di Cesare Lanza "Libero"
Il caso Lewinsky ha suscitato, a valanga, imprevedibili polemiche
giornalistiche e politiche. Vorrei fare alcune riflessioni, confidando
nell’interesse dei lettori, dal momento che nel caso in qualche modo
sono stato coinvolto, come consulente di “Domenica in”. Premetto che
tenterò di esprimermi con la massima pacatezza possibile: penso infatti
che il chiasso sia stato sproporzionato rispetto all’evento e che
sarebbe opportuno, per tutti, abbassare i toni e confrontare,
civilmente, le diverse opinioni.
Vorrei anche fissare subito due punti fermi,
oggettivamente indiscutibili, ovviamente secondo le mie modeste
convinzioni. Il primo punto è che, piaccia o no, a prescindere dai
giudizi che se ne possano dare, la signorina Monica Lewinsky è un
personaggio importante e rappresentativo dell’attualità di questi anni.
Direi di più: ha già una particina significativa, intrigante e
controversa, nella storia di questi anni. Quando, fra cinquanta o cento
anni, qualcuno studierà la storia degli Stati Uniti e si occuperà della
presidenza di Bill Clinton, dovrà anche (volente o nolente,
simpatizzante o antipatizzante che sia nei riguardi di Monica) capire
come e perché, a causa del suo flirt con la bella stagista, l’inquilino
della Casa Bianca fosse arrivato sull’orlo dell’impeachment. Si
discuterà del flirt, dei suoi retroscena, dell’eventuale complotto, del
cosiddetto “atto sessuale” improprio. Si discuterà dell’intervento dei
magistrati americani, delle forze politiche ostili a Clinton e si
tenterà di capire se Clinton mentì, o no, al popolo americano.
Queste elementari considerazioni sono universalmente
condivise: a stragrande maggioranza, tutti i mass media del mondo
sarebbero lieti di raccogliere un’intervista con la discussa signorina.
Ebbene : da alcuni anni tentavo di ottenere l’assenso della Lewinsky; e,
almeno fino a sabato pomeriggio, ero molto soddisfatto,
professionalmente, di essere riuscito a ottenerlo.
Il secondo
punto fermo è che, piaccia o no, la decisione di sospendere in extremis
l’intervista di Monica Lewinsky a “Domenica in” è equivalsa a un vero e
proprio atto di censura preventiva, come (in questa misura e con questo
clamore) non si vedeva dagli anni cinquanta. Si discute e si discuterà
altrove se le intenzioni di chi ha reclamato questa decisione, in sedi e
con ruoli diversi, istituzionali e no, fossero in buona o cattiva fede,
strumentali o etiche, politiche o pregiudiziali; così come si discuterà
se la decisione fosse, alla fine, opportuna e indispensabile, o no.
Comunque sia, è successo che un’intervista programmata, decisa,
puntualizzata, concordata e retribuita, da un’ora all’altra sia stata
tout court soppressa, per motivazioni e pressioni estranee alle
motivazioni (puramente attinenti all’interesse pubblico, a cui mi sono
riferito) per cui era stato deciso di chjiederla e realizzarla. Se
questa non è censura, e per di più censura preventiva, cos’è? Vorrei
che me lo spiegasse, ad esempio, Gustavo Selva, che a sua volta – con
durezza, e mi dispiace – mi chiede spiegazioni sul mio giudizio, del
tutto negativo. Rispondo con il massimo rispetto per il giornalista e
scrittore Selva, il politico Selva, la persona Selva: nonostante i
barbari anni in cui viviamo, resto convinto che non è indispensabile
avere le stesse idee, per rispettarsi sinceramente.
Ai giornali, caro Selva, io ho fatto questa breve
dichiarazione: “La decisione di
sospendere l’intervista è stata non solo un grave sgarbo per Mara Venier
e il suo gruppo di lavoro, ma un errore umano, psicologico, aziendale,
professionale e politico.” Selva mi chiede perché. La prima parte della
dichiarazione mi sembra chiara: anche perché il gruppo di lavoro ha
appreso la notizia dalle agenzie, dopo le prove, a poche ore dalla
trasmissione. Ma posso anche ammettere che questa sia una quisquila, di
fronte a valori più grandi, di quanto non sia considerata l’educazione.
Spiego allora perché a mio parere è stato un
quintuplice errore. Un errore umano perché, certo, non si galvanizza,
anzi si demotiva chi lavori in un qualsiasi programma, o in una
qualsiasi azienda, e sia trattato così. Un errore psicologico perché
l’intervista doveva essere condotta da Mara Venier e da Fabrizio Del
Noce, due eccellenti professionisti nei rispettivi settori, e non vedo
chi possa, ragionevolmente, sospettare che l’intervista sarebbe stata da
loro condotta in modo men che esemplare: non capisco l’apprensione, di
fronte a questa garanzia, per eventuali scabrosità, pruriginosità,
scandalosità. A parte Natalia Aspesi, che nella sua, appunto,
irragionevole, e soave smania di enfasi ha scritto che Venier, Del Noce,
Vespa e io eravamo pronti “con sanguinolente sgrinfie” - sic - a
ricevere “la ghiotta preda”. Ma per piacere… direbbero (spero) Ezio
Greggio ed Enzo Iacchetti!
Ancora: è stato un errore aziendale, a mio sempre
umile ma convinto parere, perché si è delineata una diversità di
opinioni tra il presidente e il direttore generale della Rai (e in
questo, se viviamo ancora in una società pluralista, non vedo proprio
niente di male) e tuttavia, messo allo scoperto in un momento
particolarmente delicato per l’azienda, il contrasto ha provocato un
inevitabile, e sospetto, can can. Inoltre, è stato un errore
professionale perché a tanti professionisti, giornalisti, manager,
autori e dirigenti, che lavorano con passione e generosità nella Rai,
arriva un messaggio chiaro e ammonitorio: attenzione, non avvicinatevi
ad argomenti scabrosi, perché il vostro lavoro, da un momento all’altro,
potrebbe essere bloccato o dissolto, con un non sindacabile giudizio.
Ed stato infine, ahimè, un errore politico: certo non può rallegrarsi
chi riponeva legittime, convinte e sincere speranze nel centro destra,
senza essere tuttavia legato al centrodestra da una fideistica adesione
o, peggio, da servili e opportunistici finalità.
Ecco perché
mi ha addolorato la rigida posizione, priva di dubbi, assunta da persone
che apprezzo, indipendentemente dalle mie idee poltiche, come Gustavo
Selva e Maurizio Gasparri. Uguale stima, uguale amarezza per il
presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini e per alcuni esponenti
del Vaticano, se è vero (ma non ci credo) che abbiano fatto pressioni,
come qualcuno ha scritto.

Non era più
sensato decidere di lasciar trasmettere l’intervista, dare fiducia a
persone che rivestono incarichi precisi con responsabilità, con rispetto
delle scelte e delle capacità altrui, e poi, eventualmente, punire
errori, trasgressioni, ecc? Anziché infliggere una mortificazione
preventiva? Ecco una risposta, tra le altre, che mi piacerebbe avere.
Non ho certo la presunzione di imporre le mie opinioni a nessuno. Ma il
desiderio (e il diritto) di confrontarle, sì. Domenica Matias Mainiero
in queste colonne ha ricordato, con un magnifico articolo, tutti i
personaggi, di varia caratura e risma, che sono stati proposti nei
programmi della Rai, ad ogni ora e in qualsiasi situazione. Perché
allora, e repentinamente, Monica Lewinsky doveva essere considerata una
reproba impresentabile? Anche se a me sta a cuore solo e semplicemente
l’interesse giornalistico (e lo sostengo con orgoglio), voglio anche
dire ai miei critici che l’intervista, affidata a personaggi come Del
Noce e Mara Venier, avrebbe alla fine probabilmente proposto anche
elementi educativi. E’ davvero difficile non pensare che si sia
trattato, alla fine, di un mero pretesto per una bagarre politica.
Infine, vorrei brevemente rispondere a Pasquale
Salerno, consigliere dell’ordine dei giornalisti, che mi accusa di
essermi “approfittato del ruolo di autore” di “Domenica in”, per
realizzare, per Libero, un’intervista esclusiva a Monica Lewinsky.
Vorrei precisare, soprattutto per i lettori, e per chi avesse attenzione
nel mondo editoriale anche a questo aspetto della storia, che io non
sono autore (e comunque non scorgerei la scorrettezza deontologica), ma
consulente di “Domenica in”. Sono un libero professionista, non ho
contratti di dipendenza con nessuno, scrivo su vari giornali e sono
consulente di alcuni gruppi editoriali. Quanto alla Levinsky, è poi vero
esattamente il contrario di quanto dice Salerno: prima, in base alle mie
relazioni, è nata l’intervista; e, da lì, la fiducia di Monica a
partecipare a “Domenica in”, certa di non trovarsi esposta a
“sanguinolente sgrinfie”. Nel mio lavoro, nessuno mi ha mai rimproverato
finora equilibrio verso i vari incarichi. E quindi, per finire,
consentitemi la battuta: dopo essere stato censurato, se volete anche
parlare di conflitti interessi, per favore rivolgetevi altrove.
17-12-02