Caro
Direttore, eccomi di fronte a un’impresa in apparenza disperata:
difendere (indirettamente) Sergio Cofferati sulle colonne del tuo
giornale. Mi riferisco al “giallo” del concerto del primo maggio e al suo
scaltro protagonista, Piero Chiambretti, che sostiene di essere stato
“licenziato” dai sindacati, dopo aver presentato il programma televisivo
per alcuni anni: per di più, si è lamentato Pierino con sarcasmo, proprio
nella giornata dedicata alla festa del lavoro.
Lo scherzo - se di scherzo si tratta - è molto divertente. E
bene, sul piano giornalistico, hanno fatto il Corriere della Sera, che ha
sollevato un caso tanto paradossale, e Libero e altri giornali a
occuparsene, con ampio spazio. L’insistenza di Chiambretti ci ha poi fatto
capire che non si trattava di una, e poteva essere geniale, esercitazione
di umorismo. No. Chiambretti è davvero convinto di aver subito un grave
torto. Però le cose stanno diversamente e penso di poter ristabilire la
verità, se a qualcuno ancora interessa, al di là delle polemiche e delle
battute. Sono, infatti, uno dei tre autori del programma televisivo,
insieme con Giuliano Caputi e Sergio Bardotti, che ricopre anche il ruolo
di direttore artistico.
Il programma televisivo, legato al concerto del primo maggio
organizzato ogni anno in piazza San Giovanni a Roma, è ospitato
tradizionalmente da Rai3 e quest’anno è gestito da un consorzio, formato
da sei società, che ha vinto una gara d’appalto indetta da Cgil, Cisl e
Uil. Due imprenditori del settore, Marco Godano, amministratore delegato
del consorzio, e Antonio Ciccarelli, responsabile della società Soldaut,
una delle sei società del consorzio, hanno offerto a me, a Caputi e
Bardotti di occuparci dell’evento televisivo. In piena autonomia. Con una
sola indicazione editoriale: proporre un programma con forti elementi di
novità, rispetto al passato. Nessuna interferenza di nessun genere.
Nessuna indicazione, favorevole o contraria, a Chiambretti. Mi sembra
utile aggiungere che, se interferenze ci fossero state, non avremmo
accettato l’incarico. Ma non c’è stata nessuna pressione di nessun genere,
né da parte del consorzio, né da parte della Rai, e tanto meno dalle
organizzazioni sindacali. Parlo per me e anche per Caputi e Bardotti:
perché siamo amici, non è la prima volta che lavoriamo insieme; e
l’affiatamento è totale.
Entrando nel merito della singolare denuncia di Chiambretti,
posso dire che l’idea di ingaggiare Claudio Amendola per la conduzione è
stata mia, e subito approvata e condivisa da Bardotti e Caputi. Ci è
piaciuto, semplicemente, il progetto di utilizzare un attore bravo e
popolare come Amendola e di farlo debuttare in una (difficile, certo, ma
appassionante) conduzione dal palco, di fronte al alcune centinaia di
migliaia di giovani. Amendola, al nostro primo sondaggio, ha subito
accettato, con entusiasmo coinvolgente. Vorrei aggiungere che c’erano sul
tavolo altre ipotesi. Una, molto originale e interessante, lanciata da
Sergio Bardotti, era addirittura quella di ideare il programma senza
conduttori, o di affidarlo a persone sconosciute: un’idea innovativa e
forse rivoluzionaria, applicabile in qualsiasi programma. Da segnalare a
Giuliano Ferrara, impegnato in una (a parer mio) lodevole campagna per
“spersonalizzare”, dividere, frazionare le conduzioni televisive e
ridimensionare il ruolo esuberante, esorbitante, del conduttore unico,
mattatore e superstar.
Abbiamo scelto Amendola, dunque, in piena libertà e
autonomia, considerando
all’altezza del compito, più di altre possibili soluzioni. Mi dispiace che
Piero Chiambretti viva questa semplice scelta professionale come un
licenziamento. Mi dispiace sul piano umano, visto che è addolorato e
risentito, dice e ripete, per non aver ricevuto neanche una telefonata, da
Cofferati e dagli organizzatori. Dei suoi rapporti personali con Cofferati
e con i precedenti organizzatori non so nulla e non mi spetta parlarne. Ma
vorrei puntualizzare, per quanto attiene al nostro lavoro: 1, che
Cofferati nella rinuncia a Chiambretti non c’entra nulla; 2, che
l’insinuazione di Piero contiene (spero inconsapevolmente) un sottinteso
offensivo verso me, Bardotti e Caputi perché presuppone che gli autori del
programma siano in condizione di servitù intellettuale verso Cofferati, o
altri, e disponibili a subire eventuali ordini e censure; 3, Chiambretti
ha registrato, come tanti altri, un saluto filmato ai giovani e al
concerto. Ho letto che Piero sostiene di essere stato ingannato e che il
saluto è stato registrato “mesi fa”. Non è vero: spero, ancora voglio
sperare, che si tratti di un refuso. La registrazione infatti risale a
pochi giorni fa: a Sanremo, in occasione della serata per la consegna
degli Oscar televisivi.
Conclusione? La polemica di Piero mi sembra esagerata,
sotto ogni profilo, e insostenibile. Nella forma, per una mancata
telefonata: giusto disappunto, ma chi di noi non ha dimenticato qualche
volta il compleanno della mamma o dei figli o l’anniversario del
matrimonio? Tanto baccano per una, sia puir spiacevole, dimenticanza? Nel
merito, poi, Chiambretti non è stato “licenziato”. Dimentica, Piero, che
siamo liberi professionisti, noi e lui; e la nostra è stata solo una
scelta professionale, una concorde preferenza verso un altro personaggio.
Non c’erano contratti, non c’erano vincoli, non c’erano opzioni. E’ stato
solo un normale cambiamento: un rinnovamento, dopo tanti anni. Disapprovo
che Chiambretti si avventuri a parlare di licenziamento e di
disoccupazione, pur trovandosi in una posizione privilegiata: un po’ di
rispetto verso chi deve fare i conti con reali problemi di lavoro, forse,
non guasterebbe.
1-5-02