La rivoluzione di Bonolis politici eletti su canale 5

 

 

di Cesare Lanza "Libero"

 

        La politica - è evidente, sotto gli occhi di tutti – ormai si fa soprattutto in tivu: in particolare, nel salotto di Bruno Vespa, in “Porta a porta”, su Raiuno, e da Maurizio Costanzo, nel suo show, su Canale 5. E ora Paolo Bonolis, star del firmamento del piccolo video, vuole fare un passo avanti. Un passo che potrebbe anche risultare devastante, rivoluzionario. Dal suo entourage arriva infatti la notizia, e per una volta non si temono smentite, che questo progetto sta a cuore, più di tutto, a Bonolis: un programma (titolo provvisorio, “Il candidato”, oppure “Vota Antonio”, con un riferimento  alla celebre gag di Totò) che selezioni in diretta, attraverso un televoto aperto a tutti i telespettatori, i candidati alle elezioni politiche, misurandone in modo non solo spettacolare, ma anche e soprattutto trasparente, le buone intenzioni, l’affidabilità, la popolarità.

        In apparenza, si tratta solo di un gioco divertente, di un’idea formidabile per realizzare uno show di stampo innovativo. In realtà “Il candidato”, o “Vota Antonio” che dir si voglia, potrebbe diventare un modo nuovo di far politica e stabilire nuove regole per arrivare alle stanze dei bottoni: deputato, senatore, ministro, premier…  Anticipo le obiezioni di qualsiasi (e)lettore di buon senso. Quali garanzie potrà dare, Paolo Bonolis? In che modo si potrà accedere allo show di Bonolis e al giudizio dei telespettatori? Come fugare il timore che il simpatico divo di Canale 5, o comunque qualcuno per lui o dietro di lui, non diventi tanto potente - scegliendo questo o bocciando quello - da influenzare l’esito di una tradizionale, “normale”, campagna elettorale?

         Prevedibili anche le obiezioni collegate al solito nome, Silvio Berlusconi. Infatti, dove potrebbe essere realizzato il programma-show di Bonolis? Sulla Rai, probabilmente o sicuramente, no: per ovvi motivi.  ( La Rai svolge servizio pubblico, non potrebbe avventurarsi in territori tanto insidiosi: almeno fino a quando - scherzo, eh! – l’idea di Bonolis non fosse istituzionalmente utilizzata per preparare e svolgere le elezioni, nel mondo, presumibilmente sempre più televisivo, del futuro). Il progetto, dunque, potrebbe essere realizzato solo in una rete Mediaset, ovvero all’interno dell’impero berlusconiano.  Facile prevedere la tempesta di polemiche: ecco un bel modo, si dirà, per il Cavaliere, di scegliersi i più popolari eredi e compagni di avventura: o anche, perché no?, i meno temibili antagonisti.

           Si vedrà, si vedrà. In attesa delle polemiche, sono in grado di aggiungere una “chicca”: se le mie indiscrezioni sono esatte, Bonolis ha depositato il suo progetto – firmato anche dal suo partner e abituale compagno di lavoro, Stefano Magnaghi – nei primi giorni del 2000, presso il notaio romano Giovanni Pocaterra. Quasi tre anni fa, quando era appena nato il nuovo millennio. E Bonolis, che è sempre stato di temperamento innovativo (fin dai programmi per i ragazzi, poi nel quiz preserale, infine nello show del sabato sera ha rischiato, sulla sua pelle, innovazioni audaci, spesso molto gradite dal pubblico), era pieno di entusiasmo e di volontà creativa. Poi, dopo averne parlato con interlocutori al vertice di Mediaset, ha accantonato il progetto: presumo per difficoltà ambientali, politiche, oltrechè organizzative.

           Ma ecco la novità. Qualche giorno fa si è saputo che negli Stati Uniti la News Corp di Rupert Murdoch sta per varare un programma, del tutto simile a quello bonolisiano, per scegliere un candidato alle elezioni presidenziali del 2004: attraverso un gioco, aperto a tutti i cittadini. Una giuria sceglierà 100 semifinalisti, due per ogni Stato, e via via si arriverà alla “nomination” del candidato, di pari in passo con il carrozzone delle primarie.

            E’ impressionante che il progetto di Murdoch, “American candidate”, sia quasi identico a quello di Bonolis.  Nell’idea-base e nella strutturazione del gioco e dello show. Nessuno al momento può provare, ma anche nessuno può escludere, che di bocca in bocca, l’idea del conduttore italiano sia arrivata fin sul tavolo di Murdoch o dei suoi collaboratori: basta considerare i frequenti rapporti avuti dal magnate dei media col nostro Paese, per il suo business televisivo, negli ultimi tempi. E tuttavia, a quel che so, non è intenzione di Bonolis avanzare rivendicazioni o muovere contestazioni legali. Però, di fronte alla notizia americana, il suo sangue televisivo (da alcuni mesi, Paolo si sta occupando d’altro, e nessuno può immaginare di cosa!) gli si è risvegliato nelle vene.

E avrebbe deciso di attivarsi per mandare avanti il “suo” progetto: prima che giunga in porto quello americano. Vada come vada, può essere motivo d’orgoglio nazional popolare che, per una volta, un format televisivo dall’Italia approdi addirittura in America, anziché – come succede d’abitudine – arrivare dall’America, o dai tanti mercati stranieri. in Italia.

 5-10-02