scrivere lettere d'amore. Da timido quale sono, e' l'unico modo per esprimere tutti i miei sentimenti. Mai tramite computer. Rigorosamente a mano, scrivo con una vecchia penna che mi ha regalato Daniele Vimercati, un grande giornalista prematuramente scomparso, parecchi anni fa.” Una voce contraria arriva da un altro giovane giornalista, Enrico Fedocci: “Lettere d'amore? Ne scrivo spesso, ma, purtroppo, solo quando vengo lasciato: quindi quando ormai è troppo tardi. Utilizzo sempre l'email perché è più immediata. Le lettere scritte a mano hanno sicuramente il loro fascino, ma nella realtà di oggi, sono poco pratiche. Uso sempre il computer poiché mi consente di riversare i pensieri più nascosti in maniera più veloce.”

                 Risposte contrastanti da Vincenzo Del Gaudio, chirurgo plastico dello star system, Mauro Pulone, urologo romano, e Mario Andreoli, famoso endocrinologo. Del Gaudio: “Non scrivo più lettere di amore da tempo immemorabile, so che la mia dolce Eleonora ne aspetta una con trepidazione, ma aspetto un’occasione importante. Con i messaggini me la cavo malissimo, leggo ma impiegherei troppo tempo a rispondere…” Pulone, telegrafico: “Nel caso,telefono.” Andreoli: “Una volta, scrivevo lunghe lettere, credo persuasive. Ora ho riscoperto il piacere della scrittura, ma lavoro notte e giorno a un libro sulla mia specializzazione medica.”

                 Alcuni autori, registi e personaggi televisivi. Lucio Presta  - il manager di Benigni, Bonolis e Amadeus – ha acquistato carta speciale per scrivere, a mano, le lettere importanti, ovviamente anche quelle di amore. “Le lettere d’amore sono solo per Paola Perego, naturalmente. Sono molto orgoglioso della mia carta, anche se ha un difetto: non assorbe l’inchiostro, quindi non posso usare la stilografica, ma solo una biro.”   Paolo Beldì, il sommo regista di “Quelli che il calcio…”, solo da un paio di anni ha scoperto i telefonini. “Prima li odiavo, adesso ho un rapporto  quasi di schiavitù con il cellulare. E quindi anche per i messaggi: su argomenti amorosi, consentono chiarezza e rapidità.”

Il regista Giancarlo Nicotra: “Scrivevo, scrivevo… Ora non scrivo più, perché non mi innamoro e, comunque, non ci sarebbe tempo.” Alcuni autori. Marco Luci: “Scrivo su carta, ma il computer è un’attrazione irresistibile.Sms? Non è vero amore!” Stefano Jurgens: “Prudenza ed equilibrio, lo strumento è secondario, dipende dai momenti.” Federico Moccia: “Non scrivo messaggi di amore. Penso però che comunicare sms è il mezzo più veloce.” Sergio Rubino: Mi piace scrivere su carta, ma dipende dalle situazioni… Se la voglia di amore è frenetica, la tecnologia evita le attese estenuanti e ti consente ciò che non si poteva, una volta: concludere o bruciare in tempo record le potenzialità di un’avventura.” Da Franco Oppini, attore come sempre pacato e anche (auto)ironico, una confessione: “Scrivo pochissimo e, da felice neosposo, mi auguro per il futuro di scrivere ancor più raramente. Scrivo, infatti, e sempre su carta, solo quando sono infelice e tormentato, a una svolta: lasciare o essere lasciato. Allora scrivo lettere lunghissime, con ragionamenti molto elaborati, che di solito lasciano il tempo, anzi i sentimenti che trovano.”

ZARATHUSTRA

 

MA IN ITALIA LE POSTE
REMANO CONTRO

 

 

Il più spiritoso è Franco Oppini: con la sua confidenza - scrive lettere lunghissime, con ragionamenti che non influiscono sull’amata – rivela una verità cruda, anche se respinta da tutti, le lettere d’amore sono, in realtà, inutili. Raramente succede che cambi idea di fronte a una lettera, per bella e seduttiva che sia. Puoi commuoverti, emozionarti e anche piangere a dirotto, come racconta più di una volta il campione degli amatori, Giacomo Casanova, nelle sue celebri memorie. Ma tutto resta come prima. Non importa. I romantici non possono rinunciare alla lettera pensata, poi scritta a mano, possibilmente su carta nobile (mi stupisco che nessuno abbia accennato all’indispensabilità del sigillo, a cui non rinuncio mai…), e affidata alle non rassicuranti poste italiane. Se tu ti innamori a Hong Kong puoi sperare di far recapitare e ricevere l’eventuale risposta nell’arco della stessa giornata: in Italia, non oso immaginare quanti amori siano stati tormentati, o annichiliti, dai disguidi postali. Meglio cautelarsi con l’espediente della porta prioritaria o con un corriere di riconosciuta valenza professionale. Se poi rinunciate al romanticismo, il fax (le star di Hollywood e anche di Cinecittà si lasciano così) e la posta elettronica vi consentono di arrivare subito al dunque.

Niente è paragonabile, però, alla splendida, rude concretezza degli sms: quanto tempo, e di conseguenza quante illusioni e sofferenze si risparmiano…


Capital 10-03