dossier / siamo donne o caporali?

A ciascuna il suo peccato

Quella che "parla" col fisico e quella più cerebrale. L'universo femminile nel libro intervista di Cesare Lanza

Ogni donna ha un suo personalissimo modo di comunicare se stessa. Lo sa bene Cesare Lanza,giornalista di professione e grande estimatore del gentil sesso.Il quale è riuscito, grazie alla sua abilità nell’entrare in contatto col mondo femminile, a raccogliere le confidenze su argomenti intimi di alcune delle donne più note e discusse del Duemila e a pubblicarle in un libro, "Peccati" (edito da Rizzoli), che in questi giorni sta andando a ruba.

Stando al gioco proposto da ".com", Lanza ha provato a elencare i diversi modi che le donne hanno nel comunicare, prendendo a esempio proprio alcune delle sue intervistate. E allora scopriamo che, oggi come oggi,

ci sono donne che, oltre a far parlare il proprio corpo con un gesto, uno sguardo, un profumo o un fare malizioso, comunicano se stesse anche attraverso il ruolo istituzionale che hanno deciso di ricoprire. E’ il caso

di Letizia Moratti, che Lanza ha definito la «Thatcher italiana» e si augura possa un giorno diventare

«la prima donna Presidente del Consiglio del nostro Paese. Ha il piglio, la grinta e la determinazione sufficienti; è

una di quelle donne di ferro che non si fanno piegare da nulla». Secondo l’autore di "Peccati" la Moratti è «l’istituzione fatta persona. Quando era presidente della Rai si capiva che in quel momento lei era il simbolo della

Rai, e la stessa cosa è avvenuta quando era consigliere della Banca Commerciale. Esprimeva rigore e conferiva autorità all’incarico che le era stato affidato ».

Poi ci sono le donne che comunicano provocando, che lasciano il segno. «E’ il caso per esempio di Anna Kanakis e di Carmen Llera Moravia», racconta Lanza. «Molte delle loro battute secondo me sono fantasie, invenzioni per rispondere pan per focaccia alle mie domande più maliziose». Come quando per esempio la Kanakis confessa

che ogni tanto ama spalmarsi il corpo di Nutella o crema pasticcera, e non esattamente per scopi gastronomici. «E perché no? - ha risposto a un Lanza meravigliato -Fesso chi non l’ha mai fatto». O come quando la

Moravia confessa il piacere di fare l’amore con le finestre aperte – magari su un pianoforte - ma di avere qualche reticenza in più a urlare ora che sopra di lei vive Enrico Mentana.

Lanza passa poi a descrivere le donne che comunicano puntando sull’arma della confidenza.

Ne è maestra Sabrina Ferilli,«una che vuole piacere, che ti fa subito sentire come se fossi un amico di vecchia data».Lanza confessa di essere stato lusingato quando l’avvenente signora gli ha lasciato il suo numero

di cellulare. Un capitolo a sé meritano le donne capaci di comunicare attraverso uno stile elegante,

allusivo, intrigante, fatto di cose tra il detto e il non detto. Campionesse mirabili di tale arte sono secondo Lanza Lucrezia Lante della Rovere e Sonia Raule, la moglie di Franco Tatò: "Da questo punto di vista è rimasta

famosa la descrizione che ha dato la Raule della seduttività di un tacco alto, di una scarpa calzata in modo seducente ». Ecco, per loro è questa attenzione al dettaglio sofisticato a fare la differenza.

E poi ci sono quelle che comunicano veramente poco, se non l’immagine stereotipata di se stesse. Per Lanza è il caso di Cristina Parodi«Così perfettina la vedi in video - mai un capello fuori posto, mai una parola di troppo -

così ti si presenta nella vita. Non uno sbafo. Difende a spada tratta l’integrità della sua famiglia.

Anche quando le si chiede provocatoriamente delle possibili trasgressioni del marito, Giorgio Gori: non ammette assolutamente che lui possa cadere preda di una debolezza, di una pazzia,di un capriccio, anche se

momentaneo». Ma Lanza confessa di essersi risentito soprattutto quando la Parodi gli ha confessato che sarebbe in grado di innamorarsi solo di uomini belli: «E io sono brutto e grasso, peso 130 chili».

Infine c’è la donna che non può fare a meno, fisiologicamente, di comunicare col proprio corpo. Per  Lanza il simbolo per eccellenza di questa figura è Manuela Arcuri. Ha quella disarmante «opulenza fisica» che si ritrova anche in Maria Mazza, che Lanza annovera fra le emergenti più promettenti. E che nella comunicazione corporea

ha dimostrato uno stile che l’autore di "Peccati" apprezza, perché in sintonia con lo spirito della sua generazione

(lui si annovera fra i sessantenni,quelli che "andavano fuori di testa a scorgere le natiche della Bardot strofinate su un lenzuolo in «E Dio creò la donna»): «Si distingue perché è l’unica della nuova generazione di modelle a

non aver fatto nudo integrale,anche se non si nega. Ma quello che concede lo concede attraverso un velo. Amo sognare,piuttosto che vedermi buttato tutto addosso senza un filtro».

Ma a lui, a Lanza, qual è il modo del comunicare femminile che più lo seduce? «Quello spudorato-risponde - Sempre però che si tratti di una spudoratezza misurata, dosata, proposta con stile, attraverso allusioni,

rimandi. Per questo non basta essere belle, bisogna essere anche cerebrali. E non avere complessi,

rigidità di linguaggio o di pensiero, ma ammettere che tutto è possibile».

E così come esiste un modo di comunicare femminile ne esiste uno maschile. Ma questa è un’altra puntata. A cui peraltro Lanza sta già lavorando. Il suo prossimo libro sarà infatti una raccolta di interviste con uomini,

mariti e compagni che parlano delle loro donne. «Per questo ho già inoltrato ‘suppliche’ al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio per vedere se mi concedono udienza per parlare di donna Franca

e della signora Veronica Lario Perché, come in tutte le relazioni personali e sociali, c’è sempre anche "l’altra" versione dei fatti. In questo caso, quella

di "lui". ARIANNA D'AGNINO www.puntocomonline.it  4-3-02