Arbore torna in Rai ma soltanto in
Radio
Dal prossimo autunno condurrà
“Storia della canzone italiana”

di Cesare Lanza " Libero"
A questo punto la notizia, ventilata
qui e là, è certa: Renzo Arbore torna in Rai, alla radio, con un grande
programma. Evviva! Il mitico Renzo, anche a sessantasei anni suonati, è
un giovanotto, pieno di idee e di “verve”. E il suo era stato un caso
particolare, direi straordinario: si era ritirato, a passi felpati,
secondo lo stile che preferisce. Il motivo? Un successo troppo grande.
Aveva costruito, attorno al suo personaggio e alle sue performance in
video, un autentico mito, come ho detto, da preservare da tentazioni,
rischi e trasgressioni. Era entrato, giovanissimo, nella storia dello
spettacolo: perché affrontare
nuovi esami? A trent’anni, aveva già
sfondato, alla radio, con l’indimenticabile “Alto gradimento”, un punto
di svolta nella storia del varietà. Poi ha fatto irruzione nei territori
della televisione e vi ha piantato tre bandiere, tre programmi che
restano nel cuore di tutti noi: “L’altra domenica” (1976), “Quelli della
notte” (1985), “Indietro tutta” (1987). E poi, sgomento per il successo
forse irripetibile, si è saggiamente e auto-ironicamente messo da parte,
all’inizio degli anni novanta, preferendo girare il mondo, come
musicista, con la sua Orchestra Italiana. E a noi sono rimasti solo
ricordi di invenzioni e personaggi indelebili: dagli interventi di
Roberto Benigni e Massimo Troisi, due giganti, ma anche al colonnello
Buttiglione e a Mario Marenco, da Andy Luotto e Giorgio Bracardi alle
sorelle Bandiera (“Fatti più in là”…), da Massimo Catalano, Maurizio
Ferrini, Marisa Laurito a Simona Marchini, Riccardo Pazzaglia, Nino
Frassica, Roberto D’Agostino, Alfredo Cerruti, da stupenda sigla “La
vita è tutto un quiz”… allo sponsor inesistente “Cacao meravigliao” - un
colpo di genio - alle ragazze Coccodè…
Ha scritto Aldo
Grasso, il critico televisivo più temuto e più apprezzato: “Si è
dimostrato il solo capace di ricomporre la frammentarietà della tivu e
di afferrarne la natura eterogenea… I suoi programmi vivono di schegge
che ruotano intorno alla sua presenza garbata e calamitante… Il modello
delle sue trasmissioni è sempre stato la jam session, dove preparazione
e improvvisazione si intrecciano e si sublimano… L’essenza surreale
della televisione, serpeggiata per anni in tante opere e personaggi, è
stata infine pienamente rivelata da Arbore con un compiacimento quasi
goliardico.”
Cos’altro
aggiungere? Che la voglia di risentirlo alla radio e di rivederlo in
tivu
era fortissima, per il ricordo dello
stile, della lievità, del senso dell’umorismo, dell’ironia e dell’autoironia,
dei toni pacati e brillanti, della capacità di trasformare in gemma
purissima una pasta di kitsch di questo personaggio inimitabile (dopo di
lui, l’unico che gli sia un po’ avvicinato, ma comunque di caratura
assai diversa, è stato forse Fabio Fazio). E aggiungerei che c’è anche
bisogno, tra tante voci urlanti, di un esempio di finezza. Ma non era
davvero facile recuperarlo e indurlo a scendere dal monumento, che gli
era stato attribuito, da destra e da sinistra (se non detestassi il
termine, direi che Arbore ha anche un record, nella tivu degli ultimi
trent’anni, di super trasversalità: come tutti i veri e grandi artisti,
che appartengono alla collettività).
Il colpo del
recupero è riuscito a Marcello Del Bosco, direttore generale della radio
della Rai. A quel che mi risulta, ci provava, con pazienza, da due anni.
E, dopo due anni, Renzo si è arreso. Il progetto è molto ambizioso.
Arbore proporrà, dal lunedi al venerdi, in orario da stabilirsi
(probabilmente a metà mattinata), una imponente “Storia della canzone
italiana”. A quel che si sa, avrà al suo fianco la sua orchestra e
alcuni dei popolari personaggi, che aveva creato, dal niente, alla radio
e in televisione. L’intenzione è quella di rivisitare la musica
italiana, e le canzoni per vari motivi legati alla nostra memoria, con
momenti di allegria e di divertimento, anche sulla base di autentiche
improvvisazioni, secondo il temperamento di Renzo, nella cornice della
nostra storia, del costume e della società in evoluzione.
Sarà un successo?
Sono uno dei milioni di fan di Arbore - credo che si sia capito! – e non
mi pongo neanche la domanda. Me ne faccio, al contrario, un’altra:
bentornato, Renzo, alla radio, ma quando potremo rivederti anche in tivu?
cesare@lamescolanza.com
5-7-03