IL SALOTTO di Cesare Lanza
E NOI CI ARRABBIAMO COSI...
ANCHE I VIP,NEL LORO PICCOLO,
S'INCAZZANO. C'E' CHI CONTA A CENTO, CHI FA TRAINING AUTOGENO. E CHI INVECE
PRENDE A PUGNI IL MURO. ECCO LE MIGLIORI SCENATE ECCELLENTI.
 
"Capital"
Cosa fai, quando ti arrabbi? E’ l’argomento in discussione questa volta, nel
mio salotto. Evoco, di passaggio, alcune arrabbiature memorabili. Ad
esempio, i pugni e schiaffi volati in diretta nell’emittente padovana
Teleserenissima, tra il professor Carlo Pelanda e il presidente degli
islamici italiani, Adel Smith. Vittorio Sgarbi che insulta le Iene e spacca
un Tapiro in testa a un sicario di Striscia. Escandescenze tipicamente
italiane? Ma no. Pensando alle frequenti scenate calcistiche, abbiamo ancora
negli occhi il portiere dell’Inter Toldo che corre a sgridare furiosamente
il suo compagno Di Biagio, e Di Biagio che gli mette le mani al collo, quasi
volesse strozzarlo. Ma avete forse dimenticato la rissa nello spogliatoio
del Manchester United e sir Alex Ferguson, l’allenatore, che ferisce al viso
David Beckham, tirandogli addosso uno scarpino?
Nella cornice di questi ricordi, ecco cosa fanno i miei
intervistati, quando si arrabbiano. Luigi Angeletti, segretario generale
della UIL :"Non manifesto la mia ira. E' una reazione naturale. Niente
eccessi. Non voglio dire che non mi arrabbio. Mi arrabbio, ma resto
impassibile.” Urbano Cairo, presidente della casa editrice Giorgio
Mondadori: "Quando mi arrabbio ho bisogno di scaricarmi, con una posizione
attiva. Non mi succede spesso, ma è il solo modo che conosca per temperare
gli effetti negativi dell'ira. E non porto rancore: dimentico in fretta,
tento di non tenermi dentro il problema." Piero Studiati Berni, presidente
ippodromo San Rossore Pisa: "Mi torna in mente una famosa frase di
Pitagora: se sono un po’ arrabbiato conto fino a cento, se sono molto
arrabbiato bestemmio. In realtà non bestemmio mai, ma se mi arrabbio
esplodo..". Anche Donato Porreca, presidente dell’Enasarco, conta fino a
cento: "Cerco di non reagire immediatamente, conto lentamente per evitare
l'impulso della rabbia. Lotto con me stesso, non è facile, non sempre ci
riesco". Tommaso Pompei, amministratore
delegato di Wind: “E'
raro che perda la calma. Non è un vezzo, è il mio carattere che mi porta a
cercare di capire dove si sia verificato un errore, piuttosto che sfogare la
rabbia o la frustrazione. Più raramente, mi fermo qualche secondo, senza
invasioni dall'esterno, vietate davvero a chiunque. Se nella rabbia è
coinvolto qualcun altro, invece, lo fisso intensamente senza parlare. Sono
sicuro che lui (o lei) capirà immediatamente, e da solo, il da farsi.”
Walter Pancini, direttore generale Auditel:
“"Sono un collerico pentito, uno che alzava la voce. Al traguardo dei 50
anni ho imparato ad arrabbiarmi con freddezza, è una reazione molto più
produttiva. Meglio algidi che collerici.”
E i personaggi dello spettacolo? Paolo
Bonolis, star di show popolari, in cui esprime energia e allegria: “Mi
arrabbio raramente e tendo a tenermi tutto dentro.” Assolutamente iracondo
si definisce il suo agente, Lucio Presta: “Di solito spacco un telefono.
Sono diventato un collezionista: conservo i pezzi.” Gli autori di
Bonolis,invece, Marco Luci, Federico Moccia e Stefano Jorgens, assicurano
di essere abituati a controllarsi. Come Gigi Sabani: "Reagisco col silenzio.
Come si dice a Roma, mando giù. Forse per questo ho un'ulcera…”
Tutti
tranquilli e ammodino? No, no: ecco una carrellata di autentici irosi, che
non si nascondono. Antonello Venditti, cantautore: " Lo dice la parola
stessa. Quando uno si arrabbia, si arrabbia… Di certo non celo la mia
irritazione. Ma tutto dipende da ciò che è successo, un’offesa, una
provocazione, un malinteso… Se l'arrabbiatura è minima , cerco di
contenermi. Ma se l'irritazione è grande, confesso che la mia rabbia può
essere anche molto violenta.” Idem Tiberio Timperi: "Reagisco spaccando
qualcosa, in casa mi sfogo urlando. In pubblico la mia voce diventa più
bassa, parlo in maniera sibilante. Ma raramente mi sfuggono parolacce".
Paola Perego: “Quando esploso, me la prendo con gli oggetti a portata di
mano, rompol qualcosa…” Maddalena Corvaglia: “Sono molto paziente, ma quando
mi arrabbio dicono che faccio paura. Divento cattiva con le parole, per
offendere. Mai parolacce: urlo tanto e intimorisco. E mi ci vuole un po’,
per tornare tranquilla.” Daniela Poggi: “Sì, perdo il controllo! La voce si
altera, urlo, non ragiono più: voglio dire la mia, non sono diplomatica. E
così, anche se ho ragione, passo dalla parte del torto. Devo sfogarmi! Se
posso corro fuori, in strada, con i miei cani, oppure prendo la macchina e
vago per la città.”
Francesca
Senette, la bellissima pupilla di Emilio Fede al Tg4 : "In una scala di
irritazione da 1 a 10, fino a 8 la Francesca razionale si controlla bene.
Superato questo limite, sul lavoro cerco di contenermi, faccio training
autogeno per calmarmi. In privato invece vado su tutte le furie, in quei
momenti è meglio starmi lontano.”
Adriana Volpe: "Dipende da chi
ho di fronte. Se è un volto familiare, per esempio il fidanzato, e se il
motivo è grave, la reazione è eclatante: picchio duro! Se la causa della mia
rabbia è un'autorità, comincio a contare a ritroso, partendo da 999…" Paola
Saluzzi, presentatrice : "Prima, cerco sempre di analizzare la situazione.
Quando però non ce la faccio più, esplodo. E’ previsto anche nella Bibbia,
io applico a dovere i comandamenti delle Sacre Scritture". Fabrizio Fontana,
attore comico di Zelig :"Di solito sono calmo. Ma quando mi arrabbio spacco
tutto e butto tutto fuori. Però sono uno che urla, ma non fa male, can che
abbaia non morde."
Andrea Pellizzari: “ Riesco a
metabolizzare bene le mie irritazioni. Ma a volte urlo come un matto, con
cazzotti al muro. Mi succede con le mie fidanzate, al telefono. Sul lavoro
invece non mi arrabbio quasi mai, deve succedere qualcosa di gravissimo: me
la prendo allora con gli oggetti che ho accanto, la vittima preferita è il
computer”.
Mario Furlan, presidente Moda Italia e
Mediawatch: " Non riesco a riflettere bene. Perdo lucidità, mi comporto
impulsivamente. E me ne pento. Sul lavoro mi controllo, in privato mi lascio
andare, senza mai usare le mani ma usando parole anche molto forti.”
Guido Meda, giornalista Mediaset: "Reagisco colpendo
gli oggetti: in ufficio do calci e pugni a scatole e armadietti (preferisco
quelli in metallo), a casa urlo come un pazzo. Faccio rumore, ma non uso mai
violenza sulle persone. Sul lavoro mi sforzo di ingoiare i bocconi amari,
lascio che i nodi si formino nello stomaco per poi buttarli fuori
ciclicamente".
Torniamo, a poco a
poco, a toni più tranquilli. Enrico Fedocci, giornalista :" Divento freddo,
distaccato. Da istintivo e confusionario mi trasformo: preciso e
categorico….” Ed ecco tre miei grandi amici medici, ospiti abituali del mio
salotto. Vincenzo Del Gaudio, famoso chirurgo plastico: “Posso mandare a
quel paese chiunque. Ma di solito non scappo davanti ad una discussione,
anzi l'affronto con serenità.” Luigi Cioffi, ginecologo di prestigio
internazionale: " La prima reazione è impulsiva, sono un sanguigno. Ma gli
anni e il controllo professionale mi hanno fatto acquistare pazienza. Se
prendo un'arrabbiatura, mi consolo facendomi un regalo". Mauro Pulone,
primario urologo: “La calma è la virtù dei forti. La rabbia va sempre
accantonata.”
Anche Paolo
Bagnasco, imprenditore nel settore dell’assistenza agli anziani, è
(doverosamente) tranquillo: "Resto freddo, non dico niente: esco
dall'ufficio, faccio un giro a guardare le vetrine, poi torno e nel
frattempo ho capito se ho sbagliato io o gli altri." Lo stilista Cesare
Paciotti: “Cerco di vivere il più serenamente possibile, ma mi arrabbio per
i motivi più diversi: sarei un ipocrita se mi dipingessi come un angelo.
Dico qualche parolina fuori posto, alzo un tantino la voce: a volte con
veemenza vorrei far rispettare le sue ragioni.” Silvia Damiani, dirigente
Damiani Group :"Trattengo anche troppo la mia rabbia davanti a chi mi ha
fatto arrabbiare, per poi sfogarmi con le persone di cui mi fido." Alexander
Zschokke, vicepresidente del Gruppo Bruno Magli: “Mi capita raramente di
arrabbiarmi, sono di indole tranquilla, pragmatica. Negli anni ho scoperto
che, se usata a piccole dosi, la rabbia puo' essere anche una forma di
catalizzatore di risorse interne.” Il
colonnello Mario Giuliacci: “Sono un istintivo, ma so dominarmi. Alzo la
voce per qualche istante, ma sempre con toni civili, non dico parolacce. E
poi torno normale, cercando di far capire perché ho ragione.”
Mauro Lazzarino, editore
dell’emittente Grp: " Cerco di non decidere nulla, mi isolo dal contesto,
vado a prendere un caffè, faccio una passeggiata. Non condivido
l'espressione: sfogati che ti passa. L’ira mi mette in crisi.” Luciano
Vadacca, direttore franchising Pirelli & Real Estate Servizi: " Sono
assolutamente impulsivo e diretto, ma non mi sfogo con le persone. Dico
sempre quello che penso.” Vincenzo Mavilla, avvocato: "Resto zitto.
L'irritazione mi toglie la parola, in privato e sul lavoro. In silenzio
aspetto che mi passi".
Infine, il salotto si scioglie
felicemente con due esternazioni sulla indispensabilità della tranquillità.
Luciano De Crescenzo, scrittore, giornalista e filosofo:"Tendo a non
arrabbiarmi mai: sarei una schifezza di filosofo se mi arrabbiassi. Diceva
Socrate: tutto consiste nel giudicare i fatti della vita col metro della
morte. Quindi se qualcosa mi va storto, la paragono alla morte mia o di
qualche mio caro. E così ogni irritazione diventa un'inezia. Nemmeno la mia
morte mi farebbe arrabbiare più di tanto.” Piero Bassetti: "Quando mi
arrabbio, cerco di calmarmi il più presto possibile. Tutto qui. Mi sforzo di
tornare in una situazione di serenità".
cesare@lamescolanza.com
giugno-03
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MA SPESSO
E' TUTTA UNA FINZIONE
di
Zarathustra
Come si reagisce quando ci si arrabbia? Ecco la tipica domanda che provoca
risposte insincere. Con rispetto verso tutti, penso che la tentazione di
rappresentarsi in un modo (calmi, filosofici, sempre padroni dei propri
nervi) o nell’altro (mi lascio andare, urlo, spacco tutto…) sia quasi
irresistibile, a prescindere. Chissà, poi, come stanno veramente le cose.
Qualcuno ricorderà la celebre scenata di Kruscev, che si tolse le scarpe e
prese a sbatterle furiosamente sul banco da dov’era stato invitato a
parlare, di fronte a un’augusta, e subito sconvolta, assemblea dei potenti
del mondo. E’ noto che l’estroso dittatore dell’Urss era in realtà, nella
circostanza, calmissimo: aveva studiato nei dettagli l’impressionante
scenata. Così come anche i più grandi tennisti fingono di irritarsi e
litigano con l’arbitro in modo plateale, per una palla giudicata
discutibilmente dentro o fuori le linee del campo, con l’unico scopo di
(tentare di) esasperare l’avversario: in realtà, tutti hanno nervi di
ghiaccio. Nondimeno la più grande calma esibita nasconde spesso,
probabilmente, rospi enormi trattenuti nello stomaco. Da una certa età in
poi, una volta accumulate tot esperienze, scegliamo, semplicemente, quale
identità preferiamo offrire in pubblico. E forse neanche noi sappiamo con
chiarezza che cosa si nasconda dentro la nostra anima. Potessi scegliere,
indicherei come modello l’intervistato Luciano De Crescenzo, ma il vero De
Crescenzo sarà poi veramente come De Crescenzo descrive il suo, forse
ideale, De Crescenzo?
giugno-03
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