di Cesare Lanza " Libero"
“Libero”, più di un anno fa, è stato il primo giornale ad accendere i
riflettori sul mondo del calcio, devastato da mille magagne, tormentato
dai debiti, eroso dalla mancanza di credibilità, infiammato dagli scontri
di potere, umiliato da meschinità ed egoismi, bloccato dalle ipocrisie,
infine, come si è visto, esposto agli assalti della politica. Quanto ai
vertici, dopo la penosa sconfitta nel campionato mondiale, per quanto mi
riguarda ho subito sostenuto (invano) che era urgente azzerare tutto, per
dare un segnale obbligatorio di cambiamento. Franco Carraro è un uomo che
ha svolto lodevolmente tanti incarichi, ma in questo frangente le
dimissioni apparivano l’unico modo per uscire da un tunnel.
Anche sul piano estetico, non si poteva confermare al suo posto il
presidente di un caravanserraglio che al mondiale neanche c’era andato,
mentre la squadra di Trapattoni sbandata e non protetta andava al
massacro, e aveva preferito restarsene a casa, a giocare a golf.
Un anno fa “Libero” era isolato. Oggi il nostro
amatissimo calcio, lo sport nazionale che è nel cuore di quasi tutti gli
italiani, riparte faticosamente con la serie A dopo una grottesca crisi
senza precedenti ed è sotto il fuoco incrociato di tutti. I mass media
tengono il calcio in prima pagina per qualsiasi avvilente notizia, tutto
fuorchè il calcio giocato. Le analisi e le denunzie di “Libero” hanno
trovato riscontro, indiscutibile, nei fatti. Un futilissimo incidente
legato a un giocatore schierato irregolarmente, una minuzia che si poteva
chiudere in ventiquattr’ore, ha evidenziato l’incapacità, il logoramento e
la presunzione dei massimi dirigenti e ha scatenato via via uno scandaloso
finimondo, tutti contro tutti. E il problema dei vertici è riesploso. La
Lega ha sfiduciato Carraro e Carraro, attaccato da tutti, insiste nella
sola idea che gli sia ben chiara in testa: non si dimette. Viene quasi
voglia di sostenerlo e difenderlo, adesso che tutti lo braccano e lo
aggrediscono, a prescindere.
L’aspetto paradossale è che, da quando il calcio è
entrato in crisi, c’è stata una sola vittima: Vittorio Cecchi Gori. E’ un
personaggio che mi piace per la sua capacità naif di dire,
coraggiosamente, cose anche elementari, che fanno rabbrividire. Isolato
dal gruppo, e dai centri di vero potere, né pupazzo né puparo. Non gli ho
mai nascosto stima e simpatia. Nonostante le batoste che ha incassato, è
un eterno ragazzo, il ragazzino della favola che ha il coraggio di dire
“il re è nudo”. Non ha perso entusiasmo ed energia. Lo hanno fatto fallire
e, più o meno, gli hanno scippato la Fiorentina. E l’unica vittima è lui.
Perché anche la Fiorentina ha avuto il suo ripescaggio, una cosa ai
confini della realtà, un intero campionato saltato in un giorno. Un salto
che può far piacere ai tanti appassionati e simpatizzanti della
Fiorentina, quelli che ricordano gli scudetti di Bernardini e Pesaola, le
giocate di Julinho e Montuori… Ma si può?
Si può, come si può lasciare in un angolo, l’unico
punito, l’unico negletto, l’unico ghettizzato, il rompicoglioni Vittorio
Cecchi Gori. Quasi nessun club di serie A e B ha i bilanci in ordine,
l’unico a pagare è stato Cecchi Gori. Grossi squadroni, rappresentativi di
città più importanti di Firenze, sono coinvolti nel pasticciaccio delle
fideiussioni, ma l’unico a pagare è stato Cecchi Gori. E non mi importa
se molti si stupiranno che, nel momento in cui (per fortuna) si torna al
calcio giocato, un mio pensiero amichevole e affettuoso, di solidarietà,
vada a lui (con tutti i suoi difetti, i tic, le umane debolezze).
Tendenzialmente, sono sempre dalla parte di chi subisce un torto, da chi è
colpito ingiustamente, o sproporzionatamente rispetto alle colpe. Non mi
va che in un mondo in cui il più pulito qualche indizio di rogna ce l’ha
con evidenza, come si è visto e si vedrà ancora fino a quando la crisi non
sarà risolta, non mi va che Cecchi Gori sia l’unico rimasto col sedere per
terra. E chiedo: quando sarà riabilitato
Ieri, stimolato da Massimiliano Gasperini per
un’intervista al “Messaggero”, Cecchi Gori con il suo solito modo brusco e
antipatizzante ha annunciato nuove rivelazioni sul marcio e sulle
mafiosità che infestano il calcio. Il giornalista gli ha poi chiesto: “Chi
è il sostituto ideale di Carraro?”. E Cecchi, con l’innocente
sfacciataggine che mi piace, ha risposto: “Senza falsa modestia, potrei
essere io.” Bene: sono assolutamente d’accordo. Sarebbe il personaggio
ideale. Fuori dalle cosche e dai clan, super partes. Senza paura, come
prima più di prima, di niente e di nessuno.
cesare@lamescolanza.com
31-8-03